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giovedì 23 agosto 2012

REDDE RATIONEM!

Care amiche e cari amici,

dopo la fase delle analisi, è ora di fare alcune considerazioni rispetto a quanto accaduto in Italia dagli anni '70 ad oggi e di quanto Monti ha fatto finora.
Ovviamente le faremo davanti ad una buona tazza di caffè e davanti ad una rosa rosso sangue.
Abbiamo visto nei Post precedenti quali sono stati i problemi che hanno determinato la nostra crisi attuale, e chi li ha provocati.
Tali problemi ho cercato di spiegarli , in modo articolato, anche se inevitabilmente in modo lungo, al fine, però, di mantenere la necessaria unitarietà dell'analisi; tali problemi ci hanno portato a questo stato di cose drammatiche, dopo lo scatenarsi della crisi mondiale ed europea. 

Ora, con Monti, stiamo facendo i virtuosi ( parlo dei sacrifici del ceto medio basso e delle PMI), accettando di tutto, perché pensiamo che solo noi possiamo eliminare gli aspetti negativi in cui ci hanno portato Berlusconi, le Grandi Imprese, le Banche e la casta; purtroppo, stiamo facendo come Santa Chiara che mise le porte di ferro alla stalla dopo, però, che erano scappati i buoi, come già detto in un altro mio Post di pari titolo. 

Le crude cifre della mancata crescita, però, indicano che nei prossimi anni, nonostante  la nostra determinazione e i nostri sacrifici, senza l'aiuto di una Europa Politicamente Unita e Solidale, non saremo mai in grado di farcela da soli, se, per di più , fossimo ancora costretti a proseguire sulla strada imposta dalla Germania della Merkel che obbliga che: «ogni Paese deve pagarsi da solo il suo debito, in tempi strettissimi e senza una Banca Centrale che lo sostenga». Su di noi incombono, infatti, a causa del «Fiscal Compact» e delle «necessità primarie» statali, manovre annuali obbligatorie da 110 miliardi di euro e, a causa della attuale crescita negativa della nostra economia, difficilmente riusciremo a farcela da soli. 
(Per inciso, questa infelice frase detta dalla Merkel, nel novembre 2008, durante una riunione a Parigi, dopo una tempestosa riunione con il FMI,  ha innescato la attuale crisi europea e ha avviato la speculazione sui debiti pubblici. Quando la disse, infatti, si era ben lontani dallo scatenarsi della crisi stessa che, appunto, si scatenò immediatamente dopo, perché i mercati cominciarono a guardare con diffidenza la solidità dell'Europa e dell'Euro, nel suo complesso e, soprattutto a guardare con preoccupazione la solvibilità dei Paesi con più alto Debito Pubblico. Quest'ultimi, diventavano, ai loro occhi, inaffidabili anche perché erano abbandonati a loro stessi, non potendo, essi, infatti, confidare in alcuna solidarietà o strumento di difesa europeo.)

Monti, il 10 agosto 2012, ha avvertito i Presidenti delle Camere che potrebbe essere necessaria una riapertura delle stesse per chiedere aiuto alla Europa. 

  • Se avverrà ciò, questo significherà che noi, Italia, dovremo cedere la nostra Sovranità in fatto di economia, e saremo COMMISSARIATI, perché dovremo sottostare ai famosi DIKTAT della TROIKA; 
  • se avverrà ciò, questo significherà,  che, da quel momento in poi, "LE FINANZIARIE STATALI" non le faremo più noi, ma l'Europa e i Paesi del Nord;
  • se avverrà ciò, questo significherà che dovremo "RINGRAZIARE" ancora di più (Si fa per dire!) i Governi di questi "ultimi 20 anni" (in particolare Berlusconi e Tremonti, Fini e Casini, appoggiati dalla Lega), che, invece di risolvere, hanno peggiorato il nostro Debito Pubblico (portandolo dal 100 al 120%) e non hanno varato una Politica Industriale efficace, facendo,così, diminuire drasticamente il PIL (da -04 a -2,5% su base annua 2011).
Per questo Monti sta cercando, disperatamente di spingere sull'acceleratore della solidarietà con gli altri Paesi europei e sul cambiamento dello Statuto della BCE, o quanto meno su una nuova strategia di intervento da parte della Banca stessa, in accordo con Draghi, che limiti, almeno, l'aumento dello Spread e quindi diminuisca gli interessi dovuti per rifinanziare il Debito Pubblico. Questo sta portando alla ribellione dei Paesi del Nord Europa che parlano di "italianizzazione, con Draghi, della BCE" e stanno pensando di fare una nuova moneta il  marco-fiorino abbandonando l'euro.
Non vi nascondo a questo punto il mio sgomento, di fronte al protervio atteggiamento dei Paesi del Nord Europa che, con il loro atteggiamento, appunto, forse voluto, stanno "desertificando industrialmente" il Sud Europa, per eliminare la concorrenza, depauperandolo delle risorse umane migliori che stanno emigrando verso di loro, a causa, anche, della cecità delle nostre politiche industriali. Evidentemente non credono più al mercato unico europeo e pensano di poter sopperire alla diminuzione delle esportazioni nella UE, cercando sia di distruggere il sistema industriale di altri paesi concorrenti come l'Italia, sia aumentando la loro penetrazione nei mercati in paesi come la Cina e i Paesi dell'est, forti della loro politica industriale basata sulla innovazione.
Credo che, forse, stiano facendo «i conti senza l'oste», anche perché  i Paesi succitati stanno innovando il loro sistema produttivo e quindi la faranno, in seguito, da padroni nel mercato mondiale!
Per rendere più completa questa nostra analisi articolata sulla crisi, penso  sia necessario chiarire, a grandi linee e, per il momento, senza alcun giudizio in merito,  il perché Monti abbia fatto:
  • il Decreto Salva Italia; (per bloccare la deriva pericolosa verso il baratro e limitare al massimo l'aumento del Debito Pubblico); 
  • Le Riforme strutturali sulle Pensioni, sulle liberalizzazioni, sulle semplificazioni, sulla riforma del Lavoro, sulla CIG; (per aumentare la produttività e cercare di eliminare le vecchie storture in ambito assunzioni e licenziamenti); 
  • La Spending review; (per diminuire il fabbisogno statale e gli sprechi); 
  • Il decreto anticorruzione; (per diminuire una piaga che vede l'Italia al primo posto in Europa); 
  • Ha reso più efficiente l'intervento del Fisco; 
  • Ha reintrodotto l'IMU; (per reperire risorse); 
  • Il Decreto sviluppo per cercare di di sburocratizzare il mondo della impresa e liberare capitali; 
Ora sta pensando, in attesa dei nuovi provvedimenti sullo sviluppo, alle dismissioni del Patrimonio pubblico, per poter rispettare gli obblighi del fiscal compact e del pareggio di bilancio, negli stretti anni programmati dalla famosa lettera di Tremonti che, sicuramente è l'ennesima e forse la più grande fregatura, per gli italiani, da parte del Governo Berlusconi. Infatti, ci costringerà a depauperarci del nostro patrimonio pubblico perché entrambi questi obblighi, deprimendo la domanda di beni e servizi, porteranno ad una "deflazione" fortissima in Italia e in tutta l'area euro, che inciderà, a sua volta, in modo ancor più drammatico sulla economia italiana ed europea. E' probabile che della dismissione ne approfitteranno, come al solito, gli sciacalli capitalisti che compreranno, a prezzi stracciati, i pezzi più pregiati della nostra ricchezza immobiliare pubblica. Viene da pensare, se non fosse che non lo ritengo così intelligente, che sia stato l'ennesimo favore che Berlusconi abbia fatto, prima di "far finta" di andare via, a sé stesso e ai suoi amici capitalisti, nel creare una ulteriore occasione di arricchimento a spese della povera gente. Ora, forse, questa azione Berlusconi la vuole veramente e la appoggerà indiscriminatamente!

SUBIREMO UNA VERA E PROPRIA ESECUZIONE IMMOBILIARE, CON RELATIVA ASTA ALL'INCANTO!
Queste azioni succitate di Monti, hanno risposto, comunque, alla necessità di voler affrontare e cercare di risolvere i problemi che hanno incalzato il Paese, evidenziati in questi miei due Post e fanno capire, anche, che, l'attuale Governo dei tecnici , uno straccio di analisi sulle cause della crisi Italiana almeno lo ha fatto, agendo, poi, di conseguenza. 
Berlusconi, invece, con il compare Bossi e con il terzo incomodo, Tremonti, come ebbi a dire nel mio post di ugual titolo, sono stati "Due Ciechi a fare a sassate", vista la loro incapacità addirittura anche a capire come muoversi. 
Ovviamente il mio non è affatto un giudizio positivo sull'azione di Monti, in quanto con i suoi decreti, in alcuni casi "rabberciati" (come il decreto sul lavoro), in altri casi "non risolutivi" e, comunque, in tutti i casi, improntati sulla "austerità" (teoria che deprime ancora di più l'economia), egli ha sempre, comunque, operato a sfavore del ceto medio basso e delle PMI, perpetuando, per esempio, la sperequativa politica dei redditi e dell'accumulo della ricchezza, esaltata dal Governo Berlusconi, dimenticando, volente o nolente, forse, una parola magica che aveva detto all'inizio del suo mandato e che aveva creato forti aspettative in tutti, la:
EQUITÀ'
Probabilmente, se proprio volessimo dargli, a tutti i costi, qualche attenuante, egli non ha rispettato quanto promesso, sia per la sua visione da grande Ragioniere proveniente dal mondo dell'Alta Finanza, e ancora appartenente ad essa, sia perché ancora oggi Berlusconi ne condiziona l'attività, come è evidente dal mancato avvio dell'asta sulle nuove frequenze (ex beauty contest, per i quali sono passati nove mesi dalla promessa di farla) e dal mancato avvio, in modo concreto, della digitalizzazione avanzata che danneggerebbe Mediaset. Oggi Monti ha detto che a settembre le avvierà. Speriamo!
Prova ne è di questo, che, non appena vi sono motivi di contrasto (Monti: "con Berlusconi, Spread a 1200"), il PDL fa mancare il voto durante le votazioni di alcuni emendamenti, come è accaduto in questi ultimi giorni, per far capire e ricordare a Monti e al Paese, CHI E' ANCORA OGGI IL PADRONE. 
Di qui la necessità da parte di Monti di porre, ogni volta, la TANTO VITUPERATA "FIDUCIA" sui vari decreti succitati  ( il PDL, in tutte queste occasioni, ha sempre protestato dimenticando che, con loro, "la fiducia" era  pratica normale di Governo, per salvare la legislatura) .

VI E' DA DIRE, INOLTRE, CHE QUELLI DEL "PDL", (UNITAMENTE AGLI ALTRI DELLA "AMMUCCHIATA"), QUEI DECRETI LI HANNO, PERFINO, MODIFICATI, CON EMENDAMENTI, E LI HANNO VOTATI, COMPATTI, DIVENTANDONE, PERCIÒ, 


CORRESPONSABILI A PIENO TITOLO!

LA LORO "QUOTIDIANA" FALSA PROPAGANDA, (tramite il "Giornale" e "Libero"), INVECE, ORA STA CERCANDO DI ADDOSSARE OGNI RESPONSABILITÀ  AL SOLO  MONTI, DICENDO CHE LORO, I DECRETI, LI AVREBBERO FATTI MEGLIO! (RIDICOLI!)! 
Il Governo Berlusconi, inequivocabilmente, sia con il mancato contrasto alla diminuzione del PIL, sia con una politica di guasti morali e sociali, e, soprattutto, con l'aumento del Debito Pubblico,  ha creato l'innesco esplosivo di una spirale che ha trascinato, in questi ultimi mesi, l'Italia sempre più nel Gorgo del fallimento. Se si pensa, poi, che, gli stessi personaggi che ci hanno portato al fallimento, stanno ancora al Potere e hanno l'idea di ripresentarsi alle prossime elezioni, c'è da pensare che vi è una aberrazione nel nostro Sistema Politico. Infatti esso fa comandare ancora le oligarchie partitiche che hanno provocato tale disastro, nonostante il giudizio altamente negativo della Opinione Pubblica, della quale, chiaramente, non hanno paura, forti come sono, del controllo dei media, con i quali fanno propaganda drogata.
Il titolo di questo Post  è ispirato dal Vangelo secondo Luca 16,2.
"L'evangelista racconta di un uomo ricco che aveva affidato la gestione dei propri beni ad un amministratore. Quando gli giungono all'orecchio voci di una allegra gestione del patrimonio affidatogli, lo chiama alla propria presenza e gli chiede conto del suo operato dicendo: "redde rationem villicationis tuae: iam enim non poteris villicare": rendimi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare."
Anche il Popolo italiano dovrà chiedere spiegazioni ai responsabili dei nostri attuali problemi, siano essi responsabili di impresa, siano essi responsabili Politici, se vorrà diventare un Popolo Civile e Democratico!

RICORDATEVI, perciò, di TUTTO QUESTO 

ALLE PROSSIME ELEZIONI E FATE IN MODO CHE, CON IL VOSTRO VOTO  PONDERATO, SI ARRIVI, FINALMENTE, AL BIBLICO
"REDDE RATIONEM"! 


anche se si stanno ripreparando per fregarci ancora una volta, con una nuova legge elettorale  (quella del PDL), ma di questo ne parleremo nel prossimo POST.

  
Un abbraccio

domenica 19 agosto 2012

I TANTI PERCHÉ DI UNA CRISI. QUESTI ULTIMI VENTI ANNI

Care amiche e cari amici,

proseguiamo la disamina, avviata l'altra volta, sui perché della nostra attuale crisi italiana. Il caffè e la rosa che vengono offerti, permettono di alleviare l'angoscia che, purtroppo, ogni tanto, ci attanaglia in un periodo così difficile. 

Parliamo, quindi, dei problemi che si sono abbattuti in Italia :
DAGLI ANNI 90' FINO ALL'AVVENTO DI MONTI:

I nostri problemi, infatti, in "questi ultimi 20 anni", (SEDICI ANNI sotto il governo Berlusconi), si sono ulteriormente ingigantiti per il fatto che l'Italia ha aumentato ancora di più  il debito pubblico e ha smesso di crescere in modo ancora più accentuato.

1) Il primo motivo a base della crisi, è derivato, in "questi ultimi 20 anni", da un «Sistema Paese» arretrato, che non si è evoluto e non si è adeguato alle esigenze della globalizzazione e dell'allargamento dei mercati,  a causa
  • dell'elevata pressione fiscale sul lavoro, 
  • dell'enorme debito pubblico che produce perdite per interessi necessari per il rifinanziamento, 
  • della politica che si è sempre ingerita, ma solo per fini di corruttela e non di sostegno, 
  • della estrema conflittualità sterile dei sindacati che sono rimasti ancorati "alla lotta di classe", alla tutela solo di quelli che il posto di lavoro ce l'hanno e non hanno sviluppato quella visione lungimirante di controllo e di sostegno ai piani industriali validi oppure di contrasto ai piani industriali di rapina e  inosservanti della tutela ambientale (caso ILVA di Taranto),  
  • della diffusa criminalità organizzata (che non solo colpisce principalmente le regioni del sud, ma che , in "questi ultimi venti anni", ha occupato, con i suoi capitali e con i suoi metodi, anche il nord italia). 
  • di una burocrazia asfissiante;
  • di una rete di lobby che controlla ogni ganglio della società e soprattutto della economia,
  • etc. 
Nessun Governo politico di "questi ultimi 20 anni" vi ha posto rimedio, anzi ha fatto, addirittura, incancrenire ancora di più questi mali antichi, aggravando, infatti, l'arretratezza del mezzogiorno e non bloccando lo strapotere economico e finanziario della criminalità organizzata. 
Si pensava solo a "tirare a campare", a "rubare" e, negli ultimi tempi, anche a fare festini con le "escort", perché, come diceva Berlusconi, egli faceva "il Premier a tempo perso"!

2) Il secondo motivo a base della crisi, è derivato dalla ancor più drastica diminuzione della crescita economica, diminuzione che è dipeso sia dai problemi inerenti la  "DOMANDA" sia da quelli inerenti la "OFFERTA".
Il sistema economico italiano ha, sicuramente, da sempre, sofferto di alcuni gravi problemi che ne hanno limitato la competitività e lo sviluppo, quindi la crescita economica, ma mai come in "questi ultimi 20 anni".
La Crescita economica è uno dei temi più dibattuti dagli economisti e sicuramente nessun paese ha scoperto l'elisir del benessere, però, nel caso italiano, alcuni problemi, analizzati e caratterizzati in negativo, raccolgono un consenso abbastanza ampio tra gli esperti.

2.A) Gli economisti che, sui perché della mancata crescita economica, si concentrano sul lato della "DOMANDA" di beni e servizi prodotti dalle imprese, richiamano alcune dinamiche comuni a diversi paesi, ma che nel nostro paese si sono manifestate in forme ancora più pronunciate, specialmente in "questi ultimi 20 anni". 
Tra queste dinamiche, negative per la crescita economica:
  • 2A1) vi è stato l'ulteriore aumento delle diseguaglianze dei redditi e della ricchezza, provocate da una politica governativa sui redditi e sulla ricchezza, specialmente in "questi ultimi 20 anni" del Governo Berlusconi, tendente ad aumentare l'accumulo della ricchezza e dei redditi da lavoro sempre più in "quota a pochi individui". Inoltre, a livello fiscale, tale politica ha portato a far pagare, in proporzione, meno tasse ai ricchi e a giustificare, quasi a favorire, la evasione fiscale e l'illegalità. Esempi eclatanti sono stati i premi quali: lo «scudo fiscale», i «condoni» vari e uno scarso o nullo contrasto contro la evasione e la corruzione. Quando aumenta, infatti, la quota di reddito dei cittadini più ricchi, i consumi ristagnano e si aggravano specialmente in caso di ulteriore diminuzione dei redditi delle classi medio basse, perché generalmente quest'ultime consumano di più rispetto ai ricchi. 
  • 2A2) vi sono state in "questi ultimi 20 anni", sia la necessità di contenere la spesa pubblica per ridurre il debito, sia la politica della BCE di tenere l'euro forte. Insieme le due politiche hanno implicato, che ben poco sostegno alla domanda di beni e servizi venisse dallo Stato, perché i fondi,  di solito, dedicati a tale scopo, sono stati, invece, dirottati verso i due obiettivi dichiarati sopra. 
  • 2A3) vi è stata la globalizzazione e l'adesione al mercato unico europeo e alla conseguente moneta unica, che, in "questi ultimi 20 anni" hanno inasprito la concorrenza di giganti che prima erano tagliati fuori dal commercio internazionale, come ad esempio, durante la guerra fredda in cui il mondo era diviso in blocchi e, prima del mercato unico, in cui c'era il sistema di protezione dei dazi doganali. Questa nuova concorrenza ha implicato maggiori difficoltà per le nostre imprese e minore crescita delle esportazioni. Ed è nata anche la deleteria azione della "delocalizzazione" delle imprese in altri Paesi a basso reddito, con la conseguenza di depauperare, sempre di più, il tessuto industriale nazionale.
2B) Gli economisti che, sui perché della mancata crescita economica, guardano, invece, i fattori cosiddetti di "OFFERTA", cioè guardano le caratteristiche del sistema produttivo, si concentrano su altri fattori:
  • 2B1) Tra questi, il primo problema di "questi ultimi 20 anni", è l'aggravarsi ulteriore della bassa competitività delle nostre imprese, che, come abbiamo visto nell'altro Post, non hanno saputo innovare con tecnologie nella produzione e non hanno puntato su prodotti innovativi. Purtroppo tale situazione è proseguita ancora, fino ad oggi (è di oggi la notizia che la produzione industriale italiana è a -8.2, a fronte del -2.1 del resto dell'Europa, rispetto al 2011). Appare, quindi, alquanto strana, in questi giorni di allarme, da parte della BCE, di probabile "insolvenza" delle imprese italiane, la dichiarazione della Confindustria, rilasciata dopo l'approvazione del "Decreto Sviluppo", che recita così: "si ribadisce l’esigenza di intervenire con decisione e senza ritardo sui temi dell’innovazione e della ricerca, strategici per la crescita e la competitività delle imprese”. Sembra, quasi, che tale incombenza della innovazione debba riguardare solo lo Stato e non le imprese stesse. Lo Stato deve, sì, favorire con strumenti fiscali, con una minore burocrazia, con incentivi e con la ricerca nella Università, ma non può essere determinante. Innovare nella produzione e puntare su prodotti innovativi sono scelte tipicamente imprenditoriali, in base alla concorrenza nel mercato! E' di oggi l'appello della Fornero alle Imprese italiane:"Abbiamo risanato il Paese, ora tocca a voi! Investite per avviare la crescita!". (n.d.r. non definirei l'azione di Monti un vero e proprio risanamento quanto una vera e propria "punizione" al ceto medio basso e, in alcuni casi, alle piccole imprese, gli unici che veramente stanno risanando il paese con i loro sacrifici. Monti sta proteggendo i ricchi, Berlusconi, la Partitocrazia in generale e , soprattutto, le Grandi Imprese). Le grandi imprese italiane, infatti,  in "questi ultimi 20 anni", hanno continuato ad operare in settori tradizionali, fidando sempre e solo sul basso costo della forza lavoro,  grazie soprattutto alla deregulation sul lavoro e, da alcuni anni, alla "delocalizzazione"; settori tradizionali, dove massimamente si era concentrata, invece, la concorrenza dei paesi emergenti. Per di più, queste stesse Imprese erano grandi, ma non avevano le dimensioni spropositate delle grandi multinazionali straniere, per cui non sono state in grado né, forse, hanno voluto promuovere gli stessi necessari investimenti per la ricerca e innovazione, e magari, in alcuni casi, hanno preferito "Capitalizzare i propri profitti" ed usarli nella Finanza speculativa invece che nella economia di mercato, fidando, in caso di perdite, di continuare a socializzarle tramite la C.I.G., sempre a carico dello Stato. Inoltre la spina dorsale del Paese, cioè, le Piccole e Medie Imprese (PMI) sono entrate anche esse in crisi, non avendo la possibilità, per la loro stessa piccola costituzione e a causa dei profitti sempre più scarsi, di investire grossi capitali nella innovazione tecnologica di produzione o di prodotto. Né il sistema bancario ha dato loro una mano, in quanto, quest'ultimo ha preferito, anche esso, operare nel campo della finanza speculativa, più redditizia, piuttosto che investire nella economia reale, (è di oggi la dichiarazione di Mediobanca che a loro "non conviene più investire nella economia reale in quanto i profitti sono più bassi"), conscio del fatto che il Sistema Capitalistico, anche in caso di grosse perdite, avrebbe sempre impedito, in linea di principio, il fallimento delle banche, come sta facendo, infatti, la BCE. Questa è la storia che, ormai, negli ultimi anni, salvo qualche rara eccezione, si è ripetuta sistematicamente! A questa situazione imprenditoriale aggiungasi il fatto che, colpevolmente, in questo stesso periodo, il Governo Berlusconi ha tagliato, a causa dei cosiddetti tagli lineari di Tremonti, sempre più i contributi economici nel settore della ricerca, per cui l'Italia è, oggi, ai minimi storici per quanto riguarda il deposito dei brevetti. Col Governo Monti, se possibile, vi è stato un ulteriore peggioramento a causa dei tagli sulla Università e Ricerca derivati dalla spending review! 
  • 2B2) il secondo problema di "questi ultimi 20 anni", è che nel nostro paese, è, ancora oggi eccessiva l'inflazione, che, presa in valore assoluto in Europa, sembra tutto sommato contenuta intorno al 2,3% annui, ma in Italia è maggiore che negli altri paesi europei (3,3% annui) e quindi rende i nostri prodotti, ogni anno, un po' più cari per chi vuole comprarli dall'estero. 
  • 2B3) il terzo problema di "questi ultimi 20 anni", che diversi osservatori segnalano poi, a svantaggio della nostra economia, è la bolletta energetica, (è di ieri, la dichiarazione che la nostra è la bolletta  più cara   del mondo, unitamente alle tasse più alte del mondo; la Germania è messa meglio di noi perché ha investito nel solare e nell'eolico), ovvero la mancanza di fonti di energia a basso costo nel nostro paese, a causa dei pochi o nulli investimenti statali o privati nelle energie alternative, che ci costringe ad acquistare energia dall'estero e quindi ad importare sempre più, soprattutto quando le imprese cercano di aumentare la produzione per tentare di esportare, contribuendo a rendere, comunque, negativa «la bilancia dei pagamenti» con l'estero. 
  • 2B4) il quarto problema di "questi ultimi 20 anni", notevole, inoltre, è certamente la ancora più accentuata arretratezza economica del mezzogiorno, palla al piede del paese, dovuta sia a pochi investimenti pubblici e privati sia a corruzione e criminalità più diffusa che nel resto del paese, a causa della politica di classi dirigenti incapaci e colluse. Il mezzogiorno è stato "terra di conquista" di settori dell'industria che hanno operato in spregio alle leggi, specialmente di quelle relative alla tutela ambientale, fidando sulla corruzione delle istituzioni locali e nazionali. Una per tutte il caso ILVA di Taranto.
Questi, quindi, sono i tanti perché di una crisi che sta attanagliando l'Italia e della quale non ne vediamo ancora la fine. Siamo in piena guerra e stiamo combattendo la battaglia per il "nostro futuro" anche se la attuale nostra tattica, la austerità, iniziata con le Finanziarie di Tremonti e Berlusconi e  culminata con la "famigerata lettera" alla Troika, è più basata nel rafforzare le posizioni di difesa o nel fare ritirate strategiche, piuttosto che, con lo sviluppo, nell'andare all'attacco e nel conquistare posizioni migliori. A lungo andare questa strategia, basata sul mandare al macello la "carne da cannone" (come si diceva, una volta, della fanteria, oggi rappresentata dal ceto medio basso), salvaguardando la cosiddetta "cavalleria" e la "artiglieria" (il ceto alto e le banche), porterà solo alla distruzione del tessuto sociale della nazione e a scompensi irreversibili nella nostra economia, che potrebbero riportare indietro il nostro Paese, ai tempi bui del Medioevo, specialmente se ci affidiamo e permettiamo ancora a questi stessi  cialtroni di ripresentarsi e di autonominarsi, di nuovo, "Condottieri".
In questi "ultimi 20 anni", ormai, la guerra economica è diventata mondiale e si combatte in ogni luogo: America contro Europa; Paesi del Nord contro Paesi del Sud; Occidente contro Oriente; Egoismo contro Solidarietà.
In alcune fasi sembra si stia riproponendo la "Guerra dei trent'anni" tra il mondo germanico del Nord Europa, protestante, e il mondo cattolico del Sud Europa!

Siamo, con ciò, arrivati all'avvento di Monti e alla "ammucchiata" che lo sostiene, e di questo ne parleremo nel prossimo Post!

un abbraccio

Riproduzione anche parziale permessa previa citazione della fonte

mercoledì 8 agosto 2012

I TANTI PERCHÉ' DI UNA CRISI. DAGLI ANNI 70' AGLI ANNI 90'

Care amiche e cari amici,

un buon caffè è quello che ci vuole, in un ambiente profumato di rose, per capire i perchè di una crisi che ha coinvolto una Italia che, sostanzialmente, a livello di risparmio privato, è sempre stata una «formichina». 
La nostra, infatti, è una crisi innescata non dal debito privato, come è accaduto nella Islanda, ma dalla combinazione letale tra deficit (debito pubblico) che cresce e PIL che decresce. Infatti, dopo il "Decreto salva Italia" di Monti, che affrontava il problema del contenimento del debito pubblico, il "Decreto sullo Sviluppo", approvato di recente, pone l'accento sui rimedi da attuare per  far aumentare il PIL e sconfiggere, quindi, la forte recessione. E' di oggi la notizia che il PIL si attesta al -2,5% a base annua.

Nel post «Non era colpa mia» ci eravamo lasciati con la impennata dello Spread, nella estate 2011, a cui era seguìto tutto quello che conosciamo: dalle misure del governo Berlusconi, alle sue dimissioni e alla nascita del governo dei tecnici di Monti. Ai tecnici l'Europa chiese subito di adottare non soltanto misure immediate per bloccare la emorragia, ma anche di affrontare altri problemi antichi che, si riteneva, la politica non fosse in grado, nella situazione in cui si era trovata nella legislazione precedente, cioè col governo Berlusconi, di risolvere. 
Per iniziare il nostro ragionamento, chiediamoci: «Come mai avevamo e abbiamo ancora  problemi, visto che, negli anni 50' e 60' della guerra fredda, eravamo noi «la Cina del mondo», cioè quella che produceva a basso costo ed esportava tantissimo, quella che aveva creato quel miracolo economico che aveva sbalordito tutti e che oggi fa ancora parte del G8? L'Italia, infatti, è ancora a pieno titolo, uno degli otto paesi più industrializzati del mondo»
Il sorgere e l'aggravarsi dei nostri problemi attraversa due fasi temporali: la prima che va dagli anni 70' fino agli anni 90', la seconda che va dagli anni 90' ad oggi.


DAGLI ANNI 70' FINO AGLI ANNI 90'.
Infatti i problemi dell'Italia hanno radici lontane nel tempo, e, volendo riassumere le principali ragioni che stanno alla base della bassa crescita e i problemi che poi l'italia si è trovata ad affrontare, nella crisi, possiamo cominciare ad evidenziare i primi tre punti. 

1) Il primo punto riguarda la politica antinflazionistica che l'Italia ha eseguito fin dai lontani anni 80. In quell'epoca, l'italia veniva dagli anni settanta di altissima inflazione (crisi petrolifera) e c'era, quindi, il problema di volere arrivare ad un regime di tassi di cambio stabili con il resto delle monete dell'europa. Questo tentativo di difendere il cambio fisso, specialmente con la Germania (sempre la stessa) e di conseguire, quindi, una politica di disinflazione, ha comportato che il servizio del debito, quello che noi, cioè, dobbiamo pagare in termini di interesse sul debito pubblico, diventasse molto alto. Negli anni 83-87 ("era" Craxi), il debito pubblico passò da 234 a 522 miliardi di euro (dati valuta 2006) e il rapporto fra debito pubblico e PIL passò dal 70% al 93%.


2) Il secondo punto, nonché fattore di crisi e di ritardo della crescita, va ricercato, sempre  negli anni 80, in italia così come in Europa, quando si sono cominciati a mettere in atto gradualmente misure di deregolamentazione del mercato del lavoro, rendendolo particolarmente flessibile . 



Questa deregolamentazione ha prodotto due effetti:

2.1) il primo effetto, quello, cioè, di liberalizzare l'entrata e l'uscita dal mondo del lavoro, ha reso più facile solo i licenziamenti, ma non le assunzioni, come, invece, si diceva; da allora, infatti, divenne più facile essere licenziati che essere assunti.

2.2) il secondo effetto è quello sui salari; i giovani, da allora, non solo entravano nel mercato del lavoro con contratti atipici, ma anche con salari sempre più bassi. 
E, come se non bastasse, tutto ciò ha portato anche ad un altro aspetto più deleterio di questo, da cui, appunto, prendiamo gli elementi dei veri motivi che hanno determinato la nostra scarsa crescita, da quegli anni fino ad oggi. 
Le imprese, ricorrendo sempre più al lavoro a basso costo, rappresentato dai giovani (laureati o no) che volevano lavorare, a qualunque condizione, hanno privilegiato,   tecniche ad alta intensità di lavoro e hanno fatto sempre meno ricorso a investimenti su prodotti nuovi e innovativi, e soprattutto al minor sviluppo di alte tecnologie nella produzione.
Questa scelta della «via bassa» sul lavoro, si è tradotta, in Italia, in un minore tasso di crescita della produttività e della qualità del prodotto. 
Mentre, al contrario delle nostre, moltissime industrie europee, asiatiche e americane, investendo capitali e assumendo personale sempre più specializzato, furono in grado di usare tecnologie produttive all'avanguardia, quali, ad esempio, la robotizzazione. Questo fece sì che esse conseguissero sia una produzione di qualità, sia una produzione di maggior quantità, per cui immettevano sul mercato prodotti di altissima qualità e a minor prezzo rispetto alle industrie italiane poco innovative. Le industrie italiane persero, per questo fatto, importanti pezzi del mercato perché non erano più concorrenziali.


La filosofia industriale di puntare, inoltre, su manufatti, prodotti da forza di lavoro non specializzata ma a basso costo,  fece sì che le grandi industrie Italiane non investissero in nuovi prodotti innovativi, come quelli dei settori della energia rinnovabile, della chimica avanzata, della informatica, della elettronica avanzata etc. Il tragico è, che famiglie operaie , addossandosi sacrifici enormi, facevano pressione sui figli affinché si laureassero, facessero dei master o facessero dottorati di ricerca, per poi vederli lavorare, da laureati, (se tutto andava bene), nella loro stessa mansione. 
Da allora perciò cominciò la fuga dei cervelli all'estero!
Ma come è stato possibile che si arrivasse a tanta miopia? 
Hanno contribuito, in effetti, sia le scarse capacità del management industriale, sia la mancanza di concorrenza, in quanto le nostre grandi industrie hanno operato, per lunghissimo tempo, in un mercato "protetto"  e, per di più, con assetti societari monopolistici, di proprietà sempre delle stesse famiglie di imprenditori. 
Nella industria privata, infatti, le politiche di fusione hanno rappresentato la principale pecca della grande impresa, la quale era, infatti, organizzata sotto forma di gruppi gerarchici al cui vertice veniva collocata una società di Holding, le cui partecipazioni erano, però, controllate sia da famiglie sia da gruppi o società amiche. Esempi di queste concentrazioni erano i grandi oligopoli nelle mani di poche famiglie (Agnelli, Falck, Piaggio, Pirelli). Questo ha determinato un notevole grado di interdipendenza che induceva ad un comportamento collusivo. La scarsità di concorrenza implicò, per l'Italia, quindi, scarso sviluppo. 
Ad esempio, anche quando ci fu l'espansione dei mercati e della grande produzione di beni di consumo, dopo la caduta del muro di Berlino, l'Industria Privata Italiana non colse l'occasione, perché soddisfatta dallo sfruttamento delle posizioni di monopolio, in conseguenza anche di atteggiamenti spesso poco onesti da parte dei gestori delle imprese. Questo produsse disinteresse, da parte dei proprietari, ad investire in innovazione e nel miglioramento dell'efficienza, paghi, ormai, di essere in un contesto apparentemente privilegiato, caratterizzato dall'assenza o dalla scarsità di concorrenza. Inoltre lo Stato, da loro, veniva usato, grazie a connivenze politiche, come una specie di assicurazione contro le "perdite", che, infatti,  quando c'erano, venivano "socializzate" e scaricate sul contribuente, al contrario dei profitti che invece venivano incamerati e usati nel campo della finanza speculativa oppure venivano imboscati in Svizzera. Questo, a lungo andare, ha depauperato la nostra Nazione, sia in termini di scarsi capitali nella finanza produttiva, sia in termini di forza lavoro specializzata o laureata che, o era costretta ad emigrare o era sottoccupata.
Passando ora ad esaminare la Industria Pubblica, la situazione non è migliore, perché, essendo amministrata da una complessa burocrazia, essa, dopo la parentesi Mattei, conseguì, come risultati, solo bilanci in rosso, cominciando ad indebitarsi e a ricorrere massicciamente al denaro pubblico. 
L'idea di innovare non era, comunque, compresa nei suoi piani di sviluppo o di salvataggio. 
Negli anni novanta, dopo una fallita ristrutturazione, col divieto da parte dell'Europa all'uso di sovvenzioni statali, la nostra industria pubblica, parte fu privatizzata, e parte messa in liquidazione. 
In conclusione, l’Italia, per tali scelte scellerate,  è rimasta, quindi, sempre ancorata ai settori tradizionali di base, con produzioni qualitativamente e quantitativamente scarse, non essendoci stati, appunto, investimenti nei settori a più alto contenuto tecnologico e di ricerca e di sviluppo. Perciò, nel momento in cui, il "fattore" (cioè, la relativa economicità della forza-lavoro italiana), che aveva fatto crescere la nostra imprenditoria negli anni del boom, aveva perso, per la concorrenza di nazioni emergenti, la sua potenzialità,  e, nel momento in cui non c'erano stati investimenti compensativi nei settori innovativi che le avrebbero conferito nuovi durevoli benefici, cominciarono a diminuire drasticamente le nostre esportazioni, con conseguente disavanzo della bilancia dei pagamenti con l'estero. Importavamo più di quanto esportavamo e i nostri prodotti erano sempre più cari. Il nostro PIL cominciò a rallentare, al contrario del debito pubblico che saliva per garantire servizi sociali per altro scadenti.

Tale politica industriale, basata sia su tecnologie sia su prodotti innovativi, invece, fu fatta dalla Germania e da tutti i Paesi del Nord Europa, permettendo loro di poter competere sul mercato mondiale, non su bassi costi del lavoro ma sull'alta qualità del lavoro stesso. 
Questo è, quindi, l'attuale vero GAP che ci divide dalla Germania e dai "falchi" del Nord europa, e non tanto lo Spread, che ne è una conseguenza derivante anche da altri fattori.
L'economia  italiana e il suo PIL, per lungo tempo, è stata salvata dalla piccola e media impresa (PMI), molto numerosa nel nostro paese, che ha operato, invece, sempre nei settori innovativi e con tecnologie di produzione anche esse innovative, e ha retto fino a che non vi è stata la"globalizzazione del mercato", come vedremo in seguito.

3) il terzo punto è un pò più particolare e riguarda l'aspetto dello Stato Sociale Italiano . 
L'Italia è arrivata tardi, come molti paesi mediterranei, nel porsi il problema dello «Stato Sociale»; il che vuol dire: riforme della sanità, delle pensioni, della previdenza e, soprattutto, dei servizi sociali. Inoltre, quando ci è arrivata, ha creato uno «Stato Sociale» fortemente sperequato che garantiva esclusivamente le famiglie che avevano un rappresentante nel mercato del lavoro, lasciando fuori di esso i giovani e le donne.
La incapacità di sviluppare uno «Stato Sociale Avanzato», come hanno fatto i Paesi dell'Europa del Nord, si è tradotto, anche esso, in un ritardo nella crescita, perchè, nella misura in cui la popolazione italiana invecchiava, nella misura in cui le famiglie diventavano sempre più mononucleari e non più patriarcali o plurireddito, cioè, con un figlio, massimo due, sempre di più la donna aveva la necessità di entrare nel mercato del lavoro, per avere due redditi in famiglia, onde poter sbarcare al meglio il lunario. 
La carenza di servizi è sempre stata, perciò, un problema molto serio per poter continuare a far sviluppare il reddito. Questa realtà pone un problema di insostenibilità stessa del modello di sviluppo, nel senso che, se l'invecchiamento della popolazione richiede un aumento alla partecipazione al mercato del lavoro delle donne, esse, però, trovano un ostacolo dal fatto che non possono stare simultaneamente nel mercato del lavoro e anche fornire quei servizi che lo Stato non dà alla famiglia, come asili nido, assistenza domiciliare agli anziani, etc., a costi contenuti. Questo ha fatto sì che moltissime famiglie siano rimaste monoreddito, a scapito della produttività e del PIL.

Siamo con ciò arrivati all' era Berlusconi, e ai danni che la sua politica ha prodotto per quasi venti anni. Ma ne parleremo nel prossimo Post.

Un abbraccio.

Riproduzione anche parziale concessa previo citazione della fonte 

domenica 22 luglio 2012

MOSE' CONTRO IL VITELLO D'ORO

Care amiche e cari amici,


Questo post l'ho scritto il 1° maggio, ma non l'ho pubblicato per vari motivi, non ultimo, la osticità della materia. Mi sono decisa oggi perché l'argomento, nella sua interezza, è drammaticamente attuale, dopo il rischio di default della Spagna, ma necessitava di un prologo come il post " Il peccato originale". Lo scopo di questa serie di post è capire i perché e, soprattutto, le cause che hanno scatenato la speculazione finanziaria.
Come dato di fatto iniziale vi è comunque il fatto che i mercati attaccano di volta in volta i paesi aventi classi dirigenti poco credibili. Infatti l'Italia è di nuovo sotto l'occhio del mirino dei "mangiamorte" della finanza, dopo la ennesima discesa in campo di Berlusconi e il nuovo collegamento con la Lega. Non basta ancora quello che hanno già combinato, pensano di ripresentarsi, come nulla fosse, anzi stanno dichiarando che loro sono stati e sono bravi!
Comunque il filone principale di questa serie di Post che mi prefiggo di scrivere è dimostrare che un paese quando si affida alla "deregulation" in ogni ambito, o, in buona fede, perchè viene convinto da economisti e giuristi, o, in mala fede, per motivi di potere anche personale, provoca ai suoi cittadini dei disastri e delle sofferenze inenarrabili, come quelle che abbiamo sotto gli occhi, compresa l'Italia. 




Oggi è il primo maggio, festa del lavoro, e un popolo, come il nostro, che, in questo momento, ha, secondo i dati ISTAT, una disoccupazione al 10% dovrebbe cercare di capire quali sono i motivi  che lo hanno portato a questo risultato e, soprattutto, quale è il meccanismo con il quale  vengono distrutti posti di lavoro.
Vi sono argomenti che, purtroppo, appaiono talmente ostici che, la maggior parte di noi, evita di informarsi e di discuterne. 
Ma tra gli argomenti ostici vi sono quelli che, inevitabilmente,  permeano la nostra vita  e quella degli altri e, spesso, in negativo, se non ben compresi.
Uno di questi è la crisi economica del 2008, scatenatasi in USA e continuata in Europa, fino ad oggi, con effetti disastrosi sulle economie e, quindi, sul livello di occupazione di alcuni paesi componenti la UE, quali il Portogallo, l'Irlanda, la Grecia, la Spagna, (P.I.G.S.), l'Islanda,  e oggi anche l'Italia.

La crisi economica globale del 2008 è costata a decine di milioni di persone i loro risparmi, il loro lavoro, e le loro cose.

Non sarebbe sbagliato, quindi, a mio giudizio, sapere di più i motivi che lo hanno generato e cercherò di farlo alla nostra maniera, quella del “caffè da Graziella”. Allo scopo mi sono documentata con filmati e articoli , avendo sentita, io, per prima, la necessità di capire. 

Ogni Paese citato ha avuto però motivi diversi per l'innesco della crisi.
Comincerò dalla Islanda, nella quale è stato processato e condannato, di recente, il suo Primo Ministro per il disastro nazionale provocato dal suo Governo.
La crisi della Islanda deriva dal suo  DEBITO PRIVATO.
Questo è ciò che è successo:
Islanda: anno domini 1999.
Popolazione 320.000 persone.
PIL:  13 miliardi di dollari.

L'Islanda era, prima della crisi, una democrazia stabile, con una alta qualità di vita e con un livello di disoccupazione e di debito pubblico molto bassi.
C'erano tutte le infrastrutture di una società moderna: energia pulita, la pesca con un sistema di quantità contingentate di cattura, una buona sanità, una buona educazione, aria pulita, poca criminalità, servizi efficienti e così via; un bel posto, quindi, dove vivere con la famiglia.
Era quasi una società ideale!
Nel 2000 il governo islandese cominciò ad attuare una politica di deregolamentazione che ebbe conseguenze disastrose, prima per l'ambiente e, poi, per l'economia.
Deregolamentare, significa: abrogare ogni tipo di legge a difesa; nel caso islandese a difesa dell'ambiente e del risparmio.
Il governo, per prima cosa, infatti, consentì a delle multinazionali come l'Alcoa di costruire impianti per la produzione dell'alluminio e di sfruttare le risorse geotermiche ed idroelettriche islandesi.
Le più belle aree montuose con i colori più spettacolari, in Islanda, sono geotermiche e, poiché, nulla accade senza conseguenze, esse furono devastate da insediamenti industriali che ne hanno modificato  la conformazione e ne hanno  inquinato non solo la terra, ma anche l'acqua e l'aria.
Allo stesso tempo il governo privatizzò tre banche islandesi: Kaupping, Islandbank, Glitnir, le più importanti; il risultato fu che si innescò nel paese uno dei più puri esperimenti di deregolamentazione finanziaria mai effettuata. 
Infatti, la deregolamentazione permise alle banche di speculare con i fondi del risparmio privato.
Cosa fecero?
In 5 anni queste tre piccole banche, che non avevano mai operato al di fuori della Islanda, si fecero prestare 120 miliardi di dollari, dieci volte le dimensioni della economia islandese. 
I banchieri annaffiarono di soldi se stessi, i loro colleghi e i loro amici .
Fu una bolla speculativa gigantesca per la quale i prezzi delle azioni salirono di 9 punti.
Il costo degli immobili raddoppiò.
La bolla speculativa aprì la strada a persone come un certo signore JOHANSSON che si fece prestare miliardi dalle banche per comprare negozi di lusso a Londra.
Comprò anche un aereo privato decorato a mano, uno yacht da 40 milioni di dollari e una villa a Manhattan da 25 mln di dollari.
I giornali annunciavano: "questo milionario ha comprato questa compagnia nell'UK, nella Finlandia, nella Francia" e così via, invece di scrivere "questo milionario ha avuto un prestito di miliardi di dollari per comprare tutto ciò e l'ha avuto dalla banca locale".
Le banche misero su, dei fondi monetari di investimento, consigliando ai propri clienti di investire in questi titoli; infatti, lo schema dei fondi ha bisogno di tutti i soldi possibili.
Questo fece si che le file in banca, si moltiplicarono e, tra gli islandesi, alcuni prestarono a tassi elevati,  altri ottennero i soldi, in una quantità quasi illimitata,   su una base di garanzia piccola piccola .
Quando si pensa, infatti, che si possa costruire qualcosa dal nulla è difficile resistere!
La stupidità umana è senza limite!
Risultato: nel settembre 2008, gli interessi finanziari avevano distrutto il paese e quando le banche islandesi collassarono alla fine del 2008, perché non riuscirono a ridare il capitale e gli interessi, molte persone persero tutti i risparmi di una vita, solo perché allettati dal miraggio dei soldi facili. Il governo dovette far fronte e dovette impegnare il debito pubblico facendolo aumentare a dismisura.
La disoccupazione triplicò in sei mesi e tutti ne risentirono in qualche modo.
Il fatto più inquietante, però, è che: Società contabili americane come la KPMG fecero delle verifiche ma non trovarono niente di sbagliato e le agenzie di credito americane dissero che l'Islanda era meravigliosa.
Inoltre, a febbraio 2007 le agenzie di rating decisero di elevare le banche islandesi al livello massimo di classifica, la tripla A.
Le autorità di supervisione  finanziaria che avrebbero dovuto proteggere i cittadini non fecero niente. 
Un episodio è veramente emblematico: due avvocati della supervisione finanziaria si recarono nella loro banca per parlare di questi problemi, ma, quando si avvicinarono alla banca videro 19 SUV, parcheggiati li davanti.
Entrarono in banca e trovarono 19 avvocati seduti di fronte a loro, tutti ben preparati pronti a bloccare sul nascere ogni eccezione. I due avvocati si fecero valere nella loro azione e sapete cosa hanno ottenuto, per la loro bravura? Un lavoro ben remunerato dalla stessa banca.
Risultato: Un terzo dei regolatori finanziari islandesi andò a lavorare per le banche, remunerati profumatamente.
Quindi i controllori venivano stipendiati dai controllati. 
E il Governo che avrebbe dovuto controllare, a salvaguardia dei propri cittadini, che faceva?
Praticamente il governo svolgeva, per le banche, il ruolo di ufficio di pubbliche relazioni.

Il monito che possiamo trarre dalla vicenda, anche se finora sembra quasi disatteso, è che dobbiamo combattere e non assecondare il cosiddetto Capitalismo Perfetto che si rinnova sul nulla, cioè su bolle speculative basate su prestiti, e sulla base di una deregolamentazione legislativa che partendo dagli USA, all'epoca di Reagan, ha colpito senza pietà, per prima quella nazione e poi via via altre. 
La deregolamentazione, inoltre, fa si che, per la maggior parte dei casi, non si riesca né a trovare e né a colpire i colpevoli del disastro.
Togliere le regole alla finanza speculativa è come permettere e, addirittura, promuovere i sacrifici, di biblica memoria, al vitello d'oro.
Non è un caso, infatti, che il simbolo di Wall Street sia un toro!
Credo fermamente che la via giusta sia quella che indicò Mosè, scendendo dal Sinai, che distrusse il vitello d'oro, punì i responsabili e impose le regole!
Diversamente avverranno in tutto il mondo idiozie come quelle avvenute in Islanda con conseguenze sociali disastrose!
Per fare ciò è necessario, oggi più che mai, in piena bufera economica mondiale,  che questi disastri convincano, noi europei, finalmente, della necessità imprescindibile, di formare, al più presto, una Federazione di Stati Europei, detti Stati Uniti d'Europa, di tipo Presidenziale.
Un Presidente degli Stati Uniti d'Europa, novello Mosè, è l'unico che potrebbe imporre, di nuovo, delle regole a tutela dei diritti civili. 
Sono infatti tali regole che possono impedire ogni tipo di rapina ai danni dei popoli europei,  da parte della  Finanza Speculativa, tipica degenerazione del Capitalismo etico e sociale, che,  invece, normalmente, promuove, al contrario, lavoro, sviluppo, benessere e redistribuzione di reddito. 
Ci vuole, ancora oggi, un  Mosè che distrugga il vitello d'oro, e ci liberi dalle conseguenze della  politica espansionistica dei capitalisti degli  USA.

Se, vi farà piacere, continuerò sullo stesso argomento di crisi, interessandomi prima dei paesi europei coinvolti e poi della madre di tutte le sciagure: la crisi del 2008 in USA, che è stata peggiore di quella del '29.

Un abbraccio.

mercoledì 27 giugno 2012

SANTA CHIARA... E LE PORTE DI FERRO!

Care amiche e cari amici, 

Giorni fa, mi hanno colpito, molto, due frasi di Monti, il quale ha affermato: 
"In molti mi consigliavano di non rischiare troppo e di ricorrere a un aiuto esterno, ma ho preferito chiedere uno sforzo in più che ci ha consentito di fare da noi piuttosto che sotto il tallone della Troika, come avvenuto ad Atene.” 
ed anche 
"L'Italia non ha bisogno di aiuto!"
Mi sono sembrate delle frasi sibilline e incomprensibili, per me, che non conoscevo i fatti,  e, nel cercare di approfondirle, documentandomi, mi sono accorta che, tutto sommato, avrei potuto anche scrivere il seguito del mio post: Il Peccato Originale. 
Il tutto parte quando, con  lo scoppio prepotente della crisi, i Politici europei cercano di inventare qualcosa per aggirare i "paletti", cioè, le regole rigide, poste, da loro stessi, sulle economie degli Stati aderenti all'Euro, avendo fatto una unione monetaria senza uno Stato!
Questi "SCIENZIATI", sotto la spinta della urgenza, però, cosa fanno allora?


Mettono in moto solo azioni che garantiscano i mercati e li rassicurino sul fatto che ci sono le risorse per fronteggiare le scadenze più prossime dei titoli pubblici, 
imponendo ai Paesi in crisi, in cambio di aiuti, la più rigida "austerità" con conseguenze disastrose sull'andamento delle loro economie, mandandole in recessione. 
Il motto è stato: 
"se non adottate misure di austerità è inutile che abbiate degli aiuti perchè continuerete ad essere degli scialacquatori non creduti dal mercato".
Niente di più sbagliato perché tutti  sanno che:
 “Se  un paese applica solo l'austerità e non cresce, non è neanche in condizione di pagare "mai" il suo Debito Pubblico a causa dei due rami della forbice che si allargano, cioè tra: la diminuzione dell'introito dalle tasse  per la caduta del PIL dovuta a recessione e l'aumento degli interessi per finanziare il debito pubblico.
La UE ha cercato, quindi, di modificare, solo, l'assetto finanziario bloccato dalle regole di Maastricht e di Lisbona, che sono fondamentalmente contrarie a qualsiasi aiuto agli Stati in difficoltà che, invece, ne avrebbero urgente bisogno. 
Ma la cosa più grave è che, come Santa Chiara, il lavoro che è stato fatto fino ad oggi, è stato tutto un lavoro "a casaccio", in ritardo, controcorrente e solo perché spinti dalla necessità.
Per questo il presente post l'ho chiamato: Santa Chiara e le porte di ferro. Secondo la leggenda, infatti, la Santa mise le porte di ferro alla stalla dopo che i buoi erano fuggiti. 
Mi è sembrato un paragone molto calzante con quello che l'Europa ha cercato di fare, dopo lo scoppio della crisi. 
I leaders e i ministri dei nostri Stati hanno cominciato, infatti, a fare quello che avrebbero dovuto fare, razionalmente e con più calma, sin dall'inizio,  cioè : 
  • costruire degli strumenti di intervento capaci di sovvenire alle difficoltà dell'uno o dell'altro dei Paesi, in momenti specifici; 
  • ricostruire allo stesso tempo strumenti di governance, di governo comune, della euro zona, che andassero al di là del semplice coordinamento delle politiche nazionali e cercassero in primo luogo di prevenire per il futuro che si andasse a deficit tanto eccessivi e ci si trovasse con debiti incontrollabili, non più digeribili dal mercato; 
  • fare, con la BCE,  un qualcosa che senza essere quello che fanno le Banche Centrali degli stati che, come vi dicevo, hanno la facoltà se è necessario di prestare e al limite di stampare tutta la valuta che è necessaria, cioè  farla essere più elastica di come era stata concepita. 
Purtroppo lo hanno fatto con un metodo sbagliato!


Nel giro di due anni, infatti, solo a "pezzi e a bocconi", hanno cominciato a costruire un governo comune della moneta unica che avrebbe dovuto esserci, invece, fin dall'inizio. Ogni volta i fattori di spinta verso la creazione del governo comune, non sono stati, però, le analisi e i progetti di correzione dell'effetto di regole così rigide nell'area Euro, ma sono stati i guai che, in modo crescente, venivano incontrando, sul mercato, i debiti dei paesi in maggiore difficoltà. Hanno proceduto, cioè, sempre, a "tentoni".
Per altro, sarebbe stato chiaro a tutte le persone di buon senso, che intervenire sempre "a pezzi e bocconi",  sempre discutendone e  sempre tra chi voleva spingersi un po di più e chi voleva spingersi un po di meno, ha avuto, purtroppo, nello stesso tempo, l'effetto di far si che il guaio del paese indebitato diventasse sempre più grosso (ricordatevi il detto: Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata!).
Per comprendere il tutto basta vedere cosa è successo alla Grecia, dopo le dichiarazioni di Papandreu sulla falsità delle cifre del loro debito pubblico. 
La finanza europea è esplosa e lo spread applicato su quel debito è cresciuto all'improvviso e rapidamente e, con il passare delle settimane, è cresciuto sempre di più, facendo collassare, irrimediabilmente, il paese, tanto da ipotizzare, nel prossimo futuro, una sua possibile uscita dall'euro, perché le misure adottate finora si sono rivelate inefficaci. 
La macchina europea solo in quel momento ha cominciato a muoversi. 
Crea le prime autorità di vigilanza europea:
  • la  EBA (european banking authority); la EIOPA (European insurance and occupational pensions authority); la ESMA ( european securities and markets authority);la ESRB (european systemic risk board) sulle banche, sulle assicurazioni sul rischio sistemico.
Inoltre:
  • La UE comincia  a decidere che si possono concedere prestiti bilaterali agli Stati in difficoltà, senza però alcuna componente di aiuto e senza RIDURRE gli interessi. I prestiti bilaterali diventano un primo fondo chiamato: Fondo  Salva Stati (european financial stability facility), cioè strumento per la stabilità finanziaria europea.   Si possono innescare, con ciò: aiuti, liquidità, finanziamenti, ma solo nel caso e solo dopo che i paesi  beneficiari hanno adottato le direttive rigide della Troika sulla loro economia; cioè solo dopo che hanno adottato delle severissime misure di austerità,  e, quindi, è  un "do ut des", all'insegna della credibilità. 
  • La UE comincia a decidere: di rafforzare la vigilanza sui debiti nazionali, stabilendo la regola che chi ha un debito totale superiore al 60% del PIL ogni anno deve ridurlo di almeno un ventesimo, salvo che non sia in un guaio particolare;
  • La UE comincia a stabilire che il bilancio annuale deve essere in pari e si arriva ad approvare un accordo, tra febbraio e marzo 2012,  chiamato accordo fiscale (fiscal compact) che chiede ai singoli stati di mettere nelle loro Costituzioni,  possibilmente, altrimenti in leggi forti, il principio del pareggio di bilancio. 
  • La UE comincia a stabilire che  la stessa BCE cominci a immettere liquidità più di quanto abbia mai fatto per non far restare a secco le banche e compra un po di titoli pubblici degli stati in difficoltà sul mercato secondario, cioè titoli già emessi e che sono, quindi già in circolazione,  per far reggere il mercato. 
Come si vede perciò c'è stato , effettivamente, tutto un quadro di cose che sono cambiate. Si noti, però, che sono cambiate quasi tutte sul terreno della disciplina e della austerità fiscale. 
Domanda:
Perché, allora, l'Europa, nonostante ciò, ancora oggi, rischia di esplodere lo stesso e, con essa, la moneta unica?
Il primo motivo di rischio di esplosione, è che esistono dei problemi proprio sul Fondo Salva Stati.
La "querelle" sul Fondo Salva Stati, infatti, è  che , attualmente, ha un budget limitato e potrà essere utile solo per salvare piccoli Stati e non altri.
Questo perché nessuno dei paesi ricchi, tipo la Germania, vuole dare ulteriori soldi per salvare, a loro dire, i “fannulloni”! La Germania (fino a ieri insieme alla Francia) non è disposta a cacciare altri euro per salvare popoli che  hanno fatto, fino ad oggi, solo le “cicale” e, per di più, sembrerebbe vogliano continuare a farlo anche per il futuro, nonostante le difficoltà. In Grecia o in Italia, per esempio, rispetto ai tedeschi, si andava prima in pensione, le ore di lavoro erano inferiori, gli stipendi più alti e l'evasione e la corruzione più alti. L'Italia perciò si è dovuta adeguare e lo dovranno fare anche la Grecia ed altri! Il Problema vero, quindi, che si pone, per il finanziamento di questo Fondo, non è tanto un problema economico, ma è solo 
"un problema di fiducia e credibilità" tra Stati. 
La stessa fiducia che, però, come ha ricordato Monti di recente, alla Merkel e ad Hollande, la Europa diede alla Germania e alla Francia nel '92, concedendo loro deroghe e aiuti, proprio nel momento in cui, entrambe, avevano una economia disastrata. Essi però, a dire il vero, dopo aver incassato quella fiducia e gli aiuti, si sono rivelati seri e credibili, perché, a seguito di grandi sacrifici sono riusciti, non solo a riemergere ma addirittura a diventare i primi in Europa. Lo stesso, quindi, a loro volta, oggi, pretendono, debbano fare gli Stati in difficoltà che chiedono soldi in prestito, specialmente i bugiardi come la Grecia: devono, cioè, onorare gli accordi firmati e sottoporsi a  controlli puntuali nella loro economia! 
Come esempio di cosa significhi la fiducia e credibilità, è emblematica la vicenda del Governo Berlusconi e di quando scrisse alla UE, confermando che avrebbe fatto tutto quanto richiesto dalla Troika, cioè pesanti sacrifici, se la BCE avesse comprato titoli sul mercato secondario per abbassare lo Spread, arrivato, ormai, alle stelle. La BCE allora agì, comprando i titoli, ma Berlusconi, con una  sua tipica "sveltina", in Parlamento fece approvare, sì, i sacrifici richiesti, ma li  rimandò a dopo il 2013. E' proprio in quel momento, aggravata anche  dalla evidente incapacità a "cavalcare" la crisi prodotta proprio dal suo "tirare a campare", che il Governo Berlusconi perse tutta la fiducia e la credibilità, sia da parte dei Governi europei che da parte dei mercati, che lo bollarono come "completamente inaffidabile". Lo Spread impazzì e lo costrinse alle dimissioni!  In questi, c'è stata una patetica ricandidatura di Berlusconi autoproclamatosi innocente dei guai che ci ha fatto cadere addosso! La faccia tosta di costui, credo, sia ormai proverbiale!  Comunque Dio  ce ne scampi e liberi, visto che qualcuno gli dà ancora fiducia e credibilità!
Monti, arrivato subito dopo le dimissioni di Berlusconi,  ha propinato al Paese una "CURA DA CAVALLO, magari INIQUA", perché fatta di sacrifici addossati al solo ceto medio basso, al quale ha modificato anche il sistema sociale. Lo ha fatto, comunque, sia per cercare di tenere fede, a modo suo, agli impegni del precedente Governo, sia  per cercare di riconquistare "fiducia" nel mondo e, soprattutto, nei mercati finanziari.
Monti, quindi, e tutto ciò che ha fatto o detto fino ad oggi, comprese le frasi che hanno dato spunto al post, vanno inquadrate non solo in questa"logica di fiducia" ma anche col fatto che ha voluto evitare, sempre, di chiedere aiuto all'esterno, convinto che una siffatta cura è sempre meglio che ogni Stato in crisi, lo  faccia da solo, senza il controllo assillante della Troika.
L'arrivo della Troika, infatti, rappresenta sempre, oltre a una ingerenza fortissima nella sovranità economica e fiscale di un paese in difficoltà, anche una imposizione pesantissima di misure all'insegna della più becera "austerità".
Per questo abbiamo visto i diversi paesi, aiutati, si fa per dire, dalla Troika,  ridurre gli stipendi, le pensioni, i servizi, abolire scuole che avevano e non si sa se, per esempio, i bambini ne troveranno altre, specialmente se si tratta di paesi di montagna come nella Grecia; infine, abbiamo visto economie cadere in pesante recessione.   
Il secondo motivo di rischio di esplosione è che, oltre alla disciplina e alla austerità fiscale, nulla, però, si vede, ancora, a livello europeo, dal lato della crescita, che potrebbe essere, invece, la vera "chiave di volta" attorno alla quale potrebbe incardinarsi il sistema necessario per superare la crisi dei debiti sovrani . I diversi documenti europei parlano, è vero, della crescita, del bisogno di creare nuovi lavori o addirittura di creare, finalmente, gli Stati Uniti di Europa, ma in questi ambiti non ancora arriviamo a strumenti operativi, ma solo a delle promesse definibili "graziosamente, molto carine”  e composte solo di  "buone intenzioni". 
Domani, 28 c.m., ci sarà un incontro tra i 27 Stati europei, per cui si è riaccesa una qualche speranza. Cerchiamo  di capire, quindi, cosa si inventeranno per imboccare la strada giusta, sperando che, magari, sia quella di: 
  • consolidare, imponendo regole alla finanza speculativa, l'unione monetaria ed  economica, 
  • creare una unione bancaria, 
  • creare una unione di bilancio,
  • organizzare un serio coordinamento fiscale tra Stati, 
  • spingere, nel contempo, verso una crescita economica e  un allentamento della austerità; 
  • aggiungere, infine, a tutto questo,  a breve, un qualche aspetto di migliore unione politica, ed, infine, nel medio termine, la trasformazione irreversibile dell'Europa in un unico Stato, appunto, gli Stati Uniti di Europa! 
Nella recente riunione a quattro (Italia, Germania, Francia, Spagna)  a Roma, pare che siano state stabilite, proprio delle linee di "intenzioni" in tale direzione, da  proporre ai 27 paesi UE, oltre  alla tobin tax e all'1% del PIL europeo (130 mld di euro) da destinare alla crescita. Si è parlato, anche, di usare il Fondo Salva Stati per far diminuire lo Spread, ma solo dei Paesi virtuosi; la proposta potrebbe essere accettata da tutti, così si dà l'esempio e un avvertimento. Si è parlato anche di Eurobond, cioè di titoli di Debito Pubblico Europei, osteggiati dalla Merkel perché la Germania, in una situazione nella quale i Paesi in difficoltà non vogliono rispettare i trattati da loro stessi firmati, non vuole accollarsi il debito degli altri. Sic et simpliciter chi potrebbe dare torto alla Merkel? Lo sbaglio è il fatto che la Germania vorrebbe tutto e subito, per cui gli altri Stati e lo stesso Monti dovranno fare una grande opera di mediazione, non difficile da ottenere, credo, a patto, però, che vengano date le dovute garanzie di serietà, come è giusto che sia, avendo fatto un patto tra"gentiluomini".
Comunque:
Speriamo non rimangano solo "buone intenzioni", perché "di buone intenzioni sono lastricate le strade dell'inferno" (in questo caso l'inferno delle economie in recessione e, quindi, delle nostre vite "svalutate", a causa della finanza speculativa)!

Un abbraccio