mercoledì 12 ottobre 2011

Viaggio a Venezia

Amici ed amiche,
oggi il caffè ce lo prendiamo a..Venezia.
Eh sì, "un caffè da Graziella" non ha resistito alla tentazione di trovarsi alla Biennale e così noi, amici del web, ci troviamo tutti insieme nell'atmosfera magica di una delle città più belle del mondo..

Che bello arrivare in treno a Venezia e scendere alla stazione Santa Lucia ed incamminarsi verso l’uscita...ad un tratto vi appare uno spettacolo straordinario, vi trovate in una città diversa da quelle che conosciamo, una città da favola e ci sembra di essere diventati Alice nel paese delle meraviglie.
Lo stupore accompagnato ad una gioia incredibile ci accompagna mentre cominciamo a girare per calli e calette e ponti e ponticelli e..le automobili dove sono?

Non si vedono strade percorse da mezzi urbani, rumorosi ma strade e stradine piene di persone e il rumore che si sente sono le loro voci concitate, le grida dei bambini capricciosi e le ruote a volte sgangherate dei trolley che sono trascinate dalle persone che sono arrivate e si dirigono agli alberghi..E se si ha bisogno di mezzi perché magari la destinazione è lontana, si prendono i motoscafi, i taxi veneziani..che d’estate è impossibile prendere..o i traghetti che sono gli autobus di Venezia..

E così continua la meraviglia..si scorre lungo i canali e da tutti e due i lati si ammirano palazzi meravigliosi, colorati e pieni di fregi, con le finestre e balconi pieni di gerani, ed allora si vedono telefonini, macchinette fotografiche che non fanno altro che scattare foto per immortalare quelle immagini stupende..sotto gli occhi disincantati degli abitanti di questa meravigliosa città, ormai abituati da tempo a queste meraviglie, per loro diventate “normali” e..un po’ seccati da tanta intrusione di turisti..e addirittura gelosi di questa invasione della loro città..

Vi faccio ammirare alcune mie foto che ho scattato per immortalare le scene che mi hanno emozionato
cercando così di "immagazzinare" nel mio cuore il ricordo dei momenti più belli.

A presto e un abbraccio




domenica 9 ottobre 2011

Prove Tecniche di Dittatura?????

Care amiche e cari amici,
oggi vi offro un caffè aromatizzato alla vaniglia e porgo alle signore una rosa di color "rosa", simbolo di amicizia e di affetto.
In questo periodo sicuramente ne abbiamo bisogno, e dobbiamo stare uniti, viste le nuvole nere che si stanno addensando sulla nostra libertà di scambiarci le idee sul web.
Tutta questa situazione sembrerebbe orchestrata per fare delle

Prove Tecniche di dittatura

Mi auguro proprio di no, perché con l'opposizione che abbiamo saremmo completamente indifesi.
Cerchiamo di seguire questo ipotetico racconto che vi voglio proporre ma che, credo, non si avvererà mai!
Comunque giochiamo!

Ipotizziamo che vi sia un  Premier che, sin dai suoi primi anni di carriera politica, con il suo "Populismo", con le sue "Illusioni" che hanno incantato la "gente", abbia ottenuto un consenso molto ampio, tant'è che ha governato per lungo tempo, praticamente senza opposizione.
Ora ipotizziamo che diverse situazioni, non ultimi i suoi vizi privati, la sua ormai manifesta incapacità a governare, la crisi economica a cui non ha mai posto mano, il favorire la casta politica ed i ricchi, a danno della classe media, all’inizio sua grande elettrice, abbiano creato una forte "discontinuità" tra Lui, la sua Corte, ed il paese reale, discontinuità che sta mettendo in pericolo la sua leadership.
Rendendosene conto, questo ipotetico Premier, potrebbe essere tentato di avviare un processo cosiddetto di "Normalizzazione", inteso, non come un  cambiamento di rotta nelle sue azioni e nelle sue convinzioni, ma come "Imposizione per Legge della sua Leadership", cioè la"Dittatura".
La prima " Normalizzazione " che potrebbe mettere  in atto sarebbe quella di "imbavagliare il libero pensiero"  ponendo in approvazione una "legge bavaglio" sulle intercettazioni e sulla libertà di espressione nel web.
Varare  una tale legge potrebbe apparire ai malpensanti che sia un atto prodromico al  passaggio dalla "democrazia" alla "dittatura", in cui la "casta" sarà sempre più "casta" ed il capo o i "capi" avranno "sempre ragione".
Infatti, così facendo, nessuna voce potrebbe criticare e soprattutto si dovrebbe accettare, a "scatola chiusa", ogni premier che riuscisse a conquistare il "potere".
Conseguentemente, potrebbero essere messi al bando i partiti e i movimenti di opinione contrari al capo.
Il passo successivo sarebbero le "veline", cioè i fogli di carta che questo ipotetico Premier invierebbe agli organi di informazione in cui egli direbbe cosa deve essere pubblicato e cosa no.
Vi racconto un emblematico episodio mussoliniano: il 1 novembre 1939, scrisse " Parlate poco del maltempo!"
Se passasse una "legge bavaglio", così come concepita da quell'ipotetico Premier,  potremmo vedere, subito dopo, la polizia entrare nelle redazioni dei giornali per arrestare i giornalisti, che farebbero solo il loro "mestiere" che, in fondo, sarebbe quello di dare le "notizie" senza "Udienze filtro"".
Se accadesse tutto ciò, potremmo avere, quindi, la  prima "normalizzazione", per cui sulle testate giornalistiche scriverebbero solo giornalisti "Fede...li" o "Am...Minzolini...ati" o"Vespa..ti" o di "Ferrara".
La seconda " Normalizzazione ", di questo ipotetico Premier, potrebbe riguardare la "Magistratura", che verrebbe bloccata e "prona ai desideri del "Capo".
I miei lettori potrebbero dire che questa ipotesi sarebbe impossibile, in quanto con la Carta Costituzionale non potrebbe avverarsi tutto ciò, essendoci la separazione dei "Poteri"!
Rispondo che basterebbe, invece, attuare la proposta di istituire una "Commissione Parlamentare" che dovrebbe indagare e punire i Giudici che avessero osato istruire processi su "reati" attribuibili al "Capo"?
Purtroppo ogni Costituzione, anche la nostra, tali azioni le permette, per cui sarebbe facilmente realizzabile.
La terza " Normalizzazione ", sempre da parte di quell'ipotetico Premier, potrebbe essere quella di "zittire" o, almeno, ostacolare il popolo del web, a cui tenterebbe di mettere il bavaglio.
Paradossalmente non mi meraviglierebbe che potesse essere riesumato il reato di "adunanza sediziosa", di mussoliniana memoria, che scattava, indipendentemente dall'argomento che veniva discusso, nel caso in cui più di quattro persone si fossero messe a discutere in piazza.
In questo caso la piazza sarebbe quella virtuale del web, per cui dopo i giornalisti potremmo vedere, sempre in questo scenario improbabile, la polizia entrare nelle case dei privati cittadini per arrestarli, magari anche minorenni!

“Et voilà”, la Dittatura è pronta!

Questa descritta, ovviamente, è una situazione ipotetica, ma, oggi, tornando alla nostra realtà, vi sono, comunque, situazioni oramai acclarate e un po’ inquietanti!

Intanto, una Legge sulle intercettazioni e sul web è in corso di approvazione immediata!

Per quanto riguarda, poi, i " Nuovi Media", in questi ultimi anni,  il nostro " Premier"  è già proprietario o controlla il 99% di essi.
Continuando il gioco ipotetico di prima, su riferimenti reali, però, sarebbe, quindi, sufficiente , per il nostro Premier," Normalizzare" solo quell'1% ed il gioco sarebbe fatto!

I miei lettori potrebbero dirmi: "ma nella realtà c'è il "Parlamento" che ci difende! "
Dopo lo "Scilipotismo", vi sembra, questo, un Parlamento "non Normalizzato", compresa la opposizione che si limita a fare solo "battute di spirito", non potendo o  sapendo fare altro e che è parte sostanziale del Berlusconismo?

I miei lettori potrebbero dirmi: "ma nella realtà c'è il " Capo dello Stato"!"
Basterebbe una riforma Costituzionale, con questo  Parlamento normalizzato, per svuotarne le funzioni ed il gioco sarebbe fatto, e anche questa carica potrebbe essere " Normalizzata".

I miei lettori  potrebbero dirmi:  " ma nella realtà ci sono i Sindacati a difenderci! "
Essi sono sotto ricatto, come i lavoratori stessi! Sono, infatti, sotto la minaccia di perdere posti di lavoro, con la delocalizzazione delle fabbriche, né sono difesi da questo Governo, che permette, senza contropartita, che vengano privatizzati i guadagni e rese pubbliche le perdite con la "cassa Integrazione".

I miei lettori  potrebbero dirmi: " ma nella realtà ci sono i giovani che si difenderebbero "!
Con questa crisi profonda dello sviluppo economico che colpisce soprattutto loro, privandoli di ogni "speranza per il futuro", si sta creando un modello di società in cui vale più "prostituirsi", intendendolo in senso lato, sia materiale che spirituale, che l'esercizio di virtù come lo "studio", il "sapere", l'"essere".
Ora vale solo l'"apparire" e "l'essere a fianco del potente" di turno che è in grado di elargire favori e lavoro.
Che quadro desolante se questa situazione fosse voluta e non dettata dalle contingenze di una crisi che sta investendo il mondo!
"I giovani sarebbero senza futuro, e, per l'Italia, vi sarebbe un futuro senza i giovani"!
I giovani stanno pagando e pagheranno, per diverse generazioni, i debiti contratti non da loro! Dovremmo vergognarci!

Continuando, i miei lettori potrebbero dirmi: " ma nella realtà c'è il popolo che si difende! "
Tra poco, potrebbe essere  solo una pia illusione, infatti se dovessero chiudere o censurare il web, noi tutti, saremmo facilmente "plagiati" e "normalizzati".
E poi quando mai il Popolo ha fatto le "Rivoluzioni"?
Ci sono volute quasi sempre dei forti "Movimenti di opinioni", concretizzatesi in azioni sulle piazze, come è avvenuto nel passato o come sta avvenendo, oggi, nei paesi arabi mediterranei, oppure ci sono volute guerre per abbattere i " Dittatori"! 
Così è successo, infatti, negli ultimi decenni con i vari dittatori, Hitler, Mussolini, Pinochet, Castro, Gheddafi, Mubarak ed altri leader arabi etc. o in paesi come la Cina, la Corea del Nord etc.

Concludendo questo gioco, trasferito anche nella realtà, io non credo che, veramente, siano in atto queste "Prove Tecniche di Dittatura" da parte del nostro Premier, per cui sono abbastanza tranquilla che tutto quanto detto in questo "post" rimanga solo un gioco, una finzione letteraria, portati all'estremo, da me, benché ispirati da situazioni, comunque, inquietanti.
Infatti concordo con quanto detto dal nostro amato Presidente Napolitano, che ha affermato che:

" La Politica non è sporca, perché la Politica siamo Noi! ".

Io aggiungerei, chiosando le profonde parole del Presidente, che:

"Il nostro futuro non sta nella Politica, sicuramente non nella attuale, ma sta nelle strade, nelle piazze (reali o virtuali che siano) , nelle fabbriche, negli uffici, nelle famiglie, nelle comunità, dove si lavora, nei partiti, ( non in quelli attuali, "ectoplasmi" voluti e creati da quelle poche persone che li gestiscono",  ma in quelli concepiti dalla Costituzione, etc…….)"

Nel dubbio, visto che a pensar male si indovina, restiamo vigili e troviamo ogni contromisura per non farci "azzittire" e meno che mai per permettere l'avverarsi del mio racconto, ripeto, frutto di fantasia!

Un abbraccio "complice"!

giovedì 6 ottobre 2011

Il web non piace agli aspiranti "DITTATORI"

Amiche carissime e amici carissimi,

ben trovati, come sempre, nel "caffè da Graziella"per una dolce pausa..
Le nostre chiacchierate ormai riscaldano le nostre giornate e ci fanno compagnia, finchè...
potremo farle!

Eh sì, purtroppo dobbiamo prendere atto che la situazione sta diventando "pericolosa" per noi amanti  del web, come avete letto dal titolo del mio post di oggi.
Già abbiamo chiacchierato sulla libertà che il web può darci e sulla possibilità che, grazie al web appunto, tutti possono avere di esprimere la propria opinione "libera" e senza compromessi.
Ma questa libertà di opinione purtroppo, non sta piacendo più ai nostri attuali governanti, possibili aspiranti "DITTATORI"..Perchè così la situazione sfugge  loro di mano e non sono più in grado di bloccare il libero pensiero.
Del resto penso che fino ad ora erano abbastanza tranquilli, avendo messo i loro "servi" nei punti strategici, nelle redazioni dei giornali, nelle televisioni, in tutti  i cosiddetti "media"e vivevano tranquilli, perchè le notizie "scomode" non venivano date, le trasmissioni "scomode" venivano eliminate, tutto quello che si diceva era aggiustato ad arte per far sembrare la reltà come volevano loro.
Ed ecco, invece, spuntare all'improvviso il web con tutte le sue possibilità di comunicazione e così si viene ad avere che tutte le chiacchiere della gente comune per sfogare l'eventuale malcontento,  che normalmente si svolgevano in famiglia o nei "caffè" e che, quindi, rimanevano innocui, senza scalfire minimamente il "potere", ora, appunto queste chiacchiere possono andare e viaggiare nell'etere e raggiungere chiunque, in qualunque parte del mondo!
Questo non piace proprio ai detentori del "potere", non piace che il popolo, da loro sempre sbandierato come popolo "sovrano", ma a chiacchiere, perchè tanto era manipolato a loro immagine e somiglianza, sia veramente sveglio, conosca veramente come vanno le cose, si facciano le loro opinioni libere, insomma non vogliono che il popolo "pensi con la sua testa"!
E così, c'è in atto un tentativo di imbavagliare il web ed ogni informazione.
La scusa è quella della diffamazione e delle notizie inesatte che , comunque già oggi sono punite dalle leggi esistenti, quindi è uno sporco tentativo di nascondere i vizi privati, lasciando a noi, solo le esaltazioni delle pubbliche virtù, come se le due cose potessero essere distinte in un uomo pubblico che ha grandi responsabilità.
Nei paesi anglosassoni   la verifica di questi due aspetti, cioè dei vizi privati e delle pubbliche virtù di un futuro uomo di "potere", vengono accertati con indagini accurate all'atto della candidatutra e molti candidati, nel passato, sono stati scartati anche solo per lievi mancanze, quali non aver pagato i contributi alle colf, quali aver detto qualche bugia, quale avere un'amante fissa, quale essere sotto ricatto, quale favorire lobby o fare affari personali e così via..
In Italia, non solo questo controllo non viene fatto preventivamente, ma qualora un uomo pubblico incorra in tali mancanze, non si punisce il soggetto  ma chi, invece, racconta la sua storia.
Addirittura adesso vogliono zittire tutti!
Se guardiamo la storia, tutti i dittatori del passato e del presente hanno ostacolato sempre le  fonti di informazione  e, in caso di dissidenza, le hanno chiuse..

Col web sarà difficile, ma ci stanno provando, in tutti i modi..

Se questa legge bavaglio passerà, io metterò al braccio un segno di lutto e..facciamolo tutti..
un abbraccio

mercoledì 5 ottobre 2011

Locali del cuore: il Severance di Roma

Care amiche e cari amici, 
la nostra vita non può essere fatta solo di impegni, di appuntamenti frettolosi, di pasti veloci, di antiacidi e di ansiolitici. La vita deve assumere, invece, un’altra dimensione, che non esclude alcuni dei momenti suindicati, ai quali purtroppo non possiamo sottrarci, ma deve essere scandita anche da “pause” da “separazioni” da questa frenetica corsa che, per altro, raramente, ci fa capire dove ci porterà.
In teatro, il recitativo è fondamentale, ma, come ogni buon attore potrebbe spiegarvi, sono altrettanto importanti le pause, che servono per consolidare i concetti e a portarli verso vette più alte.
Oggi voglio invitarvi a prendere un caffè e ad inebriarvi del profumo della rosa, in un piccolo angolo di Roma, in un piccolo ma accogliente locale, nel quartiere Appio, nei pressi del metrò Furio Camillo, per raccontarvi la “storia” di due ragazzi e di un terzo, che si è accompagnato a loro, tutti “ragazzi del Sud.”
Oggi, infatti,  vi parlerò, dopo i fasti del New York di Budapest, di un piccolo, ma non meno importante per noi, Caffè, “Neosteria”, 

il “SEVERANCE”,

aperto da poche settimane e già frequentatissimo, forse, perché il loro “rituale” permette ai propri clienti di vivere appieno, con gusto e con soddisfazione, le pause  che, quest’ultimi, riescono a ritagliarsi durante la loro “corsa” quotidiana.
Il titolo stesso del locale, “Severance” (“ Separazione”), caratterizza appieno l’idea di fondo da cui è scattata la molla che ha spinto due ragazzi del sud a vivere questa avventura, che, per altro, stanno vivendo con determinazione e con sacrificio, ma anche con grande soddisfazione.
I due proprietari Paola ed Angelo, provengono da ambienti artistici che hanno frequentato, lavorandovi per alcuni anni; poi, la irrefrenabile passione verso il “mondo dell’accoglienza”, li ha spinti verso la Capitale, avendo in mente la realizzazione di una grande idea.
Il loro gesto, non è stato il frutto solo di un “impulso” irresistibile, ma è stato anche il lento affermarsi di un “seme” germogliato nella mente di Paola e curato e fatto crescere, per un decennio, con il contributo amoroso di Angelo.
Il seme piantato e germogliato  è quello della “ Separazione”, dell’affermarsi, cioè, della voglia di creare un luogo in cui i frequentatori potessero “fermarsi” e “attenuare” l’ansia del “quotidiano”.
Il locale è piccolo ma molto curato, ed in questo Angelo e Paola hanno riversato il loro sapere e la loro sensibilità artistica, che si estrinseca dalla maniglia a forma di farfalla della porta di ingresso, alla insegna, e, soprattutto, dalle linee di invito disegnate a terra e snodantesi in varie direzioni soprattutto verso il bancone di mescita. I colori, le mensole piene di libri di lettura di vario genere, lo scaffale dei giornali, l’arredo sobrio ma elegante lo rendono, di per sé, già un luogo ideale di sosta, nel quale, sicuramente, si possono trovare, sì, spunti culturali giusti, ma anche occasioni  per i cosiddetti
“ cazzeggi” con gli amici.
L’amore di Paola e Angelo verso “l’arte della preparazione dei cibi”, ha dato loro la spinta a creare una “ Caffetteria” in cui colazioni ed aperitivi sono personalizzati da elaborazioni “dolci e salate” di loro creazione e, in alcuni casi di loro invenzione. La selezionata enoteca, il menù attentamente concepito, fa di questo locale, sempre sulla scia del concretizzarsi dell’idea di Paola, una Osteria raffinata e di nuova concezione, di qui il titolo “Neosteria” che loro hanno aggiunto alla denominazione.
Quello che colpisce, sostando nel locale, è la “ritrosia” e la “seria professionalità” di Paola, ma anche, quasi da contrappasso,  l’affabilità e la eloquenza di Angelo che, come ogni ragazzo del sud, fa, di questa ultima dote l’arma vincente per conquistare, senza invadenza, l’attenzione e la voglia di fare “quattro chiacchiere” dei suoi clienti, qualora ne abbiano desiderio.
L’orgoglio di Angelo si manifesta appieno quando spiega i dolci preparati da lui e da Paola per la colazione, oppure quando illustra le ricette che compongono il menù, oppure quando esibisce, con presentazioni raffinate, le mille invenzioni culinarie che accompagnano i cocktail.
In questo locale anche la macchina per il caffè, rigorosamente non elettronica ma a pompa, ha una propria storia, fatta di tempi giusti, di manovre calibrate e attente per ottenere una crema che soddisfi prima di tutto l’occhio di Angelo e che delizi, poi, i sensi dei suoi clienti.
Altro motivo che mi fa amare questo locale è la sua lavagna a parete che permette ai clienti di esprimersi liberamente, come è nello stile del nostro “ Caffè da Graziella”, che virtualmente mette a disposizione carta e penna.
Paola ed Angelo, inoltre, sono affiancati da Michele, un giovane studente universitario, sempre del Sud, anche egli spinto da una passione che è quella della “presentazione” e  della “preparazione dei Cocktail” che egli personalizza sui desideri dei clienti.
Anche Michele partecipa, con il suo attivismo e con le sue attenzioni, a creare il clima giusto per realizzare la “Severance”.
Questa non vuole essere la recensione di un locale, ma il racconto, come detto, di una storia, tipicamente Italiana, fatta di idee, di invenzioni, di tanti sacrifici, ma anche di tante gioie che, per altro, mi sento di augurare per il loro futuro , non fosse altro che per ringraziarli, perché, avendo avuto il piacere di  frequentarli sin dai primi giorni di apertura, mi sono sentita sempre “coccolata” e oggetto di piccole e grandi attenzioni.
Bravi ragazzi, così si fa!

Questa è l’ennesima smentita alle vigliacche idee che la Lega si è fatta sui “Ragazzi del Sud”, che, invece oggi, come nel passato, hanno fatto e stanno facendo ricco il Nord, con il loro sudore e la loro dedizione al lavoro, spesso da sfruttati!
Di Paola, di Angelo e di Michele, infatti, sono pieni l’Italia intera e il mondo!
   
 con affetto

 

lunedì 3 ottobre 2011

Budapest, i Luoghi di Culto ( 2° parte): La Sinagoga

Budapest, i luoghi di culto (2° parte): La Sinagoga

Care amiche e cari amici, 
vi ringrazio per l'interesse suscitato da questo "spazio della mente", che vuole essere il “caffè da Graziella”. Le nostre, sono "storie" di persone che  si sforzano di vivere intensamente il loro “quotidiano” ed i "luoghi" che frequentano, con animo scevro da pregiudizi, nel rispetto, ma mai proni, del "pensare" altrui.
Mettetevi comodi, inebriatevi del profumo della rosa e sorseggiate lentamente, assaporandola, questa calda ed inebriante tazzina di caffè.
Oggi parleremo di un altro luogo di culto di Budapest, simbolicamente caro a migliaia di persone dentro e fuori la città:

La Grande Sinagoga di Budapest 

L'ultima volta che ci siamo visti stavamo scendendo la grande scalinata della Cattedrale di  Santo Stefano, che come detto, da " Chiesa del Silenzio", oggi, potremmo definirla " Chiesa libera".
Sul lato destro, guardando  la facciata, percorriamo la Szent Istvan tér ed incrociamo la Bajcsy - Zailinszky ut, che cominceremo a percorrere;  poco dopo incrociamo la via Andrassy, la via Condotti di Budapest, ricordando che al n. 60, sia i nazisti sia i comunisti avevano una famigerata prigione dove torturavano i dissidenti o gli ebrei e dove anche il cardinale Mindszenty è stato malmenato. Continuando sulla via Koraly korut che si snoda dopo una ampia curva, arriviamo alla via Dohany ed è là che la Grande Sinagoga appare, come è apparsa a me, illuminata, quel giorno, da caldi raggi di sole, che esaltavano le cupole moresche e i suoi rivestimenti in mattoni e piastrelle.
Come è di abitudine, mi piace indugiare su ciò che vedo e, cosa pensate io abbia fatto?
Mi sono seduta in un “Caffè”, dall'altro lato della strada e ho preso una bella tazza del loro "normal caffè", molto lungo, ma vi assicuro abbastanza buono.
Per quasi mezz'ora mi sono goduta il luccichio dell'edificio baciato dal sole e l'andirivieni di autobus e macchine che scaricavano i visitatori che, poi, disciplinatamente si mettevano in fila. Ovviamente, anche io ho seguito il rituale, e mi sono ritrovato all'entrata dove sono stata perquisita e fatta passare attraverso una porta elettronica, di quelle che se ne vedono tante negli aeroporti. Per la mia mentalità odierna, di persona che non ha vissuto nei paesi dove sono stati limitati o addirittura proibiti le manifestazioni di culto, quelle misure di sicurezza hanno avuto un impatto devastante!
Provenivo, quello stesso giorno,  da una " Chiesa Libera" e direi "Trionfante" ed, in pieno ventunesimo secolo, mi ritrovai all'ingresso di una " Chiesa Assediata", non bastando tutti i soprusi e le angherie  che questo popolo ha dovuto subire fino ad oggi.
Di quanto questo popolo abbia sofferto e subìto, compreso "l'olocausto", ne siamo tutti a conoscenza, ma, il sentircelo ricordare dai "media" molto spesso, credo ci abbia portati ad una "colpevole assuefazione".
In molti casi, forse, abbiamo provato anche fastidio e abbiamo girato lo sguardo, come se quegli avvenimenti non ci appartenessero e dovessimo cancellarli dalla memoria.
Ma quando, nella normalità del vivere quotidiano, ci si presentano situazioni imbarazzanti come quella di una semplice perquisizione, per accedere ad un luogo di culto, è allora che la nostra mente elabora un diverso sentire per quegli avvenimenti dolorosi che hanno afflitto quel popolo.
Il racconto della guida ovviamente ha ripercorso oltre all'architettura della Sinagoga, sulla quale non mi dilungo perché la troverete sul web, anche la storia degli ebrei di Budapest e della intera Ungheria.
Ha ripercorso gli orrori dei campi di lavoro, imposti dalle "Frecce Crociate" ungheresi e dai nazisti; le deportazioni e gli assassinii perpetrati da uomini che si gloriavano di appartenere alla "razza ariana", cosiddetta "razza padrona", e, che, definirli "delinquenti criminali" significa far loro un complimento.
Il Piccolo cimitero e l"albero della vita", un "salice piangente" in metallo, sulle cui foglie sono incisi i nomi degli assassinati ed in cui sono presenti le "Tavole di Mosè", lasciate in bianco, a significare l'"assenza di Legge" di quel periodo storico, sono "promemoria" indelebili di avvenimenti che nulla hanno di umano. Nelle vicinanze, poi, contornata da un cumulo di sassi, che per gli ebrei rappresentano i nostri fiori sulle tombe, sulla nuda terra, spicca una lapide, in marmo nero, con incisi una lista di nomi, purtroppo non molti. E' la lapide commemorativa dei "Giusti", così come vengono definiti dal popolo ebraico, cioè delle persone che, con il loro agire, a costo della propria vita, hanno salvato migliaia di ebrei dalle barbarie di un branco di delinquenti assassini. Tra questi spicca il nome di Perlasca, che si spacciò per Console Spagnolo e si adoperò per sottrarre alla morte tanti poveri disgraziati, colpevoli solo di appartenere ad una religione. Se vorrete potrete approfondire le figure del nostro connazionale ed anche degli altri Giusti, i cui nomi sono incisi nella lapide.
Mi preme, invece, raccontarvi, un episodio svoltosi sotto i miei occhi, episodio che non è frutto di fantasia, ma vero, il cui significato lascio al giudizio dei miei lettori.
Davanti "all'albero della vita", un palestrato, italiano, abbondantemente tatuato, vestito con camicia e pantaloni neri, ha chiesto alla guida di spiegargli il ruolo svolto dalle "Frecce Crociate", partito nazista ungherese, nella persecuzione degli ebrei. La guida, con gentilezza, ha spiegato che in Ungheria non vi sono state grandi deportazioni verso i campi di sterminio perché, il partito aveva deciso di utilizzare nei campi di lavoro la massa ebraica ristretta nei ghetti, specialmente in quello di Budapest. Nel gelo e nel silenzio più totale ho sentito " Allora le Frecce Crociate hanno salvato gli Ebrei?" e la risposta della guida " Nei campi di lavoro, però, sono morti, comunque, di malattie, di fame, di stenti più di trentamila persone!". Poi un silenzio imbarazzante!
Il giorno dopo il tassista che mi portava all’aeroporto, passando davanti alla Sinagoga sentenziava “Questa è la Sinagoga più grande di Europa e la terza nel mondo, tanto a “questi” i soldi non mancano!”
Lascio il commento ai miei lettori sulla intera vicenda che vi ho testimoniato, comunque, permettetemi di concludere con una riflessione:
Nel ventesimo secolo sono andati al potere partiti che hanno fondato il loro credo:
 
"sull’obbedienza ad un solo leader, sul razzismo, sulla xenofobia, sulla profonda ignoranza storica, sulla ottusità mentale, sulla grettezza culturale, sulla paura del diverso".

All'inizio si sono presentati in modo accattivante e folcloristico, con il volto rassicurante e propugnatori dell'ordine, della sicurezza e del benessere dei cittadini, ma, una volta arrivati al potere assoluto, hanno mostrato tutta la loro ferocia e tutta la loro rabbia verso gli "uomini liberi", schiacciandoli.
Pensate che tale modo di fare, nel mondo ed in Italia, ormai sia scomparso? Purtroppo no! A quanto pare, invece, si sta moltiplicando! Dobbiamo stare, quindi, molto attenti e cacciare a calci tutti quelli che ancora oggi predicano teorie razziste e xenofobe, prima che sia, di nuovo, troppo tardi!
Vi lascio e facciamo in modo che si possa dire sempre "MAI PIU'"!

domenica 2 ottobre 2011

Budapest: I luoghi di culto (1° parte)

Budapest: I luoghi di culto (1° parte)

Care amiche e cari amici, come è nello spirito del "Caffè da Graziella, anche in viaggio, intendo far partecipi i miei lettori delle emozioni che hanno attraversato il "mio cuore e la mia mente" nel visitare alcuni luoghi simbolici, densi di significato per migliaia di persone che qui accorrono alla ricerca forse della verità o di una speranza di vita.

Cattedrale di Santo Stefano

 L'arrivo nella piazza della Cattedrale può avvenire da diversi accessi costituiti da strade snodantesi perpendicolarmente sia in senso longitudinale sia in senso trasversale. Sono arrivata in una giornata di settembre piena di sole in cui i raggi colpivano la facciata, la grande Cupola e le due torri laterali, esaltandone tutta la magnificenza. La chiesa, a croce greca ( con i quattro bracci uguali), dall'esterno, è la applicazione, accentuata in magnificenza, dei principi di base che hanno presieduto alla costruzione di ogni cattedrale o basilica importante nel diciannovesimo secolo. La Chiesa, infatti, è la "Casa del Signore", quindi deve stupire, intimidire, ma nello stesso tempo deve essere accogliente e deve essere un tramite per innalzare l'uomo ad una  spiritualità trascendente, l'unica che, secondo l'insegnamento cristiano, possa alleviarlo dalle ambasce quotidiane e dargli la speranza di una vita migliore sia terrena sia celeste. La grande gradinata esterna eleva il credente verso l'atrio di ingresso, proporzionalmente piccolo rispetto all'insieme, che contribuisce, però, per contrasto, alla espansione della sensorialità nell'attimo in cui si accede, da una delle tre gigantesche porte di ingresso, al corpo interno dell'edificio. La imponente Cupola, gli stucchi, gli arredi, le finiture magnifiche, i marmi, i fregi dorati, la grande  statua di Santo Stefano sull'altare, tutti insieme contribuiscono a creare un ambiente che riveli l'onnipotenza del Dio cristiano e soprattutto di una chiesa imperante.
Il giorno della visita, la cattedrale era gremita di fedeli che assistevano alla celebrazione della "Santa Messa", in un profluvio di incensi, in una magnificenza di apparati sacri e in una sequenza di gesti rituali esaltati da una colonna sonora continua di "Canti Gregoriani. Quella che appariva, quel giorno, davanti ai miei e agli occhi dei fedeli era proprio l'immagine di una "Chiesa Trionfante" e "libera" di esprimere la sua spiritualità ed il suo anelito verso il divino!
Eppure per quasi cinque decenni, dalla fine della seconda guerra mondiale alla caduta del muro di Berlino, questa era chiamata "la Chiesa del Silenzio", ridotta in quella condizione dal regime comunista, notoriamente ateo. Lo stato aveva espropriato ogni bene ecclesiastico, compresa la cattedrale, ed ogni forma di culto era proibita. I riti pertanto avvenivano in "silenzio" e in segreto, di qui la denominazione succitata di questo tipo di chiesa: "del silenzio". Al lato destro, entrando dalla porta centrale della Basilica, in un angolo buio si viene colpiti da una statua raffigurante il cardinale Jozsef Mindszenty.
Egli fu il paladino, il portavoce, il testimone, lo strenuo difensore di questa "Chiesa del Silenzio" e fu oppositore feroce del comunismo. Fu arrestato dai comunisti al potere nel 1944 con la accusa di "alto tradimento", fu rilasciato e poi di nuovo arrestato nel 1948, condannato a morte, ebbe la pena commutata in ergastolo. Gli fu estorta una confessione falsa dopo 39 giorni di torture, ma a fianco della firma sulla deposizione aggiunse C.F. ( Coactus feci, l'ho fatto costretto). Fu liberato nel 1956, durante la rivolta scoppiata contro l'U.R.S.S., rivolta che fu sedata nel sangue. Si rifugiò nell'Ambasciata Americana, dove rimase fino al 1973,  e divenne il simbolo di chi difende anche a costo della propria vita la propria convinzione. Comunque il cardinale fu scomodo anche per la sua stessa Chiesa, specialmente quando quest'ultima cercò di dialogare con il comunismo, in una fase politica denominata "Ostpolitik". Il cardinale ungherese si oppose fermamente ed alla fine, per motivi diplomatici, gli furono revocati i titoli e fu costretto, per obbedienza, a lasciare il suolo ungherese per andare a Vienna dove morì. Questa la storia di uno strenuo difensore della propria libertà di opinione a cui non possiamo che inchinarci deferenti, quale simbolo di una "Chiesa Perseguitata", aggiungendo, però, che egli assurge a simbolo di "tutti i perseguitati" in ogni parte del mondo.
Qualcuno potrà giudicare strano la collocazione della sua statua in un angolo buio dell'ingresso centrale, lontano dalla magnificenza dell'apparato ecclesiale; qualcuno potrà vederci anche l'imbarazzo di una nomenclatura ecclesiale più portata alla diplomazia e che non amava e non ama tali personaggi, poco inclini ai compromessi; eppure io penso che quella sia, invece, la collocazione giusta della sua statua. Infatti al lato della porta centrale egli diventa una specie di guardiano contro l'oscurantismo e la prepotenza di chi vuole privare l'uomo del più inviolabile dei diritti:

LA LIBERTA' DI PENSIERO E DI ESPRESSIONE

Anche in questo periodo, in Italia, avremmo bisogno di un Cardinale Mindszenty per impedire, che vengano promulgate le cosiddette "Leggi Bavaglio", che sia la destra sia la sinistra vogliono.


   


sabato 1 ottobre 2011

Il caffè " New York" di Budapest

Care amiche e cari amici, 

sono sempre felice di rivedervi, vi voglio bene!
Questa pausa con voi è una dolce abitudine ormai, che illumina le nostre giornate.
Il "Caffè da Graziella", come più volte vi ho accennato, vuole essere piuttosto uno stile di vita, che predilige l'amicizia, la verità, la cultura, la conversazione, il parlare della vita quotidiana e dei problemi che ci affliggono. Come è tradizione, nella realtà, al di fuori del Web, i luoghi di incontro sono, appunto, i " Caffè" e i suoi tavolini diventano "tavole imbandite" per proporre "piatti che saziano le menti".
Per questo,  ogni volta che visito una città sia italiana sia straniera, amo rivivere le atmosfere di questi locali, dai più suggestivi ai più celebrati, dai più piccoli ai più grandi, per assaporare la loro atmosfera particolare e poi rendere partecipi i miei affezionati lettori delle emozioni che essi mi suscitano.

Il caffè " New York" di Budapest

La visita a questo celebre caffè " New York" di Budapest è avvenuta, in questo dolce mese di settembre, di sera, alle venti, l'ora in cui, forse, questo edificio emana il suo fascino migliore.
Non vi racconterò la storia di questo celeberrimo "Caffè" perché la troverete nel “web”, comunque sappiate che buona parte della "intellighenzia" politica e culturale dell'Ungheria è passata di lì, dalla “belle époque” ad oggi, rafforzando e rinnovando la cultura e le tradizioni di questo fiero paese della cosiddetta Mittel-Europa.
Vi premetto che l'Ungheria è un paese profondamente legato al suo ambiente naturale e soprattutto ai suoi "eroi", piccoli o grandi, che, comunque, hanno contribuito, in qualche modo, al progresso della propria società. Infatti non vi è Palazzo Pubblico, in una qualunque cittadina, in un qualunque angolo del paese, senza che vi sia una serie di lapidi commemorative di personaggi locali o nazionali di ogni tempo, fino ai nostri giorni. Per questa nazione, evidentemente, la commemorazione delle virtù eroiche dei propri concittadini è ancora un valore fondante della propria società! 

Che differenza da noi, dove “l’apparire” e la “vanità”, più che “l’essere”, sono diventati, invece, valori fondamentali e fondanti della nostra società! 

Tornando al nostro "caffè", esso si trova al piano terra di un imponente edificio costruito in stile "eclettico", che si basa sul Rinascimento Italiano.
Nello stesso stile sono stati costruiti i locali interni, per i quali sono stati utilizzati marmi pregiati sulle pareti, decori e statue in bronzo, finiture in seta e velluto, in un luccichio di stucchi dorati e affreschi sui soffitti, ispirati alla mitologia. L'atmosfera diventa magica quando vengono accesi i numerosi lampadari in vetro, stile veneziano, e le applique in bronzo e vetro sulle pareti. Nonostante la sfarzosità dell'insieme, magicamente ogni tavolino ed i suoi occupanti, diventano delle isole private in cui il tempo sembra fermarsi, concedendo agli astanti quella necessaria "separazione" dal mondo reale e dagli affanni quotidiani. In questo insieme scenografico da favola, oltre alle note melodiose di un pianoforte, si sente lo zampillare discreto di un ruscello, proveniente da una fontana in marmo, presente all'ingresso del locale. In questa oasi, attraverso otto enormi vetrate, a cui fanno da guardia diciotto fauni luciferi in bronzo, è possibile mantenere il contatto con la città, osservando l'affollarsi di persone e mezzi che percorrono la piazza antistante e la via laterale. Non voglio parlarvi della qualità del cibo e del servizio impeccabile, ma discreto, di gentilissimi maitre e camerieri, piuttosto voglio sottolineare che questi locali, abbandonati all'incuria per decenni, sono stati riportati in auge e restaurati da un gruppo finanziario italiano.
Comunque la stessa sera del mio piacevole intrattenimento con amici italiani, vi era una allegra tavolata di famiglie, con molti uomini in divisa da marinai. Erano divise alquanto inconsuete che, però, venivano sfoggiate con orgoglio dai presenti che assistevano anche a diversi discorsi fatti da "ufficiali" . Peccato non aver conosciuto  l'ungherese, ma si capiva che era una cerimonia toccante, dalle espressioni dei visi, commossi e compunti. Finalmente sono riuscita a leggere il berretto di uno dei marinai: " Viribus Unitis". Quello che si vedeva, per  la mentalità di un italiano, aveva qualcosa di incredibile, infatti festeggiavano una celebre corazzata della prima guerra mondiale, affondata da Paolucci e Rossetti nel porto di Pola. E' come se oggi festeggiassimo la sconfitta di Caporetto! Ovviamente loro ricordavano con affetto, ed evidentemente con orgoglio, i loro antichi parenti, morti nell'adempimento del loro dovere. Questa non deve essere vista come  retorica guerrafondaia, perché qualunque  guerra è esecrabile, ma sicuramente deve essere intesa come manifestazione di  un tenero ricordo di chi, comunque, per la propria gente, viene considerato un "eroe". Chissà, forse diventeremmo migliori se anche noi onorassimo i morti di Caporetto, soprattutto quelli che hanno subito ingiustamente la fucilazione per decimazione, perché accusati di codardia davanti al nemico, e hanno pagato una colpa non loro, ma di alti comandi inefficienti e stupidi. 

 Che lezione di civiltà e di civismo! 

Noi, purtroppo, abbiamo Bossi ed i Padani, che nei recenti discorsi hanno onorato i morti "della Grande Guerra", ma solo..... quelli del nord e vuole la “secessione” per fondare un ridicolo Stato “Lombardo- Veneto”!
Veramente non ho ulteriori commenti da fare!