domenica 6 novembre 2011

Ambiente e Costituzione

Care amiche e cari amici,
anche oggi il nostro “caffè da Graziella” ci accoglie con calore e amicizia, offrendoci il profumo intenso del nostro caffè e il profumo delicato della rosa, in modo che la nostra pausa sia piacevole e ci ritempri per “andare al galoppo” nelle nostre attività.
Il nostro caffè è esso stesso un “ambiente” che assume, per noi, diversi significati:
  • è un ambiente “politico” in quanto è una parte di un mondo, anche se virtuale, che noi consideriamo “importante o di valore” ;
  • è un ambiente “umanistico” in quanto è l’ambito culturale in cui, noi e voi, vogliamo educarci, discutendo, in cui vogliamo crescere intellettualmente o in cui vogliamo semplicemente interagire;
  • è un ambiente “ informatico” la cui organizzazione e i suoi servizi influiscono sul nostro modo di comunicare.
  • se ci rechiamo in un vero caffè, diventa ambiente architettonico organizzato con i servizi e i vari comfort.
Ambiente è espressione, quindi di vari concetti in diversi campi.

In questo post, continuiamo la serie sulla influenza della nostra Costituzione nel nostro vivere democratico, e ci interessiamo:

dell’Ambiente Naturale e delle sue implicazioni con le azioni dell’uomo.

che ne diventa il sottotitolo.

In questo caso la parola “ambiente”, per come si è evoluto, nel tempo e nelle situazioni, il relativo concetto , appare oggi inadeguato in quanto, come sappiamo, il termine “ambiente” deriva dal latino ambiens, participio presente del verbo ambire, che significa “circondare”. Tale prefisso è rimasto uguale anche nelle varie lingue di derivazione latina.
Quindi il termine ambiente, fino ad oggi, ha rappresentato: tutto ciò che circonda l’uomo.
Il termine risente della visione antropocentrica del mondo dei greci, dei latini e poi dei cristiani,  in cui:
l’uomo non è visto come parte integrante della biosfera, ma come entità e fattore che, pur al centro del mondo, ne risulta in realtà esterno, capace di plasmare e gestire un “ambiente” creato appositamente per le proprie necessità e in virtù delle superiori doti intellettive.

Questa visione è stata tollerata, appunto, nel mondo preindustriale, quando l’uomo, con le sue attività non esponeva a forti rischi nè se stesso nè il mondo fisico in cui viveva, vivendo, anzi, egli stesso in simbiosi con il suo ambiente naturale senza aggredirlo con l’inquinamento.
Questa visione antropocentrica del termine ambiente, di fatto, è durata quasi fino al giorno d’oggi.
Infatti, al momento della nascita della Costituzione della Repubblica (1948) non vi era nemmeno una definizione del termine ambiente e tale vuoto normativo è durato a lungo.
Del resto è comprensibile, in quanto l’Italia, fino ad allora, aveva avuto una economia prevalentemente rurale e non era ancora quella potenza industriale che poi è diventata! Infatti è negli anni 50, del boom economico e del benessere, che la industrializzazione si espande in tutto il nostro territorio, specialmente nel nord, richiamando frotte di lavoratori da tutto il sud. Questo ha comportato un aumento di grossi insediamenti umani nelle vicinanze delle fabbriche, che, unitamente ad esse hanno aggravato l’inquinamento evidenziandone i pericoli e, quindi, la necessità di tutelare l’ambiente. Sono pervenute, quindi, proprio da queste situazioni anomale, varie istanze da parte della società a cui la giurisprudenza ha dovuto dare concretezza per affrontare il problema e creare, così, un corpus giuridico orientato in tal senso. 
Oggi, per noi l’ambiente è fondamentalmente :
  • un valore da tutelare;
  • un diritto da esercitare;
  • un bene collettivo che attiene la salute fisica e psichica dell’uomo.
Ma l’introduzione e l’affermarsi di tali concetti che, oggi, invece, fanno parte integrante e naturale del nostro patrimonio culturale hanno comportato, nel tempo,  una speculazione ed una enunciazione giurisprudenziale e dottrinaria notevole, che vale la pena di conoscere.
Facciamo, perciò, ora un breve  excursus giuridico, necessario per comprendere il lento affermarsi nella nostra coscienza collettiva del “valore dell’ambiente” che ci circonda.
I primi accenni all’ambiente in Italia sono legati solo ad
una visione estetica e statica del paesaggio come bellezza naturale percepita dall’esterno.
Infatti al momento della Assemblea Costituente, che ha dato corpo alla Costituzione, erano già in vigore due norme per molti versi ancora attuali: la Legge 1089/1939 sui Beni Culturali e la Legge 1497/1939 sulle Bellezze Naturali.
L’art. 9 della costituzione italiana parla, inoltre, esplicitamente di paesaggio quando sostiene che:

“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”

e proprio tale articolo è stato a lungo l’unico riferimento costituzionale in materia di ambiente.
Solo negli anni ‘70 e ‘80, sull’incalzare dei pericoli insiti nell’inquinamento da industrializzazione, si sviluppa una giurisprudenza consolidata e l’ambiente viene visto come “valore e come insieme.”
La Cassazione definisce, infatti, che l’ambiente deve essere tutelato in quanto tale .
                                       L’ambiente, cioè, diventa un “valore.
Si comincia, perciò, a parlare di servizio pubblico di depurazione.
Nascono i depuratori in tutto il territorio, ma l’aria, causa fumi di scarico, nelle grandi città industrializzate, per esempio Milano, rimane fortemente inquinata, unitamente ai fiumi dove vengono scaricate ancora  tonnellate al giorno di inquinanti e molte aree diventano sedi di discariche.
Al tempo stesso l’art. 734 del codice penale dice che:
“Chiunque in qualsiasi modo distrugge o altera bellezze naturali è punito ...”.
Risulta evidente che negli anni 80 si è passati da una visione estetica e statica del paesaggio come bellezza naturale percepita dall’esterno ad una definizione più ampia del concetto di ambiente, come un soggetto, cioè, avente proprietà emergenti che sono al di sopra delle sue componenti essenziali ed intrinseche (flora, fauna, geologia, ecc.) e che quindi deve essere inteso nel suo insieme, nella sua totalità.
Siamo, però, ancora su vaghe questioni di principio!
La Suprema corte di Cassazione, successivamente, ne amplia il significato con una sentenza (Cass. S.U. 6 ottobre 1979 n. 5172) nella quale introduce il concetto di diritto fondamentale:
l’ambiente è un fenomeno unitario e che, come un diritto della personalità, costituisce un diritto fondamentale dell’uomo.
La giurisprudenza comincia ad essere più incisiva sull’argomento!
Successivamente la Corte Costituzionale (sentenza n. 641 del 1987), chiarisce il concetto della appartenenza e del diritto alla qualità della vita:
“l’ambiente non è passibile di una situazione soggettiva di tipo appropriativo appartenendo alla categoria dei beni liberi, fruibili dalla collettività e non dai singoli”.
 ”L’ambiente salubre”, inteso in una concezione sanitaria di ambiente giuridicamente apprezzabile e rilevante (art. 32 Cost.) può essere collegato ai diritti della persona, che comprendono anche l’integrità fisica e psichica e la salvaguardia della qualità della vita.
Con questa sentenza, l’ambiente è stato agganciato al diritto costituzionale alla salute. dell’art. 32, per cui, nella nostra Costituzione, l’ambiente entra per altra via.
Ma è, comunque, un passo formidabile!
Secondo la Cassazione Civile 4362/1992
“L’ambiente in senso giuridico costituisce un insieme che, pur comprendendo diverse componenti, si distingue ontologicamente da questi e si identifica in una realtà priva di consistenza materiale, ma espressiva di un autonomo valore collettivo”.
La Corte di Cassazione (Cass. Pen., sez. III, 28 ottobre 1993, n. 9727, Benericetti) si  impegna a dare una definizione di ambiente affermando che per
“ambiente deve intendersi il contesto delle risorse naturali e delle stesse opere più significative dell’uomo protette dall’ordinamento … l’ambiente è una nozione, oltreché unitaria, anche generale, comprensiva delle risorse naturali e culturali, veicolata nell’ordinamento italiano da diritto comunitario”.
Con questa sentenza si completa il quadro!
Quanto riportato sopra, infatti, rappresenta, nel Diritto Italiano, fino al ‘93, l’evolversi giurisprudenziale della definizione del termine ambiente, che si afferma, quindi, come un diritto fondamentale dell’uomo, della sua persona, della collettività e del diritto alla salute dell’uomo.
Tale impostazione giuridica  del “termine ambiente” è diventato, da allora, il fondamento necessario per poter interpretare delle leggi di difesa ambientali, nonché a promuoverne di nuove.
Dopo questo travagliato iter dottrinale e giurisprudenziale, in cui finalmente si è riusciti a dare le prime definizioni di ambiente, sulla spinta  dell’ulteriore avvento massiccio della industrializzazione e dell’espansione demografica e della globalizzazione, il termine ambiente  si è, quindi, ulteriormente ampliato, per le implicazioni che esso comprende, ed è diventato:
“Il complesso di risorse naturali ed umane singolarmente considerate ovvero poste in diretta e/o indiretta interrelazione ed interazione tra loro, tale da comprendere, da un lato, tutte le risorse naturali (i  sistemi terrestri,  acquatici, aerei), e, dall’ altro lato il  territorio (sotto il profilo urbanistico, pianificatorio, storico-artistico e paesaggistico).

Di qui nasceranno una serie di norme specifiche che regoleranno le diverse materie citate sopra!
Per quanto attiene la sua tutela, l’ambiente, quindi, man mano, è percepito  come un insieme unitario complesso che comprende e coinvolge aspetti giuridici, sociali, scientifici e di sviluppo, in quanto bene dell’umanità che oggi noi abbiamo in semplice consegna e che dobbiamo restituire, nel migliore dei modi, alle future generazioni.
Successivamente, in Italia, in ambito Costituzionale, e, finalmente, non solo in quello della giurisprudenza, maturano i tempi per:
considerare l’ambiente non più soltanto un bene tutelabile con una specifica azione di risarcimento da parte di specifici soggetti legittimati all’azione, ma è soprattutto un valore di dignità pari a quello di altri già presenti nella Costituzione, come ad esempio la salute.
Finalmente, infatti, nell’ anno 2001, viene modificato il titolo V della parte seconda della Costituzione ed è stata introdotta all’ articolo 117, secondo comma, lettera s), tra le materie di competenza esclusiva dello Stato, anche quella relativa alla
“tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”.
Prima di tale riforma non era possibile rinvenire in nessuna norma costituzionale una espressa  disposizione  che  contemplasse  in  modo diretto  l’ambiente  in  quanto  tale. 

Si è visto finora che il filo conduttore di tutto questo percorso, sia in Italia che nel mondo, è stata la certezza che la qualità dell’ambiente condizionasse di fatto la qualità della vita, e che tutte le aggressioni nei confronti della “natura” avessero dirette ripercussioni sul godimento di alcuni essenziali diritti della persona.
La tutela dell’ambiente, man mano, è stata vista, perciò, sempre più come un problema di difesa dei diritti fondamentali della persona umana, e, di conseguenza, in stretta relazione tra ambiente e diritti.
Il passo successivo per promuovere la protezione dell’ambiente è stato quello di esulare dalla semplice difesa di singole sue componenti, quali la bellezza dei paesaggi o la salubrità degli ambienti di vita, per mettere in discussione lo stesso modello di sviluppo proprio delle odierne società industrializzate, per cui si è arrivati alla enunciazione che:
l’inquinamento non è solo una semplice eccezione, ma è la regola insita nell’organizzazione socio-economica contemporanea.
La questione centrale è così individuata nella ricerca di un nuovo equilibrio nell’attuale modello di convivenza, prendendo in considerazione un coordinamento tra le esigenze di crescita e benessere economico e quelle di tutela dell’ambiente, fino al punto che le prime non potessero essere considerate cosa diversa dalle seconde.
Si permea, quindi, nella società mondiale, l’idea di adottare un “nuovo modello di sviluppo”,  in cui la crescita economica non venga valutata in termini solo quantitativi e come fine a sé stessa, ma acquisti valore anche per la sua qualità, ossia per l’incidenza che effettivamente possa produrre sull’ambiente e, tramite esso, sulla qualità della vita dell’uomo.
Quanta strada è stata fatta dalla semplice codificazione della definizione del termine ambiente, ma quanta se ne dovrà fare ancora, visto che le nazioni economicamente emergenti stanno, solo ora, pensando di esaminare l’aspetto inquinamento!

La “Dichiarazione di Rio del ‘92 sull’ambiente e lo sviluppo”,  ha tradotto tutto ciò nella nota formula:
“Sviluppo sostenibile”,
formula ripresa dall’Unione europea che ne ha fatto obiettivo delle sue politiche di protezione ambientale definendola nella nuova Costituzione europea
“un valore dell’umanità”.
Quindi ogni materia quali: trasporti, agricoltura, concorrenza, energia, sviluppo industriale etc. da questo momento in poi, deve essere subordinata all’ “esigenza di preservare e migliorare l’ambiente”, adottando, così, nel mondo,
un “modello di sviluppo” nel quale la libertà venga distinta  dall’arbitrio, e sia riportato in primo piano lo spirito solidaristico di collaborazione per la realizzazione di una società più giusta ed egalitaria.


Care amiche e cari amici, queste, sicuramente, sono tutte parole condivisibili ma fondamentalmente difficili da acquisire e, soprattutto, da propagandare, per cui io preferisco ricorrere alla filosofia greca per veicolare, con un pizzico di follia poetica, quasi una licenza poetica su un argomento così serio, un concetto semplice ma efficace, alla maniera del “caffè da Graziella”.

Per i Greci, ogni cosa, compreso l’ambiente naturale, era concepito come unione di quattro elementi, o radici, che  designerebbero divinità diverse: il fuoco (Ade), l’aria (Zeus), la terra (Era) e l’acqua (Persefone).
Per inciso, la cosa più interessante che proviene dalla cultura classica  è che ogni aspetto della vita veniva  divinizzato, per conferire ad esso quasi una qualità superiore. Oggi noi, con la nostra cultura, le consideriamo sciocchezze, ma la divinizzazione di ogni cosa, comunque, porterebbe almeno al rispetto di essa se non alla loro tutela.
Se considerassimo, infatti, anche noi, ripieni dello spirito del nostro Dio : l’acqua, la terra, l’aria ed il fuoco, forse ne avremmo più rispetto e soprattutto più timore.
Continuando, secondo la filosofia greca, l’unione di tali radici determina la nascita delle cose o la loro separazione, cioè, la morte. Ma si tratta di apparenti nascite e apparenti morti, dal momento che le radici non si creano, nè si distruggono, ma sono soltanto in continua trasformazione.
“L’aggregazione e la disgregazione delle radici sono determinate dalle due forze cosmiche e divine:
Amore e Discordia (o Odio),
secondo un processo ciclico eterno.
In una prima fase, tutti gli elementi e le due forze cosmiche sono riunite in un Tutto omogeneo, “nello Sfero”, il regno dove predomina l’Amore. Ad un certo punto, sotto l’azione della Discordia, inizia una progressiva separazione delle radici. L’azione della Discordia, non è ancora distruttiva, dal momento che le si oppone la forza dell’Amore, in un equilibrio variabile che determina la nascita e la morte delle cose, e con esse quindi il nostro mondo. Quando poi la Discordia prende il sopravvento sull’Amore, e ne annulla l’influenza, si giunge al Caos, dove regna la Discordia e dove avviene la dissoluzione di tutta la materia. Il ciclo, però, continua grazie ad un nuovo intervento dell’Amore che riporta il mondo alla condizione intermedia in cui le due forze cosmiche si trovano in nuovo equilibrio dando nuovamente vita al mondo. Infine, quando l’Amore si impone ancora totalmente sulla Discordia si ritorna alla condizione iniziale dello Sfero. Da qui il ciclo ricomincia. Il processo che porta alla formazione del mondo è quindi una progressiva aggregazione delle radici. Tale unione, lungi dall’avere un benché minimo carattere Finalistico è assolutamente casuale. E tale casualità si evidenzia a proposito degli esseri viventi. All’inizio infatti le radici si uniscono a formare arti e membra separati, che solo in seguito si uniranno, sempre casualmente tra di loro. Nascono così mostri di ogni specie (come ad esempio il Minotauro, i Ciclopi, etc.), che, dice Empedocle, sono scomparsi solo perché una selezione naturale favorisce alcune forme di vita rispetto ad altre, meglio organizzate e perciò più adatte alla sopravvivenza.”
Questa la filosofia greca, superata dalla nostra scienza, ma al di fuori di essa, cioè nel campo sociale e umano, la lezione che ne possiamo trarre è che le nostre azioni non devono essere conseguenza della casualità, altrimenti facciamo nascere mostri, ma esse devono essere promosse e regolamentate esclusivamente dalla intelligenza, frutto dell’”Amore”, così da impedire alla “Discordia” di distruggere il bene che abbiamo ricevuto in regalo e che abbiamo modificato: cioè, il mondo naturale.
Se noi amassimo veramente l’ambiente, la natura in cui viviamo, cioè la nostra Madre Terra, al di là delle elucubrazioni giuridiche, sociali, scientifiche ed economiche, staremmo molto attenti a preservarlo, principalmente per il nostro interesse, cioè il benessere come singolo e come collettività.
Se invece, come spesso facciamo in nome di uno sviluppo consumistico ed edonistico, introduciamo elementi di discordia quali “l’aggressione all’ambiente”, commettendo abusi,   ( edilizi, di inquinamento, di incuria nella prevenzione, nella trasformazione dissennata del territorio, etc.) non facciamo altro che creare “mostri” che alla fine ci ingoieranno, producendo solo danni economici  e perdita di vite umane che,  invece,  potremmo facilmente  evitare.
E’ una lezione che ci rifiutiamo di imparare, forse perché non abbiamo piena "consapevolezza" dei pericoli che potremmo subire da una natura aggredita , nonostante i numerosi avvenimenti che si sono succeduti in Italia e nel mondo, riguardanti frane, inondazioni, esondazioni etc., non ultime quelle che stanno coinvolgendo, in questo momento, il nord ovest dell’Italia.
Una natura aggredita, aggredisce noi, ma la sua risposta è molto più forte della nostra!

Eppure basterebbe amare l’ambiente e, con l’”Amore”, basterebbe adottare tutte le misure di prevenzione e tutela per conservare, con uno sviluppo sostenibile, il nostro mondo, quale giardino dell’Eden, così come ci è stato consegnato da Dio, e non permettere alla Discordia, quindi alle nostre azioni malvage, di distruggerlo.

Vi abbraccio.


martedì 1 novembre 2011

Democrazia secondo la Costituzione parte 2°

Care amiche e cari amici,

il nostro locale virtuale oggi è sfavillante di luci e di colori in contrasto con le nubi nere che fuori si stanno addensando.
Il caffè, però, è sempre delizioso e la rosa sempre profumata, ed entrambi, unitamente all'acquisizione della “consapevolezza dei fatti” che accadono intorno a noi, ci daranno la forza di diradare la tempesta incombente.
In questo post, se avrete ancora la pazienza di seguirmi, cercherò di rispondere alla nostra seconda domanda, contenuta nel post http://uncaffedagraziella.blogspot.it/2011/10/democrazia-secondo-la-costituzione.html, che è la seguente:
“Il potere, oggi, è ancora totalmente del popolo, così come è previsto dalla nostra Costituzione?”
Abbiamo visto, nel primo post, che questa Maggioranza ha introdotto nel nostro sistema politico
una interpretazione “populistica”  e “plebiscitaria” del fondamento del potere politico e persegue un presidenzialismo, senza controlli, come forma di governo
per abolire i limiti costituzionali imposti al suo “Potere Politico”.

Ci stanno dicendo, per ingannarci e per giustificare questa sconcezza, che, questa, è:
la conseguenza del “Bipolarismo”.

Tale Sistema, purtroppo, lo abbiamo noi stessi accettato in un referendum, in quanto, a suo tempo, ci hanno fatto anche credere, con una brutale esemplificazione, che tale bipolarismo era l’unica via che potesse permettere la governabilità di un Paese.
Oggi possiamo replicare che: 
“Questo, innanzitutto tutto, non è un vero sistema Bipolare”,
o almeno non è come lo intendevamo noi allora, cioè, alla anglosassone, fatto di ragionevolezza e di mediazione, che, poi, sono la vera essenza della politica.
Il Bipolarismo anglosassone è, sicuramente, un ottimo sistema per la governabilità, ma, come è sotto gli occhi di tutti, il nostro cosiddetto bipolarismo non ha affatto garantito la governabilità! Infatti, nel giro di pochi anni, si sono susseguiti governi che raramente hanno finito la legislatura ed inoltre l’azione di governo è stata, quasi sempre, bloccata da veti incrociati frutto di litigiosità dentro e fuori la maggioranza.
Il nostro attuale bipolarismo, è basato, invece, sulla “divisione” e non  su una “comune fiducia negli stessi valori” (siamo figli, infatti, dei guelfi contro i ghibellini, dello Stato contro il Papato, della Città contro la Campagna, dei Fascisti contro gli antifascisti, della Monarchia contro la Repubblica, dei Comunisti contro gli anticomunisti, dei filo-Berlusconiani contro gli anti-Berlusconiani, del Nord contro il Sud). Questo fa sì che, nel nostro sistema politico, vincano,
la “contrapposizione pregiudiziale “e la totale assenza di mediazione e di ragionevolezza, che sfociano inevitabilmente nella “delegittimazione dell’avversario”, sconfitto dalle urne.

Vi sembra questo uno spirito democratico o utile a governare?
Possiamo attenderci qualcosa di buono da questo sistema politico? 
Penso proprio di no!
Il Presidente Napolitano sta perdendo la voce per ribadire in continuazione che sono necessarie  la “ concordia e la mediazione”! 
facendo riferimento agli anni del dopoguerra che condussero l'Italia al boom economico.
Conclusione di tutto ciò è che:
“Il popolo, in questa situazione, appare sempre più come spettatore, al più, tifoso, piuttosto che come razionale e riflessivo titolare della sovranità.”

Vi sembra che comandi veramente il popolo?
Purtroppo tale situazione ha allontanato la gente dalla politica, acuendo ancora di più il distacco dai politici che, a loro volta, si sono trasformati in una casta di "cortigiani"..
Ma come già detto nella conclusione del primo post, questa Maggioranza non si limita ad introdurre concetti “eversivi”, con una interpretazione distorta della Costituzione, relativamente al “fondamento del potere politico”, ma, concretamente, compiacente la Opposizione, sta mettendo o ha messo in atto delle azioni concrete per
“Svuotare la Costituzione, pur senza cambiarla.”
Questi processi, storicamente, sono iniziati negli anni Ottanta, quando il CAF ( Craxi, Andreotti, Forlani), ognuno per la propria parte, iniziarono la sfida alla tradizione politica e costituzionale impersonata da DC e PCI, tradizione fondata su valori di dedizione allo Stato ed al popolo Sovrano, consolidati dopo una disastrosa dittatura (come vi ho detto nel post: “L’età della vanità”).
Purtroppo questa tendenza a sfasciare i principi Costituzionali, nel tempo, ha avuto nuovi interpreti, e nuovi “allievi”, arricchendosi di nuovi argomenti che tratteremo qui di seguito.
Vediamoli:
A) Il tentativo di abolire i limiti imposti dalla Costituzione alla volontà della maggioranza o, meglio, alla volontà del Premier, (quest’ultimo, falsamente, autoproclamatosi “eletto dal popolo”), ha fatto un passo da gigante con l’attuale sistema elettorale, denominato “Porcellum”, che, purtroppo, questa casta vorrebbe tenere, contro la volontà del popolo che, invece, si è già espresso con la recente raccolta di  firme.
Vediamo i guasti che questa legge ha prodotto e sta producendo alla stessa sovranità del popolo e al normale funzionamento delle Istituzioni.
Infatti essa:
  • assegna ai capi dei partiti il potere di designare i componenti del Parlamento. Il capo della coalizione vincente, di qualunque colore, designando la gran parte dei parlamentari della maggioranza, fa sì che essi potranno essere rieletti solo se, nel loro lavoro parlamentare, daranno prova di fedeltà al Capo e non al popolo. Conseguenza di ciò è che: si attenua la separazione tra potere esecutivo e potere legislativo e si pone nelle mani del Capo dell’esecutivo gran parte del concreto potere legislativo, di competenza, invece, del Parlamento.          Emblematica è stata la votazione sul caso Ruby, in cui, ricattati, senza dignità e in spregio alla verità, i nostri Parlamentari sono stati costretti a votare che Ruby era la nipote di Mubarak o per meglio dire, possedendo l’arte di leggere il pensiero, che essi “sapevano” che, durante una celebre telefonata alla questura, il Premier era convinto che la ragazza avesse parentele così altolocate. Ancora più emblematica è la recente lettera anonima che, diversi membri della maggioranza, hanno scritto al loro Premier invitandolo a dimettersi. Essi, però, non l'hanno firmata per non farsi decretare, dal Capo, la loro “morte politica”.
  • comporta la perdita della “funzione di mediazione”, prerogativa unica del Parlamento; i parlamentari, salvo rare eccezioni, traendo dal Capo del partito la possibilità di sedere in Parlamento, sono costretti a disattendere al “Vincolo di mandato”, previsto dall’art. 67 della Costituzione che recita: «ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza Vincolo di Mandato». I Parlamentari ricevono, quindi, al momento della loro elezione, un mandato generale da parte del corpo elettorale, mandato non suscettibile di iniziative di revoca né da parte dell’ambito territoriale (collegi) che li hanno eletti, né da parte del partito di affiliazione o del suo Capo. Prima del "Porcellum", quindi, erano liberi, e potevano esercitare il loro spirito critico o di mediazione; oggi, ricattati, invece, i Parlamentari, sono costretti a ripetere, nella sede parlamentare, lo scontro tra i capi delle diverse fazioni che, di solito, si svolge, in altre sedi.
  • permette l’indicazione del nome del candidato Presidente sulla scheda elettorale, creando un effetto psicologico in due direzioni: i cittadini, infatti, ritengono di eleggere il Presidente del Consiglio e il Presidente del Consiglio ritiene di essere eletto dal popolo. Sono due false rappresentazioni, che hanno modificato il senso comune del significato delle elezioni politiche; infatti, il cittadino percepisce che il suo voto serve per eleggere il Premier e non il Parlamento, rafforzando, così, il potere psicologico dello stesso sulle masse. Niente di più falso! Leggetevi l’articolo 92 della Costituzione e controllate chi è che nomina il Presidente del Consiglio! Sono solo trucchi per ingannarci!
B) Ad indebolire ulteriormente la nostra Democrazia è stata la esaltazione del ruolo dell’esecutivo e del suo Capo che ha contribuito anche alla perdita, da parte del Parlamento, del monopolio della legislazione. Infatti, oggi, questa Maggioranza usa tre vie preferenziali per legiferare:
  • fa presentare le Leggi, in massima parte, dal Governo; rare, infatti, sono quelle di origine parlamentare, mentre vengono insabbiate quelle di iniziativa popolare ( vedere la fine della legge che ha presentato Grillo sulla scelta dei candidati);
  • fa largo uso dei Decreti Legge, che potrebbero essere usati solo in situazioni di urgenza o eccezionali, ed invece è diventata prassi di governo. Il Parlamento viene chiamato solo a ratificare ;
  •  impone sempre più al Parlamento l’Istituto della Delega Legislativa e quindi ai Decreti Delegati.
E' di ieri la considerazione del Presidente Napolitano che ha affermato: 
"Non c'è dubbio che in tempi recenti vi sia stato un sensibile scadimento del processo di formazione delle leggi.". 

C) Il Consiglio dei Ministri, anche esso ha perso la forza e le prerogative costituzionali,
    derivatogli dall’essere: Potere Esecutivo. Infatti le riunioni dello stesso Consiglio dei Ministri, dalle durate sempre eccezionalmente brevi,  denotano la attuale tendenza alla sola ratifica di decisioni prese altrove ( palazzo Grazioli ). La storia italiana ha già assistito a tale tipo di situazione che colloca il Capo al di fuori del mondo politico e dei suoi rituali costituzionali! (vedi: Mussolini e il Gran Consiglio del Fascismo e palazzo Venezia!).

Il Presidente Napolitano ha affermato ieri che:
«L' Italia è esposta all'inadeguatezza; Serve più cultura delle Istituzioni».
"Dal Quirinale, infatti, arriva un monito a fare leggi di maggiore qualità e ad avere maggior considerazione per le istituzioni statali, compresi gli organi ausiliari e gli istituti di garanzia, che devono essere indipendenti dai governi anche per frenare l'arbitrio dei partiti che vanno al potere. Queste istituzioni richiedono, dunque, manutenzione e anche un rafforzamento reso necessario proprio dal processo di integrazione europea. Servono riforme, dice Giorgio Napolitano, e bisogna farle partendo dalla Costituzione rafforzandone le basi."
Con le sue due  ultime affermazioni Il Presidente ha dato un sigillo di autorevolezza a tutto il discorso fin qui svolto in questo post.

D) La nostra Democrazia è, inoltre, condizionata dai mezzi di comunicazione che, purtroppo, sono per la maggior parte in mano di BERLUSCONI, che condiziona, così, la formazione della “opinione pubblica”, con una pletora di “servi sciocchi”. Oggi i nostri talk show politici, si concentrano più sullo spettacolo che non sui contenuti, diventando, così, un cattivo veicolo per la buona politica e un eccellente tramite, per quella cattiva. Si sentono, infatti, solo litigi, grida e battute ironiche, il tutto esposto  in modo incomprensibile e non ragionato! Non se ne può proprio più! Tale  teatralizzazione esaspera, volutamente, solo la personalizzazione della politica, favorendo, così, proprio la tendenza al presidenzialismo;
E) Ma il pericolo maggiore alla nostra democrazia è lo svilimento delle funzioni dei partiti politici  e quindi  la loro crisi. Infatti essi dovrebbero essere comunità di formazione politica, organizzate sulla base di procedure definite e di una comune visione del mondo; invece, con la confusione al loro interno, frutto di lotte di potere per la leadeship e di mancanza di idee, e la loro corruzione, diventate, ormai, congenite, hanno solo  alimentato la personalizzazione della politica e delle sue sfide. Se l’identità dei partiti è determinata non dai ceti di riferimento né dagli obiettivi che intendono perseguire, ma dal nome e dalle attitudini del leader, è inevitabile che anche la forma di governo tenda al Presidenzialismo.

Il quadro che vi ho esposto finora, cari lettori, fa capire che è in corso, da tempo,
una mutazione genetica del nostro sistema politico costituzionale.
Il problema più serio, però, è che:
“Sembra oggi mancare proprio in Noi, nella Società civile, la “consapevolezza” del carattere prevalentemente oggettivo dei processi che hanno portato a questi cambiamenti, cioè, a questa mutazione genetica. “

Il Presidente Napolitano ha detto : "Serve unità o non si cresce. Si impreca, ma la politica siamo tutti noi"

Siamo, purtroppo, continuamente plagiati, distratti e depistati da un sistema di informazione che ha alzato una cortina fumogena sull'essenza del Potere e sui pericoli che possiamo, invece, correre in una situazione assolutamente “Incostituzionale”. 
Anche la mancata adozione di nuove regole per disciplinare, in forma democratica, le esigenze sopravvenute dal cambiamento della società stanno svilendo il nostro sistema politico costituzionale.
Si invocano tanto le riforme che possano ridare slancio al nostro sistema paese, ma nessuno le fa e,  se vengono annunciate, perché l’Europa ce le impone,  si scopre che tali riforme servirebbero solo per smantellare ulteriormente il nostro sistema Costituzionale basato sul “lavoro”, sulla”democrazia”, sulla”libertà di espressione e di pensiero”, sul “welfare e la solidarietà”, sulla “indipendenza della Magistratura” e “ sulla equità del Codice Civile e Penale”.
Per verificare tutto ciò, basta pensare:
  •  alla “legge bavaglio”, per il momento solo accantonata, 
  • alla annunciata “Riforma della Giustizia”, che, insieme alla legge bavaglio, ha l’obiettivo di far tacere la parte “sana” del paese e permettere la in controllabilità delle trame dei “delinquenti” e del “potere”; 
  • alla annunciata riforma sui “Licenziamenti facili”, che darebbe, dopo il recente art. 8 della Finanziaria, l’ultimo colpo di grazia ai diritti dei lavoratori, asservendoli sempre più al padronato di cui il nostro Premier  ne è un rappresentante di spicco; 
  • alla riforma delle pensioni che costringe ad anni di lavoro in più, producendo, tra le altre storture, anche una specie di tappo  all'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani;
  • alle  tante altre sconcezze annunciate da questo “finto Liberismo”, che sta trasformando questa nostra società in una “macelleria sociale”, nella quale i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri, i giovani, ormai, senza futuro, i diritti dei cittadini  sempre più degli “optional” .
Nulla viene detto o fatto, invece:
sulla riforma del fisco, sulla evasione fiscale, sugli sprechi, sulla burocrazia, sulla banda larga, sulla creazione di infrastrutture necessarie per lo sviluppo, sulle liberalizzazioni, sulla patrimoniale!
Forse perché ognuna di queste riforme intaccherebbero, se fatte seriamente, o il potere politico o il  patrimonio economico di BERLUSCONI e delle sue società.
Finora egli ha pensato solo a varare Leggi ad Personam che ormai spaziano dal campo penale al campo privato economico, se è vero che, senza vergogna, nella ultima “letterina della Notte di Natale”, all’Europa, ha introdotto norme sulla successione che servirebbero solo a creare spaccature ed ingiustizie persino nella sua famiglia, in spregio all'attuale Codice Civile. Non gli bastano, evidentemente le spaccature e le ingiustizie che ha già fatto all'Italia!
Tutto ciò, quindi, sta aggravando oggettivamente il rischio di autoritarismo o di frantumazione anarchica del nostro sistema politico.
Lo stanno dicendo, in questi giorni, anche alcuni della Maggioranza (Sacconi etc.), auto-assolvendosi, però, e dando la colpa solo  a criminali violenti. Questi criminali violenti proliferano sempre quando il sistema politico è impegnato ad indebolire e non a rafforzare l'autorità delle Istituzioni! Speriamo, comunque, non sia la scusa per instaurare uno "Stato di Polizia", che colpirebbe a morte la nostra "Libertà  di pensiero, di opinione, di manifestazione e di dissenso".
Concludendo e riassumendo; la nostra prima domanda che recita: “Siamo in una Democrazia normale”?, purtroppo non ha una risposta positiva per i motivi esposti nel primo post.
All'altra domanda: Il potere, oggi, è ancora totalmente del popolo, così come è previsto dalla nostra Costituzione?, purtroppo, dobbiamo rispondere che:
Il popolo italiano sta diventando ostaggio di una Maggioranza Politica “eversiva”.

Consultate anche il mio post: “Prove tecniche di dittatura?????”

 e, forse, la penserete anche voi allo stesso modo, magari convincendovi che, in tutto quello che sta accadendo, non vi è nulla di casuale, ma è tutto premeditato ed organizzato!
Cari amici, cerchiamo di correre ai ripari prima che sia troppo tardi, restando UNITI , come dice Napolitano, difendendo la Costituzione e discutendo su tutto, soprattutto sulle regole nuove che dovremmo imporre per evitare questa eventuale calamità, essendo noi stessi la politica!
Leggetevi il mio post: “Un Manifesto per Unire”.

Per fortuna abbiamo Presidente della Repubblica Napolitano al quale rivolgiamo un
                                                      APPELLO ACCORATO
che è quello di non permettere, come si paventa, che si torni alle elezioni con la Legge Porcellum, che sta provocando, come spiegato sopra, scompigli nelle regole costituzionali.
Lo imploriamo, quindi, di varare un “Governo di salute pubblica”, che riformi tale legge e faccia quanto chiesto dall'Europa e da noi stessi, per risanare e far ripartire il nostro Paese, ridando certezza al nostro futuro e, soprattutto, a quello dei nostri ragazzi, vittime innocenti sacrificate al “Moloch” dei mercati, delle banche e di questo liberismo sfrenato.
Noi siamo pronti a contribuire, sacrificandoci,  ma vogliamo che sia fermata questa deriva autoritaria e anticostituzionale e che finalmente si governi nell'interesse del popolo.
Andare, oggi,  alle elezioni con la Legge Porcellum sarebbe “un atto eversivo”, visto che sono state raccolte 1.200.000 firme per promuovere il referendum abrogativo. Ripeto:
Il popolo italiano ha espresso la sua volontà e non vuole andare alle elezioni con La Legge Porcellum. 
Ogni atteggiamento contro tale  volontà sarebbe eversione! 
Per fortuna abbiamo il web che è una grande agorà, piazza, nella quale è possibile svolgere una virtuale “democrazia diretta”.
Sicuramente ritorneremo sull'argomento  e, sicuramente, prima o durante la campagna elettorale, quando, cioè, questa casta tornerà finalmente a casa e prima che ne venga eletta un’altra!

Vi abbraccio!

domenica 30 ottobre 2011

Democrazia secondo la Costituzione parte1°

Care amiche e cari amici, 

oggi sul tavolo spicca il colore rosso-bianco della rosa, simbolo di “Unità”, mentre nell’aria si effonde il profumo del caffè aromatizzato alla cannella e nocciola. Sorseggiatelo, è veramente delizioso!
Oggi il significato della rosa, cioè “l’Unità”, introduce il concetto base che permette ad un popolo di convivere felicemente e di salvaguardare gli strumenti che servono per esercitare la sua sovranità.
Dopo il commento che abbiamo fatto nel precedente post ,”Il lavoro in Italia”, nel quale abbiamo commentato il comma 1 dell’art. 1 della Costituzione, con questo post, commenteremo, ora, il secondo comma dello stesso art. 1 che recita: 

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

Fate attenzione alle parole forme e  “limiti”, sulle quali viene sviluppato il Post di oggi, il cui sottotitolo, infatti, è:

Limitazione del “Potere” della Maggioranza  Politica
(ovvero, può, la Maggioranza Politica, eletta, fare quello che vuole?) 

Non impauritevi, ricordatevi che non siamo in una aula universitaria, ma siamo in un caffè dove, si ragiona più col buonsenso e sulla base dell’esperienza vissuta e che si sta vivendo, piuttosto che su esposizione di principi filosofici astratti. Procederemo rispondendo a due domande:
  • La prima domanda che vogliamo porci è la seguente: “Questa è ancora una “democrazia normale, cioè costituzionale”? Non usiamo la parola “ democrazia compiuta” perché è una grande stupidaggine in quanto la democrazia è sempre in un continuo divenire, e non sarà mai compiuta.
  • La seconda domanda  a cui vogliamo rispondere , visto che la nostra è una “democrazia”, è  la seguente: “Il potere, oggi, è ancora totalmente del popolo, così come è previsto dalla nostra Costituzione?”
Questa prima parte del post risponderà alla prima domanda, la seconda parte , all’altra.

Sono passati tanti anni da quando i nostri Padri Costituenti hanno scritto i principi base della nostra convivenza, che sarebbero dovuti servire, anche, ad evitare possibili “derive autoritarie”. Infatti,
 il principio costituzionale più forte è quello di porre  dei  limiti al “Principio di Maggioranza Politica”.
I nostri Padri, infatti, hanno fatto in modo che il “Potere” della Maggioranza politica dovesse essere limitato e non potesse essere usato in maniera indiscriminata.

Per capire bene, però, facciamo un passo indietro e parliamo delle forme con cui il popolo esercita la sua Sovranità. La nostra democrazia, per Costituzione, assume la forma di  una “democrazia delegata”, per cui la “Sovranità”, citata nell’articolo della Costituzione, viene delegata dal popolo alla “Maggioranza politica”.
Ora chiediamoci, cosa è la “Maggioranza politica” che, per altro, costituisce, appunto, la fonte di legittimazione del potere politico?
Essa è solo una “convenzione”, infatti, tramite le leggi elettorali, diverse da paese a paese, al fine di garantire la governabilità, la “miglior minoranza numerica” viene trasformata “in maggioranza politica”, che andrà a governare.
Il principio è: 
Chi vince le elezioni, governa!
pur avendo, da solo o in coalizione, la maggioranza numerica  assoluta, anche di un solo voto!
Il “popolo” citato all’art. 1) diventa, quindi, la maggioranza degli eletti, che ne esercita la Sovranità, ma,  la sua azione , è soggetta ai limiti   imposti dalla Costituzione.

Ora vediamo quali sono i limiti imposti al principio di Maggioranza, previsti nella Costituzione.
Essi  sono, oggi, prevalentemente, costituiti:
  • dalla separazione netta dei Poteri ( legislativo, esecutivo, giudiziario),
  • da un nucleo di diritti fondamentali collocato fuori delle contese politiche, e che perciò «non può essere sottoposto al voto»,
  • da una Magistratura e da un Parlamento, indipendenti ,
  • dalle Corti costituzionali che sindacano sulla conformità delle leggi alla Costituzione.
Nel nostro ordinamento si aggiunge a tutto ciò la posizione del Presidente della Repubblica, anch’egli arbitro sottratto, nelle sue decisioni, al principio di maggioranza.
Si tratta di principi, diritti e istituzioni che integrano indissolubilmente la concezione della democrazia, limitando il potere della maggioranza che governa, per evitare possibili ed eventuali dittature.
In ogni caso, la nostra Costituzione stabilisce chiaramente che:
vi deve essere una effettiva responsabilità di chi governa rispetto al Parlamento, al quale deve obbligatoriamente far riferimento in ogni sua azione.
Il Governo, quindi, è in un certo senso, in subordine al Parlamento.

Inoltre, altro principio fondamentale del nostro “equilibrio” costituzionale è anche:
il rispetto reciproco fra le Istituzioni.
Purtroppo abbiamo visto diversi e reciproci attacchi tra di loro!

Tornando alla nostra prima domanda: “Siamo in una democrazia normale, cioè costituzionale”?
Come è sotto gli occhi di tutti, nella realtà e nella attuale vita politica quotidiana,
i limiti al principio di maggioranza, sono in via di totale stravolgimento,
per via di:
una interpretazione “populistica” del fondamento del potere politico e di una tendenza al presidenzialismo, senza controlli, della forma di governo.
Oggi, infatti, questa Maggioranza Politica, con l’inerzia o con la complicità dell’opposizione, sta orientando, ormai da alcuni anni, il nostro sistema politico verso una forma di “Presidenzialismo” “ad personam”, che vorrebbe concentrare, per di più senza vincoli, la maggior parte delle decisioni politiche nelle mani del Presidente del Consiglio, fondandolo essenzialmente:

  • sul principio maggioritario o sistema bipolare,
  • sull’indebolimento del Parlamento, del Consiglio dei Ministri, della Magistratura e delle funzioni del Capo dello Stato, 
  • sulla estromissione del popolo dalle scelte dei candidati  da mandare nelle Istituzioni,
  • sull’abolizione dei limiti costituzionali alla volontà della maggioranza “eletta dal popolo”. 
Con quest’ultimo punto, stanno , cioè, radicando l’idea:
“dell’assolutezza del principio della sovranità popolare”.
Questo significa che, secondo questo modo di intendere tale principio, non può essere imposta alcuna limitazione alla "volontà della maggioranza" che, di fatto, diventa uno strumento dittatoriale nelle mani del suo Capo.
Per esempio, sempre con questo ultimo punto è evidente che:
“sono considerate “illegittime interferenze”, le eventuali decisioni, particolarmente sgradite, che provengano da autorità diverse dalla Maggioranza, con la motivazione che nessuno, che non sia eletto dal popolo , può cancellare, opporsi o, persino, criticare  un provvedimento approvato da una maggioranza eletta dal popolo. “
Conseguenza di ciò è che, per esempio, né Il Presidente della Repubblica, né l’Opposizione, né la Magistratura, sia quella ordinaria sia quella della Corte Costituzionale, potrebbero, se fosse applicabile tale principio, non dico interferire o prendere iniziative, ma neanche criticare le decisioni assunte dalla maggioranza, pena di essere “accusati di sovversivismo”, anche quando, per assurdo, riguardino accuse penali e private contro il Presidente del Consiglio.
Purtroppo avete constatato voi stessi che, in diverse occasioni, deputati della maggioranza e lo stesso Premier hanno tacciato di sovversivismo la Opposizione, la Magistratura di Milano o chiunque dichiari questo Governo, inadeguato, invitandolo a dimettersi.
Anche il Capo dello Stato ha subito attacchi ingiustificati, in base a questa assurda  interpretazione “populistica” del fondamento del potere politico.
Però, per fortuna,
La Costituzione ancora non è stata modificata, anche se questa maggioranza si comporta come se già fosse avvenuta la trasformazione in tal senso.
Questo fatto è di una gravità incredibile in quanto, ribadisco, si vuole far passare l’idea che:
“ Il Principio di Maggioranza è l’unica fonte di legittimazione ed è privo di qualsiasi limite, o, meglio, l’azione di Governo non è assoggettabile ad alcuna limitazione”.
Secondo loro, basta vincere le elezioni, per fare quello che si vuole, nel senso che nessuno ha il diritto di sindacato, nemmeno il Presidente della Repubblica che nomina il Governo; meno che mai la Magistratura!
E’ semplicemente assurdo e incostituzionale!
Sindacare l’opera delle nostre Istituzioni, invece, è uno dei diritti-doveri del cittadino che le ha elette, così come vuole la Costituzione!
Comunque quanto detto, rappresenta solo la impostazione "filosofica", relativa "all’assolutezza del principio della sovranità popolare", a cui la Maggioranza si sta attenendo e da cui sono scaturite però delle loro azioni concrete che stanno scardinando la nostra Costituzione, senza, furbescamente, modificarla con l'iter normale, per non far capire le loro intenzioni al popolo.
Stanno, di fatto, rendendo  inefficace la nostra Costituzione!
Nel contempo, questi della Maggioranza, hanno iniziato in modo strisciante e silenzioso un cammino che loro stessi chiamano “verso il Presidenzialismo”, alla insegna dell’efficienza e della efficacia dell’azione di Governo e della necessità di assicurare, in assoluto, la Governabilità , ma che nasconde “voglie” di altro tipo, come vedremo nella seconda parte di questo post.

In attesa di incontrarci di nuovo, vi abbraccio.

martedì 25 ottobre 2011

Il mio quarto mese con gli amici del web! E con Massimo Ranieri!

Miei cari amici e mie care amiche ,
vi siete ricordati?
eccoci di nuovo insieme per festeggiare un altro complemese...fatto di amicizia, di caffè e di rose.
La nostra avventura continua piacevolmente e ci sta unendo con una amicizia sempre più crescente e stimolante.
I nostri scambi di opinione che animano il nostro "caffè da Graziella", mentre sorseggiamo il nostro caffè preferito, accarezzando i petali della nostra rosa profumata, ci uniscono sempre di più, perchè il bello del web è proprio questo, ci unisce tutti e ci fa stare bene insieme.
La libertà di espressione del web è meravigliosa e ci rende felici, e oggi, per essere ancora più felici, ascoltiamo un'altra canzone del nostro amato Massimo Ranieri, che abbiamo scelto ormai come ospite d'onore fisso per i nostri festeggiamenti mensili.."

Amici, preparatevi ad emozionarvi, perchè per voi c'è una sorpresa...
Andiamo a teatro! Anzi il teatro viene da noi e  ci godiamo uno spettacolo eccezionale,

                                             "A Rumba de Scugnizzi" 

con un Massimo Ranieri, meraviglioso, trascinante, travolgente..a cui mandiamo un abbraccio fortissimo

http://www.youtube.com/watch?v=nu7iwMlvYVg&feature=related
Bella vero, questa rumba de scugnizzi? Questa musica e la voce di Massimo, il ballo e tutto il resto, ci regalano  sensazioni veramente stupende..
Cosa dirgli per ringraziarlo?
Lo abbracciamo di nuovo e lo invitiamo a prendere un caffè da noi.

lunedì 24 ottobre 2011

Andare in pensione Sì o No?

Carissimi amici e carissime amiche,
è proprio bello rivedervi ogni volta, davvero, questi appuntamenti con voi sono ormai una dolce abitudine e il merito è tutto vostro, per l’amicizia che offrite, per le opinioni che scambiamo insieme e per la vostra presenza numerosa e puntuale.
Siete i benvenuti nel “caffè da Graziella”e lo capite dalla cura dei particolari, dal profumo accattivante del caffè, dalla dolce presenza di un fiore bellissimo, la rosa, che oggi è rossa, simbolo dell’amore.
Oggi sfogliando i giornali italiani ed esteri, è un gran parlare di nuovo delle pensioni, dell’innalzamento dell’età pensionabile.
Eh sì, anche i giornali esteri..Le Monde, aujourd'hui a dit que le gouvernement italien pressé par l'Europe, pense de nouveau à la réglementation des retraites..

Anch’io vorrei parlare con voi delle pensioni, ma da un altro punto di vista, da quello personale, umano che presenta molte problematiche, a mio avviso.
 "Andare in pensione Sì o No?"
Ma come si vive l’andare in pensione? Andare in pensione è davvero come morire? O è un riappropriarsi del proprio tempo libero, della propria vita, della propria libertà?
Sicuramente qualche giovane mi dirà che i giovani di oggi non avranno da preoccuparsi per questo problema, perché non avendo lavoro, per loro è già come essere in pensione..e si sentono poveri ed emarginati
E questo è pure vero…Se i vecchi continuano a lavorare  e non vanno mai in pensione, come faranno i giovani?
Però ora pensiamo a tutti quei lavoratori e lavoratrici che stanno seguendo con preoccupazione la politica di questi giorni e temono di dover andare in pensione a 67 anni.
Ecco vediamo se potrebbe essere un bene o è una tragedia comunque l’andare in pensione, al di là dell’età stabilita dalla legge e come affrontare questa tappa inevitabile della vita e superarla nel migliore dei modi.
Queste frasi: “Chi si ferma è perduto” o “Chi va in pensione è un uomo morto” sono vere?
Voi cosa ne pensate?
Sicuramente si possono fare tante cose, una volta in pensione, leggere quello che non si è potuto leggere prima, fare volontariato, iscriversi all’Università, studiare, tenere insomma in esercizio la mente e il corpo. Ma purtroppo c’è da dire anche, che la nostra società tende a concepire gli uomini in base alla loro funzione, per cui gli anziani in pensione si sentono svuotati di ogni funzione e il loro tempo libero è un ennesimo dramma..
E allora? Che concludiamo? Che risposta diamo alla domanda iniziale?
Aspetto le vostre opinioni a riguardo.
Io penso che bisogna liberarsi dal senso di andare a riposo e pensare molto e soprattutto pensare sempre al futuro.
E poi bisogna imparare a vivere il tempo libero e a godere del tempo libero, già quando si lavora.
Il tempo libero non è nemico del lavoro e non è nemico delle funzioni mentali, non addormenta e non atrofizza il cervello.
Cambiamo le nostre abitudini mentali e tutto sarà più facile e la pensione non farà più paura, a qualunque età andremo.

Un abbraccio

domenica 23 ottobre 2011

Ricetta di Andrea il Pescatore: Le seppie ripiene

Care amiche e cari amici,
era diverso tempo che non mi recavo al molo per incontrare il nostro amico Andrea, il Pescatore, così, l'altro giorno, mi sono decisa, mi sono vestita un po’ sportiva e mi sono recata al luogo dove di solito lo trovo, là dove ripara le reti per la pesca a strascico.
Non c'era, e così, non vi nascondo comunque di essermi preoccupata, mi sono recata al vicino bar chiedendo, per prima cosa, se gli fosse successo qualcosa. Ho ricevuto solo, per fortuna, risate dagli avventori, che mi confermavano, invece, della grande forma fisica del nostro Andrea e mi consigliavano di andare ad  un vicino capannone sportivo, sede della bocciofila locale, assicurandomi che l’avrai trovato sicuramente là.
E così è stato. L’ho visto subito, mentre era intento a rimproverare il suo compagno di giochi che non aveva "sbocciato" la palla dell'avversario, facendolo perdere. Per Andrea anche quello era un impegno che doveva essere svolto con molta determinazione e diligenza, per cui reagiva agli sbagli maldestri con passione. Comunque la partita era finita e aveva perso, per cui mugugnando, si dirigeva a riporre il set di gioco, ed allora mi ha intravista. Ha cambiato espressione, facendomi subito capire che la mia visita era, come, al solito, sempre gradita ed attesa. Mi ha abbracciata e, contrariamente al suo solito, ha iniziato una tiritera verso i giovani di oggi, accusandoli di non aver tempo di stare in cucina e mantenere le tradizioni culinarie di cui anche egli era possessore. Poi però, con tenerezza, li giustificava, dicendo che oggi per portare avanti una famiglia, anche con un solo figlio, non basta un solo stipendio ma è necessario l’impegno di tutti, mentre ai suoi tempi, anche con sette figli, si riusciva a tirare avanti lo stesso. Concludeva però che non si avevano le stesse esigenze dei giovani di oggi, che vivono magari meglio ma sicuramente sono più infelici.
Ormai il mio Andrea filosofeggiava sulla esistenza ed era inarrestabile, ma soprattutto si capiva che pensava alla sua giovinezza, periodo in cui si sentiva un giovane delfino che velocemente nuotava nel mare della vita lasciando, dietro di sé, scie iridescenti di spruzzi. Aggiunse alla fine, sospirando, "Bei tempi"!
Poi garbatamente, mi portò al vicino mercato del pesce e si avvicinò ad una donna che, sopra un carretto, esponeva una gerla di seppie dal colore vivido e cangiante. Mi disse che quelle erano le seppie ideali, fresche e né piccole e né grandi, per fare la ricetta che mi voleva insegnare perché la tramandassi. Si lamentava che oggi sul mercato fanno trovare quelle seppie enormi senza sapore e coriacee, perché provenienti dall'oceano. Le seppie del mediterraneo, diceva, erano ottime perché il nostro mare è ricco di nutrienti, molto più dell'oceano.
Poi mi fece vedere come si pulivano. Prese una seppia, estrasse un coltellino appuntito e tagliente e con quello tagliò il dorso del mollusco, per estrarne l'osso. Poi staccò la sacca dalla testa. Cercò i visceri e la vescichetta dell'inchiostro dal colore argenteo madreperlato e con attenzione, per non romperla, mise tutto da parte, aggiungendo che, con il nero di seppia, si facevano magnifici spaghetti piccanti di peperoncino. Infine eliminò, usando sempre il suo coltellino, gli occhi ed il becco corneo della testa.

Per la ricetta mi suggerì i seguenti ingredienti:
- seppie q.b.
- acciughe sotto sale
- capperi sotto sale
- spicchi di aglio
- pan grattato
- vino bianco secco di ottima qualità
- un mazzo di prezzemolo
- olio di oliva extra vergine
- peperoncino piccante
- sale, se serve

Dopo aver pulito le seppie, mi disse, si dissalano i capperi; si diliscano e si dissalano le acciughe.
In una ciotola, quindi, si mettono, capperi, le acciughe, aglio, prezzemolo, peperoncino, dopo averne fatto un trito sottile, quindi si aggiunge, a questo composto, il pan grattato e vi si uniscono anche i tentacoli di seppia, anche essi tritati finemente.
Si mescola, omogeneizzando, il composto.
Si aprono a libretto le seppie e vi si pone il giusto quantitativo del composto.
Poi mi diceva Andrea, che egli, di solito, prende un ago grosso, e un filo di cotone e cuce richiudendo gli orli delle seppie, racchiudendo, tutto attorno e molto stretto, il composto. Egli diceva che era una operazione delicata ma si poteva semplificare, però, usando gli stecchini, per ottenere lo stesso effetto di chiusura.
( Carissimi, mi sono cimentata in questa operazione e vi assicuro che la chiusura con il cotone da cucina mantiene più compatto il mollusco ripieno..)
Una volta terminata questa fase, in bel tegame di olio bisogna rosolare le seppie, girandole accuratamente ogni tanto. Infine si bagna con il vino bianco a fiamma viva, si aggiusta, se serve, con il sale, e si fa cuocere a fuoco lento, per quaranta minuti, il tutto.
Andrea alla fine ha aggiunto :"Buon Appetito"!
Una volta finita di descrivere la ricetta, dicendomi che non dava dosi, ma che esse dipendevano dal  quantitativo di seppie, per cui era la cuoca che bisognava si regolasse, mi salutò dicendomi che doveva correre dal piccolo di una sua vicina a cui si era affezionato e gli aveva promesso di regalargli un giocattolo.
Sparì, con passo veloce e deciso, alquanto insolito per la sua età.
Care amiche, che vi devo dire, a quanto pare anche Andrea è stato vinto da questo mondo consumistico.
Ecco per voi un ritratto che gli ho fatto..così potete conoscerlo.

Un abbraccio