domenica 24 giugno 2012

Grande festa al "Caffé da Graziella". Buon Compleanno!

Benvenuti, care amiche e cari amiche,


Oggi è una giornata particolare per il nostro"Caffè da Graziella".
In questa dolce e calda domenica di giugno, nel nostro "Caffè" c'è aria di festa;

  è infatti il primo compleanno di questo BLOG!

Per l'occasione, i profumi, amalgamati del caffè e delle rose, avvolgono l'intero locale, parato a festa.
Immaginatelo ricco di tutti i colori, quanti sono quelli delle rose che per un anno, di volta in volta, hanno dipinto  la nostra vita comune. 
Immaginate attorno ai nostri tavolini tutti gli innumerevoli amici che  mi seguono e tutte le loro voci allegre, nell'atto di  scambiarsi saluti e  auguri.
Una occasione simile, però, ci induce a fare, per  prima cosa, un consuntivo di quanto fatto e poi un programma per il futuro, come fossimo in un "circolo".
In questo anno sono state inaugurate diverse tematiche: Caffè Letterario; Crisi Economica; Cucinare con Graziella; Cultura; Europa; Eventi d'Estate; Galleria di ritratti; Pasquinate; Personaggi; Poesia; Politica; Satira; Sentimenti; Pittura; Letteratura; Viaggi.
Tutti questi temi sono stati da voi accolti con grande simpatia ed affetto, per cui non posso che dirvi:


Grazie, amici, della bella amicizia della quale onorate il "Caffè"; 
Grazie, perché condividete  questa meravigliosa avventura e la vivete, come me,  intensamente ogni giorno. 

Oggi, però, è anche il giorno delle Promesse!
La prima promessa che faccio è quella  di continuare questa meravigliosa avventura incominciata ben un anno fa!
La seconda è quella di rendere più ricchi di argomenti i nostri incontri.
La terza è che non mancherà mai un buon caffè, ricco e profumato, sia preparato da me che da altri amici collaboratori.
La quarta non mancheranno mai i colori brillanti delle nostre rose. 
L'ultima, per il momento, è quella di cercare argomenti sempre stimolanti così che possano essere  svolti insieme, allo scopo di arricchirci, arricchendo chi si avvicina a noi. 
Ovviamente gli argomenti, saranno sempre trattati "alla maniera del Caffè da Graziella", in maniera rigorosa sì, ma con anima e menti aperte, con la leggerezza del dialogo, con la grazia dei nostri sorrisi e dei nostri sguardi affettuosi, ed anche con la passione e la irruenza con la quale discutiamo argomenti vitali per noi, specialmente  quelli politici.
Infine oggi è anche il giorno dei Programmi per il futuro.
Spero che diverse tematiche verranno suggerite e/o svolte dagli stessi frequentatori del Caffè! Da parte mia penso di introdurre: Architettura e Musica, al fine da conformare una offerta ancora più variegata e generare incontri sempre più piacevoli, interessando altri amici.
Come è "di abitudine", allietiamo questo nostro anniversario, il nostro primo anno insieme, diffondendo nel nostro caffè la voce meravigliosa di Massimo Ranieri..
Ascoltiamo queste sue belle canzoni..




AUGURI A TUTTI

mercoledì 20 giugno 2012

RESPINGIAMO I BARBARI AL DI LA' DEI "CONFINI" DELLA NOSTRA CIVILTÀ

Care amiche e cari amici,

ora che avete acquisito una forza serena per aver preso un buon caffè ed esservi inebriati col profumo della rosa, vediamo di ragionare sulle cause dell’imbarbarimento culturale, politico e sociale del nostro paese.

Penso abbiate, ormai,  smaltito l'allarme da me lanciato sul fatto che Crono, il Potere dei Barbari,  ingoia tutti i “Princìpi” e tutti  i "Valori", specialmente:

Democrazia, Libertà, Uguaglianza, Equità sociale, Solidarietà, Giustizia, Moralità.

Questo è stato, a mio giudizio, il motivo VERO dell'imbarbarimento, in senso lato, del nostro Paese!

Il rispetto di essi, infatti,  lo avrebbe, finalmente, trasformato in un Paese "vivibile" e "civile", perché ci avrebbe garantito l'esercizio corretto dei poteri da parte dei nostri Rappresentanti e, nel contempo, avrebbe ridato, in continuazione, nuova linfa ai Partiti, vitali per il Paese, secondo il dettato costituzionale.
Questi “Princìpi” fondamentali, infatti, derivati dalla rivoluzione francese, hanno reso, sempre, un popolo, più «ricco» sia materialmente sia spiritualmente, ma soprattutto, quando vengono applicati, attribuiscono, senza dubbio, IL "COMANDO" al popolo stesso e quindi alla Civiltà Democratica.

Per questo vengono avversati e inapplicati dal “Potere" e dai suoi servi Barbari!

Il nostro paese, ha una «Unità» e una «Democrazia» molto giovani che si sono attuate, per la «azione visionaria» e per la concretizzazione delle idee di pochi “idealisti»;
idee che, purtroppo, non sono, ancora, completamente "permeate in modo concreto" nella grande massa del popolo, quale patrimonio irrinunciabile senza il quale non avrebbe senso l'idea di "civiltà democratica", di «nazione», di «comunità"o di «democrazia".

Perché questo ritardo?

Forse perché la SCUOLA non ha svolto il suo alto compito in questo ambito di approfondimento? La Scuola, intenzionalmente, negli ultimi decenni, è stata fatta "a pezzi" e se pensate che i programmi scolastici, sono di competenza del Governo e, quindi, del "Potere", la risposta è conseguente! La Scuola unitamente ai "Media Tradizionali" (carta stampata e radio-TV) sono stati, in modo quasi totale, "strumenti di persuasione di massa" nelle mani delle barbare classi dominanti. Negli ultimi decenni vi è stato, anche, un depauperamento volutamente "imposto" a questi strumenti, sia in senso morale, sia in senso culturale, sia in senso economico, per cui potete  ben capire il perché tali "Princìpi", che dovrebbero essere sempre uniti   all'impegno di acquisire "Sapere" e "Competenze", non abiano più fruttificato nella nostra Società, e, conseguentemente, nelle nostre famiglie, fatte convertire al "Moloc" del "consumismo" e "dell'edonismo", "mastini da guardia" della protervia del "Potere".

Questi valori, perciò, per colpa loro, hanno sempre rischiato e rischiano tuttora di rimanere sempre “nell'astratto”, e, le loro enunciazioni, rischiano di diventare inutili e sterili esercizi di retorica, non riescendo a far parte, in modo intimo, del sentire comune di una gente.
Essi, infatti, non sono mai stati  calati e  misurati nei «bisogni» del popolo, cioè,  non hanno potuto ancora intridere, profondamente, né la vita pubblica di una nazione, né la vita privata dei suoi cittadini. 
  • Infatti cosa è la Democrazia se non la verifica quotidiana, tramite la politica, nella vita  pubblica, dell’immancabile rispetto del volere” della “maggioranza” del popolo Sovrano", come recita il comma 2 dell’articolo 1 della nostra Costituzione? In Democrazia, la Politica non deve essere uno scontro tra interessi contrapposti, e le decisioni politiche devono emergere dal dialogo motivato tra i cittadini. Credo sia importante citare alcune frasi illuminanti di Benigno Zaccagnini. Io penso – diceva Zaccagnini – che la democrazia sia un sistema che parte dal presupposto che nessuno ha la verità. La vita democratica, invece, vive nel confronto: cioè nella capacità di mantenere sui vari problemi, dai temi politici generali agli argomenti concreti che interessano la vita di un Paese, un atteggiamento di modestia e di umiltà, riconoscendo che nessuno può essere depositario assoluto della verità”. “Non basta cambiare le strutture – amava ripetere – se prima non cambia l’uomo, se prima non matura in lui quella partecipazione solidaristica che è il principale punto di riferimento e di difesa soprattutto del più debole”.
  • Infatti cosa è la Libertà se non la si misura nel bisogno di esprimere le proprie idee e intraprendere, concretizzandole, avendo quale limite quello rappresentato dal fatto che non deve essere, però, toccata la libertà del nostro «vicino»?  Afferma Isaiah Berlin:”L'essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c'è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l'illusione di averla»
  • Infatti, cosa è la Uguaglianza se non la possibilità di «essere» e di «fare» stando alla pari con gli altri, senza distinzione di sesso, razza, religione o idee politiche? 
  • Infatti cosa è la Equità Sociale se non costruire un sistema che dia a tutti la possibilità di vivere una vita dignitosa e onesta ed in cui ognuno dia il proprio contributo nella vita sociale ed economica del paese, proporzionalmente alle sue possibilità? 
  • Infatti, cosa è la Solidarietà se non la si misura sul sollievo delle «privazioni» del nostro «vicino», intervenendo o creando un sistema che intervenga? 
  • Infatti, cosa è la Giustizia, se non la qualità che fa “dare a ciascuno il suo” La giustizia, infatti, è la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto.
  • Infatti cosa è la Moralità se non la si misura con un comportamento, un vivere quotidiano, onesto e irreprensibile, sia nel privato che nel pubblico?  Può anche essere definita come la ricerca di uno o più criteri che consentano all'individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri.
In Italia, inoltre, questi Princìpi, hanno avuto, finora, differenti significati o accezioni a seconda del soggetto al quale vengono applicati; differenti, nel caso, cioè, si applichino ai «Poteri» o nel caso si applichino al «Popolo». Lo schema, infatti, è sempre stato «rigido e manicheo" se applicato al «popolo»; è diventato, invece, sempre “elastico e farisaico”, facilmente  interpretabile e inapplicabile, se riferito al «Potere". 

Dobbiamo, invece, far "rivivere intensamente" il nostro sistema di idee e di valori costituzionali, derivati da valori cristiani e da valori laici, formatisi durante la grande epopea chiamata "Resistenza", e dobbiamo fare in modo che valgano per tutti!

Questo atteggiamento, se lo acquisissimo, sarebbe un bel passo avanti per diventare finalmente un “POPOLO SOVRANO” (art. 1 comma 2 della Costituzione). 

Far rispettare tali Idee e tali Valori, nel terzo millennio, non è utopia, ma è, ormai, una necessità storica, se vogliamo veramente uscire da questa "palude stagnante e putrida" nella quale, la casta, ha cacciato il Paese.

Per realizzare questo cambio di passo, però, è importante, come primo atto, che ognuno di noi  non sia più "idiota" (in greco:  individuo privato, senza cariche pubbliche; chiuso in casa, che si astiene, e fa decidere gli altri per lui) ed esca, invece, di casa decidendo di partecipare al cambiamento e di “sporcarsi, cioè, le mani”, invece di tenerle in tasca. Quindi:

"Chiunque di noi abbia le "mani pulite", deve decidersi a tirarle fuori di tasca, e cominciare a smontare stupidità, egoismo, avidità, arroganza, razzismo e tutto ciò che impedisce il formarsi di una comunità umana".

Può anche accadere che tirare le mani fuori di tasca possa comportare anche delle piccole disobbedienze civili, di quelle che non richiedono alcun eroismo, ma che possono aiutare a rassettare la casa comune. Quando l’obiezione di coscienza era fuori legge (lo è stata fino al 1972) anche don Milani, per certi argomenti, scriveva «l’obbedienza non è più una virtù»,  e ,
la "obbedienza" non è affatto un "dovere", quando, essere obbedienti, significa calpestare diritti e valori!


In Italia la Partitocrazia e il Potere economico, come "NUOVI BARBARI", non solo hanno stravolto il dettato costituzionale, calpestando diritti e doveri, ma hanno occupato le Istituzioni, nessuna esclusa. 
Bisogna dunque liberarle, restituendole alla loro funzione di organi di governo, depositari  solo dell'interesse generale e non degli interessi particolari del "POTERE".

Il modello da riattivare è, quindi quello Costituzionale, cioè:
  • lo "Stato di diritto",
  • la Separazione dei poteri, 
  • l'Interesse generale rappresentato dal complesso delle Istituzioni,
  • Forze politiche guidate da una propria visione del bene comune da sottoporre al voto del popolo sovrano, 


I PRINCIPI E I DETTAMI DELLA COSTITUZIONE  DEL 1948, DEVONO RIDIVENTARE I  "SACRI CONFINI" DELLA NOSTRA "CIVILTÀ", DA DIFENDERE, CACCIANDO AL DI LA', OGNI "BARBARO INVASORE" SENZA PRINCIPI, PARASSITA ED OPPRESSORE !

un abbraccio




Riproduzione anche parziale permessa, previa citazione della fonte.

sabato 16 giugno 2012

Lettera aperta al Governo Monti.

Da cittadina in questi giorni mi sento particolarmente offesa dal fatto che diversi nostri rappresentanti in Parlamento si stanno rivolgendo a voi dell'esecutivo con la minaccia, non tanto velata, di farvi "cadere" sul DDL anti corruzione, se non fate come vogliono loro. 
Se poi penso che questo DDL , sollecitato da anni dalla Europa (l'ammontare della corruzione in Italia è la metà dell'intero ammontare di quello dell'intera Europa), senza che sia mai stato neanche pensato in tutti gli anni del Governo Berlusconi, la mia rabbia aumenta, perché tale modo di fare assume un significato oltremodo sinistro. 
Infatti tale decreto, non solo, lo si sarebbe dovuto fare da tempo ma, oggi, non avrebbe dovuto avere neanche la benché minima obiezione nel merito, visto che il lavoro del ministro è stato molto preciso, svolto con grande competenza e in linea con quanto un paese "normale" deve pretendere. 

Capisco anche che gli imputati, come è giusto che sia, si difendano, essendo un principio di giustizia, ma quello che non capisco è perché, anche i nostri parlamentari, non lo facciano come i normali cittadini, nelle sedi appropriate come le aule di tribunale, invece di farle in Parlamento. 
Questi privilegiati, sfruttando la loro carica, aggirano così il Principio di Giustizia che prevede che "ognuno abbia il suo" (premi o condanne). 
Il cittadino comune questo non lo può fare!
Tale comportamento, a mio giudizio, dovrebbe essere già considerato un reato, con l'aggravante della associazione a delinquere o, almeno, vi dovrebbe essere una norma per impedirlo, perché non rispetta il Principio che recita: " La Legge è uguale per tutti!".
La Legge appare come una ragnatela che trattiene i  pesi piccoli e viene rotta dai pesi grandi.
Se poi minimamente si entra nel merito della vicenda, pare di capire che, a parte le modifiche già fatte all'interno dello stesso DDL per limitarne la severità e l'applicazione in tempi brevi, vi è anche un altro aspetto inquietante. 
Con altri tre decreti, dei quali vengono chiesti urgentemente sia la revisione, sia la urgente applicazione, si disinnescherebbe tutta la forza applicativa del DDL anti corruzione, nei confronti degli imputati. 
È come se alla pistola si togliessero i proiettili! Che male potrebbe fare, premendo il grilletto? 

Il primo è quello sulla responsabilità civile diretta dei Giudici, che potrebbero vedersi attaccare il proprio patrimonio con cause intentate dagli stessi imputati sulla base di presunti loro errori processuali, per cui vi sarebbe la possibilità di intimidirli alla maniera mafiosa durante l'esercizio delle loro funzioni; 
Il secondo è quello dello spacchettamento del reato di concussione che farebbe molto comodo a Penati e Berlusconi (processo Ruby) perchè avrebbero la possibilità di mandarli in prescrizione; infatti il cambio della norma potrebbe far ricominciare daccapo tutti i processi;
Il terzo è quello del DDL intercettazioni, che ha come scopo principale quello di impedire l'uso di un formidabile strumento di indagine. All'interno di esso vi è anche il bavaglio al web


Il DDL anti corruzione diventerebbe la solita Legge discriminatoria tra gli strati sociali. Infatti chi ha soldi potrebbe sfuggire alla Legge! 
Questo è più di quanto un paese civile possa sopportare, in aggiunta a tutte le ruberie e le disgrazie che ci hanno fatto cadere addosso in questi due ultimi decenni.

Da cittadina inviterei voi dell'esecutivo a "RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE", come diceva il Giudice Borrelli,  non solo in nome dei Principi costituzionali, ma vi inviterei anche ad "osare l'inosabile" cioè ad andare avanti per la propria strada e  a non preoccuparvi minimamente del tanto minacciato ricatto: "tutti a casa!"
L'unico rischio che, infatti,  correte voi, è solo quello, ma il rischio che corrono la maggior parte di loro è quello di andare in galera. 
Il rischio, poi, che corre il popolo italiano è che nell'arco di tre mesi si torni alle urne!
Francamente, dopo l'andamento dei mercati, non posso che augurarmelo, anche se ci state facendo credere che siete indispensabili per "risolvere la crisi". 
Nel mentre vi dico che non esistono persone "indispensabili", al più affermo che esistono persone "necessarie" per risolvere determinate situazioni, ritengo che sia conveniente anche per voi liberarvi di questa "zavorra impunita", perchè i mercati hanno sì creduto alle vostre capacità professionali, hanno sì creduto che il popolo italiano è un grande popolo, serio, onesto, lavoratore e capace di ogni sacrificio, ma, chiaramente, non credono affatto ormai a questa classe politica che sta alle vostre spalle come un avvoltoio e sta attaccato al Paese come una Zecca, nutrendosi del suo sangue. 
Per questo i mercati non hanno più "fiducia del "Sistema Italia" e fanno volare lo Spread! 
Per questo le azioni di governo, sotto certi aspetti, neanche condivise dalla gente, sono già fallite, come lo stesso capo dell'esecutivo, Monti, ha enunciato con la seguente frase :

"L'orlo del precipizio si sta allargando e ci può ancora ingoiare, nonostante ci siamo allontanati". 

Che altro dire, dopo una tale affermazione di impotenza e di fallimento che dimostra inequivocabilmente che non siete affatto "indispensabili" e che dimostra, invece, che i nostri problemi derivano dal fatto che, a causa di questa casta, non riusciamo ad ottenere "fiducia" nel mondo, se non :

"Per il bene del Paese, fate un atto "patriottico" e andate spontaneamente tutti a casa!" 

RIDATECI, COSI' LA POSSIBILITÀ DI SBARAZZARCI DEFINITIVAMENTE, NEL GIRO DI POCO PIÙ'  DI DUE MESI,  CON IL VOTO, DI QUESTA "CASTA"!

I MERCATI LO APPREZZEREBBERO!

DOPO RIPRESENTATEVI PURE AGLI ITALIANI, CHIEDENDO IL LORO CONSENSO E IL LORO VOTO, PERO'  CON IN MANO UN PROGRAMMA SOPRATTUTTO SULLO SVILUPPO, DA APPROVARE! 
GLI ITALIANI SANNO COME SCEGLIERE, ORMAI, E HANNO DIMOSTRATO UNA MATURITÀ  FUORI DAL COMUNE, VISTI I SACRIFICI DA VOI IMPOSTI E SOPPORTATI STOICAMENTE SENZA DISOBBEDIENZA!

NON FARLO VORREBBE DIRE CHE SIETE COMPLICI DI QUESTA "CASTA" E NON VOLETE IL BENE DEL PAESE, MA SOLO QUELLO DELL'ATTUALE  POTERE POLITICO-ECONOMICO!

giovedì 14 giugno 2012

CRONO DIVORA I PROPRI FIGLI, INGOIANDOLI.

Care amiche e cari amici, 

Non voglio rovinarvi il «rito del caffè e della rosa, ma ritengo doveroso lanciare "un allarme", per far sì che non si  vanifichi, ancora una volta, la nostra protesta. 



Un allarme, perché stiamo vivendo, di nuovo, delle situazioni spiacevoli, come, purtroppo, nella storia italiana, si sono ripetute spesso. 
Infatti, dopo proteste e azioni di popolo contro una “casta tenace, incapace, vorace e mendace”, veicolate principalmente dal web in questi giorni, si ha la netta sensazione  che questo «Potere», rappresentato dalla "Partitocrazia" unita anche, ai "Poteri Forti", si sta, di nuovo, organizzando per «ingoiare» ogni possibile azione popolare diretta contro di essa, così come faceva Crono che ingoiava i figli per non essere detronizzato.
Non so se conoscete il mito di Crono; è un «mito» che merita di essere conosciuto perché è, appunto, la metafora del «Potere" e di quello che fa il «Potere», quando si sente minacciato. 

Crono era il padre di Zeus e gli era stato pronosticato che uno dei suoi figli lo avrebbe detronizzato. Crono cercò di sventare il pericolo profetizzato, facendo l'unica azione che ogni potente fa quando si sente minacciato: uccide chi lo minaccia, ingoiandone anche i “Principi” ispiratori . Ogni volta, infatti, che Rea, la moglie, partoriva, Crono si faceva portare il neonato e lo divorava. Rea, stanca di questo eccidio, decise di tenere nascosta la nascita di Zeus, che pose in una caverna, facendolo nutrire a latte e miele dalle ninfe. A Crono, Rea mandò un sasso avvolto in un telo, spacciandolo per il neonato, che fu subito ingoiato. (E' il caso di dire che il Potere è «cieco» perché, nella sua ossessione, non si avvede nemmeno cosa ingoia; per lui l'importante è l'azione). Crono, è il simbolo del POTERE, perché, come il Potere, finge di essere un buon padre, invece è oppressivo e ossessionato, e, per questo, non tenta di far crescere il figlio, ma lo trattiene a sé, e, nel suo falso e affettuoso abbraccio maschile, lo uccide. Crono, come il POTERE, chiede in continuazione, ma non dona, non offre, nulla di sé; è un predatore in ricerca perenne della preda. E' abituato ad essere servito, non a servire. Difficilmente è felice perché la sua energia è diretta solo a carpire; il suo sguardo è fisso su chi possiede energia positiva e passa dall'odio alla ossessione di possedere. Il "Mito" termina, con una “Impresa Titanica» (Zeus ed il fratelli erano appunto Titani). Zeus, dopo aver fatto rigurgitare, con una pozione, i fratelli, dalla pancia di Crono, con essi, diede battaglia e  sconfisse il tiranno e i suoi accoliti“. 


Il comportamento di Crono è, appunto, il comportamento tipico del «Potere», che si ripete nel tempo e  in ogni parte della terra e si è ripetuto anche in Italia, in diverse occasioni. 


Premesso che, se scorriamo la Storia d'Italia, dall'Unità fino ad oggi, ci accorgiamo che l’Italia stessa è stata sempre dominata almeno da un «Potere», di solito definibile conservatore:

la Chiesa Cattolica, i Savoia, il Fascismo, l'anticomunismo, il Berlusconismo, la Partitocrazia e, sempre , sopra tutti, quello «occulto» dei «Gruppi Economici». 

Ogni cambiamento è sempre avvenuto solo perchè un «Potere» ha scalzato un altro «Potere», mentre le masse popolari, sono state di volta in volta esautorate o impossibilitate a partecipare, a causa di un Sistema Statale generalmente autoritario, per cui “Principi" quali: 
Libertà, Uguaglianza, Equità Sociale, Solidarietà, Giustizia, Moralità, Buon Governo.
sono stati,  e lo sono anche oggi, sempre ben custoditi nella “pancia" del Potere stesso
Questo è avvenuto sicuramente fino al 1948, in modo assoluto e continuo, in base al concetto hegeliano di "cittadino al servizio dello Stato", che ha permeato l’assetto degli Stati Costituzionali dei primi del novecento. 
E' solo dopo la fine della 2° Guerra mondiale, infatti, che questi “Principi”, si sono, finalmente,  concretizzati nella «Carta Costituzionale», dopo una guerra di popolo, quale fu quella della «Resistenza», che ha ribaltato il concetto hegeliano del "dovere del cittadino". 
Da allora, "lo Stato è al servizio del cittadino", o dovrebbe esserlo, almeno in linea di principio.
Da allora la nostra battaglia e le nostre aspirazioni, oggi come ieri, si sono sempre basate sulla richiesta ai nostri “Rappresentanti” di rispettare, nella loro azione di governo, questi "Principi" succitati, anche se sempre invano.
Il rispetto di questi Principi, infatti, concretizzerebbe, in Italia, finalmente, una buona Democrazia!
Ogni volta, però, il “Potere”, sotto diverse forme e in diversi modi, ha sempre "ingoiato", insieme ai Principi succitati, anche  le aspirazioni popolari.

Vediamo in quali occasioni:



In nome della Guerra fredda, dopo il '48, questi Principi furono momentaneamente, di nuovo «ingoiati», anche se parzialmente, da parte del “Potere catto-destrorso”. E questa fu la prima occasione popolare persa, dopo un avvio esaltante di speranza!
La seconda occasione popolare persa, avvenne, dopo 20 anni, , con il movimento del “68”, che, in nome dell'ordine sociale e dell'appartenenza alla Nato, fu «normalizzato» e addirittura “demonizzato” dal Potere, sempre di destra.
La terza occasione popolare persa, avvenne in occasione della stagione di «mani pulite», durante la quale l'azione di un gruppo di magistrati, supportati dal popolo, decretò, almeno ufficialmente, la fine di una prima Repubblica corrotta e irrispettosa dei Principi Costituzionali.
Anche questa azione, simbolo dell'aspirazione di un popolo, fu ingoiata dal «Potere» economico e partitico, sempre di destra, in nome dell'anticomunismo e con la promessa di un Bengodi. Nacque, infatti, un nuovo “Potere”, ancora peggiore del precedente; si avviò, infatti, l’era di Berlusconi: personaggio Piduista, vorace a livello pubblico e privato, privo di ogni remora morale e divoratore di “Principi".
La quarta occasione popolare che, però, non dobbiamo assolutamente perdere è quella che si sta vivendo oggi, per l’abbarbicamento, nelle Istituzioni, di una “ casta" servile alle oligarchie dei partiti, che vorremmo tanto “cacciare”, dopo i disastri sociali, da loro provocati. 
Invece, la casta sta resistendo perché sta appoggiando l'avvento di un nuovo "Potere"  costituito da un "Governo tecnico-economico”, imposto dal mondo della Finanza Internazionale, in nome di una Crisi Economica Italiana, Europea e Mondiale.
Il fatto gravissimo è che, entrambi, non rappresentano minimamente il Popolo italiano; la prima perché composta di “nominati", il secondo perché non “eletto” da noi.


Ogni volta che un nuovo Potere si impadronisce del Paese e "ingoia" la protesta popolare,  lo fa sempre "in nome di..." e, purtroppo, finora è sempre riuscito a giustificarlo presso il popolo


Oggi però non dobbiamo farci convincere, anche perché sono poco credibili!
Basta, infatti, che ci chiediamo:
  • Che c'entrano con la crisi, le recenti nomine, fatte con il famoso manuale “Cencelli”, su AGCOM e AUTORITA’ PRIVACY, ORGANI RAI?
  • Che c'entra con la crisi, il mantenimento ostinato del PORCELLUM?
  • Che c'entra con la crisi, l' intenzione di stravolgimento della Costituzione e di introduzione del SEMIPRESIDENZIALISMO proposto, sic et simpliciter, senza una revisione dei “pesi e contrappesi” Istituzionali? Tale riforma realizzerebbe addirittura un colpo di Stato perché darebbe al Premier il Potere di sciogliere le Camere.
  • Che c'entra con la crisi, la modifica dell'ART. 18? E' stato, infatti, usato come specchietto per le allodole, in quanto le aziende straniere non vengono in Italia ad investire per altri motivi, diversi da quello rappresentato dal demonizzato articolo!
  • Che c'entra con la crisi, la mancata autorizzazione all'arresto di De Gregorio?
  • Che c'entra con la crisi, la possibile prossima mancata autorizzazione per l'arresto di Lusi, per  "lesione alla integrità  del Senato, nel suo Plenum"? ( non possono usare il fumus persecutionis perché Lusi è reo confesso).
  • Che c'entra con la crisi, il fatto che l'incandidabilità di "pregiudicati" scatterà solo dopo il 2018? Pare che sia in atto una sceneggiata per convincerci del contrario!
  • Che c'entra con la crisi, la riforma sul reato di "concussione", per altro, NON RICHIESTA dalla UE? Con la riforma "si spacchetterebbe il reato stesso" così da permettere a Penati e a Berlusconi (processo Ruby) di mandare i reati più gravi dei loro processi in prescrizione! (Lo stuolo di avvocati, ben pagati, farebbe, infatti, ricominciare daccapo i due processi proprio per il cambio delle norme  in materia e quindi arrivare sicuramente alla prescrizione).
  • Che c'entra con la crisi, il comma 29 del disegno di legge Alfano, in materia di "intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali" che, se approvato dal Parlamento italiano, imporrebbe ad ogni sito web, a pena di pesanti sanzioni, di rettificare i propri contenuti dietro semplice richiesta di chi li ritenesse lesivi della propria immagine? Leggete l'appello di Wikipedia!
Dopo ci lamentiamo che i mercati ci stanno affondando! 
Vi sembra questo, governato dalla attuale  "casta", per interposta persona, un Paese credibile e affidabile, requisiti indispensabili per farsi prestare i soldi?
Neanche il più formidabile Governo Tecnico riuscirebbe a risolvere,  in tempi brevi, la nostra attuale situazione economica, creata da Berlusconi, figuriamoci un Governo Tecnico sotto ricatto di ABC e dei loro servi, ai quali interessa solo: continuare a rubare, mantenere i loro privilegi, rioccupare il Potere, fregandosene del "bene" degli italiani.


Con la crisi, al contrario, c'entrerebbero:
  • un Decreto sullo sviluppo, comprendente l'aumento delle infrastrutture e delle fonti di energia;
  • un DDL anticorruzione serio (senza, però, il DDL sulla limitazione delle intercettazione e la responsabilità diretta dei Giudici);
  • una vera riforma del lavoro per contrastare la precarietà e garantire un welfare inclusivo, visto che, in quello approvato, non c'è stato alcun taglio alle oltre vecchie 40 forme contrattuali precarie e nessuna forma di tutela veramente universale per la perdita del posto di lavoro specialmente per le donne e i giovani non impiegati in lavori standard;
  • una vera sburocratizzazione e "dimagrimento" delle spese dello Stato; 
  • una  Freedom of Information Act” ( già approvata in 80 paesi) (salvaguardando la sicurezza nazionale e la privacy), cioè una legge di trasparenza della Pubblica Amministrazione, degli Enti e delle Associazioni senza fini di lucro, come i partiti politici, i sindacati ed altri. Tale Legge garantirebbe, a tutti i cittadini, l’accesso agli atti e ai documenti prodotti dagli stessi, non solo a quelli strettamente personali. Sarebbe un duro colpo alla corruzione e alla concussione, anche se non decisivo! (vedi:nomine RAI, AGCOM, gestione rimborsi elettorali etc.);
  • vere Liberalizzazioni, ( non quelle approvate, condizionate dalle lobby);
  • una vera Patrimoniale per lo sviluppo;
  • una vera lotta alla evasione,  (stanando i capitali nascosti nei paradisi fiscali in primis la Svizzera)
  • una vera lotta alla malavita organizzata  con confisca e vendita del loro patrimonio immobiliare e finanziario;
  • tagli alle inutili e insensate spese militari; 
  • incentivi alla scuola, alla ricerca e alla promozione di brevetti e alla estensione della banda larga;
  • asta delle frequenze TV. etc.
Le hanno fatte finora? Ci dicono di confidare nel futuro!
Finora l'unica cosa certa che è stata attuata, è :
l''impoverimento delle classi medio basse, costrette a pagare un debito pubblico creato per incapacità e corruzione, soprattutto, delle classi  politiche e del ceto alto.


Da quanto sopra, si vede chiaramente "l'arroganza del Potere", a mezzadria tra quello economico e quello partitocratico,  che, dopo un periodo di disorientamento per i risultati delle Amministrative, si è già riorganizzato per disattivare la protesta popolare e, quindi, sta cercando di ingoiarla di nuovo, con la solita tecnica: demonizza i possibili nuovi oppositori e allestisce finti "teatrini", quali:
  • La finta apertura alla società civile;
  • Il finto rinnovamento dei partiti e dei suoi vertici;
  • Il finto rinnovamento delle Istituzioni, dichiarato popolare e democratico e necessario per la governabilità, che, se attuato potrebbe realizzarsi in un colpo di Stato, come detto sopra; 
  • La finta guerra di moralità nella lotta alla corruzione e agli sprechi. Etc.
Non facciamoci “fregare” e facciamo come Zeus e i suoi fratelli,  simboli essi stessi e difensori di "Principi"!  
Proviamo, anche noi, a compiere "l'impresa Titanica" di cacciare il nostro "Crono".
Organizziamoci e, soprattutto, cambiamo il nostro modo di fare le scelte politiche, non  facendole più per "appartenenza". (di questo ne parleremo nel prossimo post)!


Quindi:
OCCUPY ITALIA!

OCCUPY I PARTITI!



Un abbraccio

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mercoledì 6 giugno 2012

IL PECCATO ORIGINALE!

Care amiche e cari amici,


prima rinfrancatevi con un buon caffè della casa e deliziate il corpo e la mente con il profumo della immancabile rosa. 
In tutto questo periodo, non so voi, ma io sono frastornata da mille notizie e mille analisi che presentano l'avvenire cupo, fatto di dolori e di miseria, a causa della "crisi del debito pubblico", in diverse nazioni, compresa l'Italia. 
Ma la domanda che per prima mi pongo e vi pongo: 

non siamo entrati nell'euro perché la moneta unica ci avrebbe offerto uno scudo contro le crisi economiche? 

Invece, oggi, sembra che la stessa moneta stia diventando, per diversi popoli, un nodo scorsoio che ne sta strozzando, appunto, l'economia. 
A questo punto ho cercato di capire, documentandomi, e le mie conclusioni desidero estenderle, oggi, anche a voi, per aprire una riflessione in merito. 

In questo post tratterò solo una piccola parte dell'argomento, il resto verrà esplicitato nei prossimi post. 
L'idea, però, che mi sono fatta, da subito, è che:

quando la cattiva politica sposa teorie economiche dubbie e di rischio, sotto la spinta di paure o di lobby economiche, il progetto che ne esce non può che essere cattivo. 

Specialmente quando il progetto di sviluppo economico non viene condizionato dalla domanda:" E' bene per l'uomo?" ma, invece,  è ispirato da «E' bene per il sistema economico?» 

Partiamo dall'inizio: 

Nel 1989 venne elaborato il progetto per costruire una unione economica monetaria europea in tre fasi secondo quanto previsto dalla commissione guidata da Jacques Delors. Protagonisti della trattativa furono il Cancelliere tedesco Helmuth Kholl, conservatore, e il Presidente francese, il socialista, Francois Mitterand. 
Mitterand spinse sull'acceleratore, senza prevederne le conseguenze, perchè, dopo la caduta del muro di Berlino, e la successiva riunificazione, aveva paura della Germania e, pertanto, voleva imbrigliarla in una unione stretta. 

Alcuni stati europei, però, sin dall'inizio non vollero aderire all'Euro ed anche alcuni economisti criticavano il progetto sia per l'idea stessa sia per il modo in cui veniva realizzata. I contrari erano guidati dalla Margaret Tatcher, primo ministro inglese, che candidamente spiegava che una più integrata unità europea sarebbe stata più facilmente dominata dai tedeschi (parole profetiche!). 
I critici sostenevano che l'euro non avrebbe potuto rispecchiare economie troppo diverse, con diverse politiche fiscali, con diverse strutture finanziarie e produttive. 
Secondo molti, sarebbe stato assolutamente necessario affiancare l'integrazione economica con la integrazione politica. 
Negli anni successivi, consapevoli della difficoltà della unione monetaria senza unione politica, i fautori dell'euro decisero di vincolare le politiche dei paesi della futura euro zona ad una serie di regole. 
Si tratta dei parametri di Maastricht del 1992 che verranno confermati nel patto di stabilità e crescita nel 1997. 
Tra le norme più importanti ci sono quelle che impongono agli stati membri di avere: 
  • un deficit, cioè spese pubbliche maggiori delle entrate al massimo pari al 3% del Pil. 
  • il debito pubblico pari al massimo al 60% del PIL 
  • un basso tasso di inflazione. 
Insomma, nel complesso, i leader europei ritennero che sarebbe stato sufficiente tenere a bada i conti pubblici perché si potessero superare ogni tipo di possibili difficoltà, derivanti  dall'avere una sola moneta, per diversi stati economicamente differenti. 
A Maastricht venne decisa la istituzione della BCE, che sarebbe stata responsabile della politica monetaria. Ad oggi la BCE è l'unico organo europeo veramente federale, in cui cioè gli appartenenti non rappresentano i singoli stati ma l'unione nel suo complesso. 
Il 1 gennaio 1999 l'Euro fu adottato in forma contabile, fissando i tassi di cambio delle valute di 11 dei 15 paesi membri. Le imprese potevano fare transazioni in euro sapendo che i tassi di cambio tra i paesi membri erano fissi e il valore in euro apparve nei conti bancari accanto alle valute nazionali. L'euro divenne la moneta virtuale di 12 paesi Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda; Italia, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Portogallo. 
Dal 2002 l'Euro diventa, da moneta virtuale, moneta corrente
Negli anni successivi la zona euro è cresciuta con l'adesione di Slovenia, Cipro, Malta, Slovacchia, Estonia. L'euro è adottato da SCV, San Marino, Monaco, Andorra, Montenegro e Kosovo, per un totale di 332 mln di persone che utilizzano l'Euro per comprare beni, fare conti e investire risparmi. 
L'Euro è una moneta, una valuta, un qual cosa col quale oggi siamo in grado di comprare le stesse cose fornendo la stessa banconota o la stessa monetina in Italia, in Francia etc., cioè, una comodità enorme che tutti hanno apprezzato, per il fatto di non avere più il cambio che si doveva effettuare quando si andava in un paese vicino. 

Ma attenzione la valuta, da secoli, cioè, la moneta. è un qualcosa che è strettamente legato allo Stato. 

Quando si pensa allo Stato, ci si domanda, però: cosa è lo Stato? Cosa fa lo Stato? 

Se lo chiedete ad un giovane del primo anno di legge, vi dirà che lo Stato è quella entità che ha il potere di dichiarare la guerra, e di battere moneta, che vuol dire: stampare fogli di carta che effettivamente hanno, nella vita economica, un valore corrispondente a quello che c'è scritto sopra ed è, quindi, lo Stato che decide quanta stamparne e quale valore effettivamente dare a ciascuna di queste monete. 
Per la solidità della nostra vita e per la fiducia reciproca di tutti noi, abbiamo bisogno che quei pezzi di carta siano solo quelli di chi ha il potere di battere moneta, ecco perché vengono puniti «i falsari». 
Quindi c'è un legame nella storia, nella finanza, nella economia, tra l'esserci una moneta e l'esserci uno Stato; cioè l'esserci lo Stato con la sua Zecca che batte moneta, con la sua Banca Centrale che provvede concretamente a gestirla, con i suoi organi politici che decidono, ad un certo momento, il valore che quella valuta ha in commerci internazionali e, analizzando l'economia del paese, decidono se, in alcuni momenti, conviene alzarlo o abbassarlo nei rapporti con gli altri. Con l'euro, hanno, invece, fatto: 

una moneta senza Stato, 

che sarebbe, appunto il vero peccato originale

Questi «Statisti», supportati da «geniali economisti» (si fa per dire! analizzeremo in seguito la loro cosiddetta genialità e la loro corruttibilità al capitalismo speculativo, le stesse che ci hanno portato al disastro e che ora, con i loro rimedi, ci stanno distruggendo completamente) hanno avuto, infatti, la «faustiana» pretesa di riuscire a gestire una moneta, senza metterla sotto l'ombrello di un potere caratterizzato da quei mezzi e da quei modi che sono compiti dello Stato e che hanno sempre fatto ritenere che siano le ragioni della forza e, poi, della credibilità che ciascuna moneta ha. 

Erano pazzi? Perché hanno creato questo pateracchio? 
Forse perché qualche esperimento c'era stato di monete senza Stato, di monete comuni di unioni monetarie ma, per la verità, non erano stati molto fortunati. 

Perché, allora, quando l'Unione si è dotata di una moneta unica, hanno pensato che potevano riuscirci in termini di semplice Unione Europea e non facendo gli Stati Uniti d'Europa? 
Forse perché questi Statisti ritennero, in modo balzano, che ormai avevano già costruito un mercato economico comune, fortemente integrato; che più o meno avevano costituito un assetto istituzionale che non era quello di uno Stato ma certo era qualcosa, addirittura, di molto più robusto di quello che usualmente c'è in materia. 


Infatti avevano creato la Comunità e l'Unione Europea, il suo Parlamento, la sua Commissione, i due Consigli, e avevano  previsto di avere una Banca Centrale; però,
 avevano anche deciso che trasferire a livello europeo quei "poteri di sovranità economica", che sono legati alla moneta, sarebbe stato troppo,  perché gli Stati membri non  erano disposti a farlo;
 e allora si sono convinti e hanno cercato di convincere il mondo che sarebbe bastato coordinare le politiche nazionali per avere quella zona, quella convergenza economica, quegli equilibri fiscali interni all'Unione europea che servono a dare forza reale alla moneta. 
Non tutti ci hanno creduto. Molti economisti americani ci hanno detto: «Guardate che non ci riuscirete, non vi funzionerà. Se vi succede qualche problema che magari investe uno solo dei vostri paesi non avrete gli strumenti centrali che, per esempio,negli Stati Uniti d'America noi abbiamo, in cui può intervenire il governo centrale ed equilibrare, con la finanza nazionale, le difficoltà delle finanze locali; la vostra BCE, se non è la banca centrale di uno Stato, non può assolvere alla stessa funzione a cui assolve la banca centrale di uno Stato, che, quando lo Stato lo decide, diventa il pagatore, senza limiti, di ultima istanza.» 
Infatti, quando lo Stato spende (per i servizi, scuola, ospedali, famiglia, impresa, polizia, stato) più di quanto incassa dalle imposte, ha solo due maniere per pagare la differenza, cioè l'eccesso della spesa sulle entrate, chiamato, tecnicamente, deficit: 
  • una è quello di emettere moneta nella economia. Del resto la quantità di moneta circolante è regolato dallo Stato tramite la Banca Centrale; 
  • l'altra maniera è quella di chiedere soldi in prestito tramite il debito pubblico. 
Nell'area euro la prima strada non è disponibile perché alla BCE è vietato fornire moneta agli stati membri sia direttamente, sia acquistando titoli pubblici. 
In termini magari tecnicamente non precisi, ma efficaci, possiamo dire che, nel primo caso, lo Stato, con la immissione di moneta nella economia, diventa debitore di se stesso, anche se però va incontro ad altri svantaggi ( inflazione, svalutazione etc.) ma anche ad altri vantaggi (più esportazioni etc.);
nel secondo caso  lo Stato diventa debitore di terzi investitori. 
In realtà i nostri Statisti non hanno voluto credere a questi argomenti, mentre hanno avuto fiducia nella capacità di auto coordinamento degli Stati e hanno addirittura stabilito dei vincoli nei trattati, che impedissero, addirittura, di aiutare chi era in difficoltà. 
Una vera e propria follia! 
Hanno, incredibilmente, previsto, inoltre, che: 
  • l'unione europea non assumesse la responsabilità degli impegni degli stati, 
  • la BCE non potesse comprare direttamente i titoli pubblici dei singoli stati, 
  • non ci potessero essere facilitazioni creditizie o finanziarie per i singoli stati; 
Insomma avevano deciso una moneta unica dell'euro zona, ma ogni Stato doveva essere in grado di provvedere a se stesso. 
Era davvero difficile che funzionasse e abbiamo, oggi, sotto gli occhi di tutti, i problemi dei Paesi PIGS (porcelli) (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna) e anche dell'Italia. 
Analizzeremo in altri post questi problemi, caso per caso e vedremo cosa questi scienziati economici e politici hanno ideato e stanno ideando per mettere le cosiddette «pezze» agli strappi provocati dalla crisi del debito pubblico, ma dubito che saranno capaci di «metterle a colore». 
Ci hanno provato e ci stanno provando, col risultato che hanno fatto della economia europea un Arlecchino.
Del resto fino ad oggi non hanno risolto ancora nulla, nonostante l'applicazione di teorie economiche, quali, per esempio, l'austerità, tanto propagandate, anche in Italia, come risolutive, che, al contrario, si sono rivelate molto discutibili e hanno provocato solo disastri. (Ne ho parlato nel post precedente).
Hanno fatto, finora, dell'Europa economica, un Colosso dai piedi di argilla! 
Infatti, non prevedo niente di buono con questi Politici Europei imbrigliati negli egoismi nazionali e sudditi di teorie economiche molto contestate, che però, come ormai affermano in molti, potrebbero anche nascondere risvolti inquietanti, per il futuro di molti popoli europei. 

Deve, comunque, essere ben chiaro che non abbiamo altra alternativa che non "l'Europa Unita", diversamente. la via politica europea potrebbe diventare  simile a quella post-trattato di VERSAILLES e potremmo assistere di nuovo all'ascesa di movimenti estremistici, omofobi e razzisti, come si stanno vedendo in diversi paesi, gli ultimi, dopo le ultime votazioni in Grecia e in Francia. 


Un abbraccio e alla prossima 


Riproduzione permessa previa citazione della fonte

sabato 2 giugno 2012

CRISI DEL DEBITO PUBBLICO? SOPRATTUTTO, CRISI DEI BILANCI FAMIGLIARI!


Care amiche e cari amici, 

questo è un periodo in cui anche un caffè e l'acquisto di una rosa diventano gravosi, vista la crisi in atto; per fortuna, il nostro, è un ambiente virtuale, per cui il caffè è gratis così come la rosa. 

Facciamo, oggi, un discorso sulla crisi, focalizzandolo, però, sulle conseguenze che essa sta producendo nelle nostre famiglie. 

Premettiamo che la UE, scelleratamente: 
  • si è dotata di una moneta unica senza dotarsi di strumenti centralizzati efficaci,  per andare incontro alle eventuali difficoltà di qualcuno dei suoi stati membri,  strumenti tipici di un vero Stato. Del resto non lo ha potuto fare perché la Federazione o gli Stati Uniti d'Europa  non esiste ancora;
  • ha introdotto, allora, dei paletti sul rapporto debito pubblico/PIL per impedire  comportamenti allegri degli Stati membri;
  • addirittura ha deciso che ciascuno dei suoi stati membri, salvo catastrofi naturali,  dovrebbe sempre  cavarsela da solo. 
(Di questi argomenti ne parleremo in seguito, con altri post, per completezza di informazione).

Di fronte alla crisi del debito pubblico, la UE, ora, sta cercando di inventare qualcosa, che  giri intorno ai paletti succitati e renda meno efficaci le rigidità di comportamento da essa stessa imposti, nelle economie degli Stati Nazionali. 
In gergo questo si chiama mettere “toppe” e, da come si può notare, neanche “a colore”, per cui la gestione economica della euro zona è diventata una gestione "arlecchino", quasi inefficace. 
Questi "Statisti", dovrebbero avere, invece, un profondo ripensamento e dovrebbero cucire "un abito su misura” sulla crisi. Finora hanno solo promosso, per ogni problema, infinite discussioni che, una volta terminate, sono risultate sempre inefficaci, perché i problemi della crisi, nel frattempo, subivano un nuovo peggioramento che richiedevano interventi diversi. Con i loro tentativi di compromessi, quindi hanno vanificato qualunque correzione o "toppa" che dir si voglia. 
Ancora una volta vale il detto antico :

 "Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata!" 

Eppure, non c'è bisogno di essere "grandi statisti" o “geniali economisti” per capire che:

se un paese non cresce, non è neanche in condizione di pagare il suo debito. 

L'unica “genialata” che hanno potuto fare, quindi, sotto la spinta della urgenza, è stata quella di mettere in moto, sempre come "toppa",   gli strumenti economici che soprattutto: 

  • servissero a garantire, nell'immediato, il pagamento del debito; 
  • garantissero i mercati facendo vedere loro che c'erano le risorse per fronteggiare le scadenze più prossime dei titoli pubblici. 
Tutto questo sembrerebbe aver funzionato, anche se con grandi limiti, vista la irrisolta attuale situazione greca ed ora l'aggravamento della crisi spagnola; ma quello che è, ancora, una pagina aperta, irrisolta, è quello dell'andamento delle economie
Con i loro interventi, questi "scienziati economici" hanno fatto sì che i titoli pubblici, così,  sicuramente vengono ripagati ma, nel frattempo, proprio per i loro discutibili interventi, 

la gente e le imprese impoveriscono!

perché su di loro si è abbattuta una miriade di tasse e una miriade di restrizioni alla crescita.

Ecco il punto «drammatico» che desidero approfondire, e lo farò con altrettanti dati drammatici!

La crisi in Europa, oggi, infatti,  è ancora vista da questi “scienziati”, esclusivamente, come la crisi dei debiti pubblici e questa tensione sui bilanci degli Stati, e, quindi la politica di austerità sul PIL, ha fatto passare completamente in secondo piano la crisi dei bilanci delle famiglie e delle imprese. 
Sono tanti, invece, i dati e le analisi che tentano di misurare i gravi costi che le popolazioni devono sopportare per via della crisi economica. Secondo il FMI e l'organizzazione Internazionale per il Lavoro tra il 2008 e il 2010, nel mondo, sono stati bruciati 4.000 miliardi di dollari di PIL e 37.000.000 di persone hanno perso il lavoro. 
Le cifre, succitate, che appaiono come un codice incomprensibile e asettico, bussano, invece, alla porta delle classi medio basse e reclamano un drastico taglio del loro tenore di vita ed anche  la caduta di ogni speranza futura per i giovani. 
E' accaduto negli USA e ora è il turno della Europa. Nel nostro continente la crisi ha colpito soprattutto alcuni paesi, i cosiddetti PIGS ( Portogallo, Grecia, Irlanda, Spagna) ( porcelli), mentre altri hanno cominciato di nuovo a crescere (Germania, Francia, Austria), così nel 2011 il numero di immigrati greci giunti in Germania per cercare miglior fortuna è cresciuto dell'84% , quello degli spagnoli del 49%. 
In Europa, nell'ultimo trimestre del 2011, c'erano 3,6 milioni in meno di occupati che nello stesso trimestre del 2007. In Italia, nello stesso periodo, abbiamo perso più di 350.000 occupati, a cui bisogna aggiungere chi è stato messo in cassa integrazione ordinaria, speciale o straordinaria dal 2008 al 2011, cioè circa 500.000 lavoratori che formalmente contano come persone occupate anche se la loro azienda è in forte crisi. 
Contemporaneamente è salito al 10,6% il numero di lavoratori che, pur essendo occupati,versano in condizioni di povertà. 
Come sappiamo, certi valori sono ancora più drammatici per certe fasce sociali: giovani e anziani; e in certe aree del paese. Così a gennaio 2012 il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 31,1%, quasi un giovane su tre e, quasi, il triplo del valore nazionale medio. Al sud versano in condizione di deprivazione, ovvero mancano di molti beni e servizi necessari alla piena inclusione sociale il 26% delle famiglie rispetto al 9,5% delle famiglie del nord. Le conseguenze di queste situazioni di disagio non sono solo economiche. Ad esempio il consumo di antidepressivi nel 2010 è salito al 18,2% del consumo totale di farmaci e i reati contro la persona sono cresciuti al 9% dei reati totali. 
Insomma, quelli che sembrano variazioni di pochi punti percentuali del PIL, che, per esempio,  in Italia è diminuito del 5,5% nel 2009 e poi leggermente risalito nel 2010, portano invece con se' pesanti conseguenze sociali che investono il welfare e la ricchezza delle famiglie e delle imprese. Questo è avvenuto a causa di una politica economica dissennata, "l'austerità", che, però, essendo stata applicata, da Monti, per altro volutamente, in maniera differenziata,  ha prodotto 
una "iniqua" distribuzione dei costi della crisi, scaricandoli  solo su determinati soggetti, spesso i più vulnerabili, cioè le classi medio basse. 

Tale politica di austerità è iniziata con Tremonti e Berlusconi,  ed è stata condizionata nel suo sviluppo  futuro, dalla famosa lettera alla BCE, con cui il "duo", senza criterio, prometteva alla BCE il pareggio di bilancio nel 2013, non rendendosi conto di quello di "tremendo" che si sarebbe, con ciò, scatenato sui contribuenti italiani. 
Anche su questo mi riservo di fare  degli ulteriori  approfondimenti, con post futuri.

Comunque le domande che poniamo ora, sono: 
  • Perché, a livello europeo, si è scelta la politica della austerità? 
  • Perché i ceti alti, le banche e le assicurazioni, almeno in Italia, hanno subito un impatto proporzionalmente meno devastante sulla loro ricchezza, dalla imposizione di tasse così "assassine"? 
Sono domande , francamente, molto difficili.
L'unica cosa certa è che questa scelta, a livello internazionale, cioè la politica dell'austerità, è molto malvista, perché molti economisti, ritengono che manderà in recessione l'Europa e, con l'Europa, il mondo, essendo, l'Europa, una area molto importante.
Manderà in recessione oltre ai paesi europei, anche l'America, il Brasile, l'India e la Cina. 
Nel mondo c'è moltissima preoccupazione per questa scelta dell'Europa. 
Perché questa sia la scelta che prevale, non è facile dare una risposta.
Si può pensare che gli europei prendano più sul serio, degli americani, certi modelli economici astratti e presupposti controversi che dicono che: 
più si lascia libero il mercato più questo funziona bene e crea lavoro. 
Può darsi, ma le posizioni sull'argomento, tra gli economisti, sono nettamente diversificate e questa, dell'austerità, non è, quindi,  una posizione necessariamente corretta. 

Ieri, quasi a conferma di tutto ciò, il Governatore Visco della Banca d'Italia ha espresso dei concetti che possono essere riassunti come segue
  1. La situazione è insopportabile per le troppe tasse e questo non porterà a nulla di buono, meno che mai alla crescita, e, senza crescita, rischiamo di avvitarci in una spirale negativa che ci porterebbe sempre più verso il baratro della miseria.
  2. E' necessario, da parte del governo, indicare chiaramente gli obiettivi da raggiungere, per uscire dal tunnel della crisi e che il governo stesso, poi, sia non solo certo, ma dia anche, la certezza a chi deve accettare i sacrifici e fare "sistema", che le azioni  sulla economia già intraprese o da intraprendere siano proprio quelle giuste da fare. 
Torniamo, allora, alle domande: perché è stata adottata "l'austerità" e non altre misure economiche e perché il suo impatto sui poteri economici forti, proporzionalmente, sono meno devastanti? 
Qualcuno avanza due ipotesi  sul perché si sia arrivati a  questa sciagurata ed iniqua scelta economica.
La prima, sull'economia: che la Germania, che se la cava abbastanza bene, voglia perseguire il suo attuale modello di crescita, alle spalle del resto dell'europa, trainata dalle esportazioni, senza però preoccuparsi dello sviluppo di un suo mercato interno e non voglia modificare questo modello. 
La seconda, sui poteri economici: può darsi che, in fondo, in questa situazione di crisi, come alcuni leader europei hanno dichiarato e come lo stesso Monti ha dichiarato, si veda una opportunità: 
quella, cioè, di fare quelle riforme che alcuni ritengono necessarie e, che in ultima analisi, come ha dichiarato lo stesso Draghi, consistono: 


"nel superamento dell'attuale modello sociale europeo"...

(n.d.r. ...che, forse, non sarebbe compatibile con l'attuale sistema economico capitalistico, che ha bisogno che il capitale si concentri sempre più e che vi siano "i popoli schiavizzati").

Alla prossima, un abbraccio.




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