mercoledì 26 settembre 2012

IL SERPENTE

Care amiche e cari amici, 

la "conversazione di oggi davanti ad un buon caffè e ad una profumatissima rosa", vuole continuare il discorso sui Partiti e sulla Classe Politica italiana in generale, avviato con il POST "il Ritorno...".
Il tema del Post di oggi è basato sulla affermazione che, come sempre più spesso si sente dire:
Gli attuali politici sanno “fare solo le chiacchiere”; la politica non serve a nulla, perché è lontana dai fatti concreti, ed è solo Retorica!
Sicuramente in queste frasi c’è abbastanza“populismo”, ma c’è anche una parte di verità.
L'incipit di questa conversazione, quindi, è:
 “Perché, la Retorica viene vista in modo così negativo quando essa è collegata alla politica?”
Prima di sviluppare il nostro discorso è giusto chiederci, però, prima: "Cos'è la Retorica?

1) La Retorica:
Il termine "Retorica" potrebbe sembrare astruso e addirittura obsoleto ma è molto più vicino al nostro modo di vivere più di quanto si creda.
Si pensi a Gesù, a Maometto, a Gandhi, a Mandela che, con le loro parole, cioè con la loro retorica, e, con il loro esempio, hanno liberato il mondo dalla oppressione e dall'oscurantismo. 
La Retorica in fondo è semplicemente un “mezzo” per spiegare meglio come stanno le cose, e verte sul modo di “comunicare i propri pensieri, sia ” per “condividerli” con chi ci è vicino anche intellettivamente, sia per “convincere” coloro che hanno dubbi sulla bontà ed efficacia degli stessi. 

Nel mentre, infatti, “condividere” significa "dividere con..." i propri pensieri, per informare e/o educare, chi ci è vicino intellettualmente, “convincere”, nella sua accezione più letterale, significa che quando qualcuno, contrario alle tue idee, dopo un dialogo anche serrato, si pone al tuo fianco per ciò che esprimi, si ha, come risultato, che si ”vince insieme”, "si vince con....", che si instaura, cioè, un rapporto di stima, di parità e, soprattutto, che si instaura un rapporto che si perpetuerà nel tempo senza sopraffazione reciproca. 
La Retorica, quindi, è  la molla che ha sempre spinto e spingerà il genere umano verso traguardi di pensiero e di società sempre più elevati, specialmente in politica! 
In questo Post non parleremo della tecnica della Retorica, ma ne verificheremo l'uso più o meno giusto che se ne è fatto nel tempo, cioè dall'Unità d'Italia  fino ad oggi.

2) Politica e Retorica:
Nella politica e nell’agire umano non è facile trovare fatti in sé e per sé evidenti. Non esiste, infatti, la verità assoluta, ma esistono tante verità che è necessario armonizzare!
La "Politica delle idee" non è una scienza esatta, perciò ha un assoluto bisogno di consensi più che di riscontri, per cui, se vuole essere efficace, deve essere diffusa tramite una buona Retorica.
Infatti:
  • se la Politica è l’arte e la scienza di governare
  • e la Retorica è l’arte e la scienza di comunicare,
le due cose dovrebbero essere, perciò, inscindibili, anche se, la diversa utilizzazione, dipende dal tipo di regime che governa. 
In politica, la Retorica, quindi, è un formidabile strumento nelle mani di chi governa, per cui dovremmo imparare a capire, sempre, le inevitabili implicazioni e i possibili effetti, positivi o negativi,  su di noi e sulla nostra vita sociale. 

L'Italia, infatti, dalla sua unità, ha subìto, nel tempo, diversi tipi di Retorica politica:
  • --La retorica della Monarchiatendeva alla esaltazione del Re, della Patria, della Famiglia; mirava, quindi, alla obbedienza del popolo; veniva intesa come l'arte di tenere unita una nazione ed era il metodo per il perpetuarsi al Potere di una famiglia, quella dei Savoia. Un grandissimo esempio è la summa del pensiero che si è travasata nel libro “Cuore”, nelle canzoni patriottiche pre e post risorgimentali e in quelle della prima guerra mondiale.
  • --La retorica del Fascismo: innestata su quella monarchica, tendeva, come ogni altra dittatura, a conquistare il consenso ad una sola persona; mirava esclusivamente alla “emozione” del popolo; veniva intesa come l'arte che procurava il consenso ed era il metodo in grado di eliminare ogni voce di dissenso.
  • --La retorica dell'ultimo Dopo-guerra fino agli anni '70: anche se intrisa di “curialismo”, era abbastanza corretta; in un periodo di contrapposizione tra "blocchi, in piena guerra fredda, tendeva a persuadere; mirava alla "ragione" degli elettori; veniva intesa come l’arte del chiedere l’investitura al governato da parte del governante ed era il metodo per generare e per consolidare i poteri democratici in contrapposizione a quelli repressivi della cosiddetta "dittatura del proletariato" del "socialismo reale o comunismo che dir si voglia", tanto nefasta per i popoli che l'hanno subita.
  • --La retorica degli anni '80 e '90: mirava a distrarre il popolo, per non fargli capire ciò che facevano, con un linguaggio astruso ed involuto, detto “politichese”, comprensibile solo dagli addetti ai lavori; tendeva a far nascere e a far affermare la “partitocrazia”; veniva intesa come l'arte di impadronirsi del Potere all'interno dei Partiti e quindi in Italia ed era il metodo per ottenere il Potere e l'arricchimento personale. (Ricordatevi della frase di Andreotti: “Il Potere logora chi non ce l'ha”).
  • --La retorica di Berlusconitendeva ad “ammaliare” il consenso della popolazione; mirava a colpire la suscettibilità dell'individuo con parole, derivate da ricerche di mercato, che più lo colpissero; veniva intesa come l'arte stessa di governare, cioè quella di imporre le proprie idee agli altri prevaricandoli ed era il metodo per far fare e per giustificare Leggi ad personam e ad aziendam, nonché per tentare di provocare   nel Paese derive  antidemocratiche. Tutto il resto, cioè, governare con provvedimenti legislativi su necessità reali della nazione, per lui, non era necessario e non era una priorità, (ricordatevi che faceva il Premier a tempo perso)!
  • --La retorica di Monti: la peggiore, seconda solo a quella di Berlusconi, tende, oggi, a farsi ringraziare dal popolo, facendo apparire provvedimenti pur “normalissimi”, per altro dettati dalle circostanze e imposti dalla Europa, come atti, invece, promossi da esseri soprannaturali; mira ad intimidire il popolo e a fargli venire i sensi di colpa per questa crisi economica, attribuendogli tutte le responsabilità, per far sì che lo stesso popolo accetti i sacrifici senza protestare; viene intesa come l'arte degli annunci roboanti, fatti con sicumera professorale,  anche se, poi, a questi, sono seguiti spesso provvedimenti legislativi (spesso preceduti dalla parola "salva-"...) rabberciati, inefficaci e spesso dannosi (come l'applicazione continuata del Principio economico dell'Austerità che sta producendo solo depressione e deflazione. "L’austerity applicata in Europa coincide perfettamente con la definizione clinica della follia: ripeti all'infinito lo stesso errore, sperando che il risultato sia diverso” (Arianna Huffington)), che non hanno salvato granché, anzi hanno prodotto il contrario, o ai quali hanno fatto seguito dimenticanze dolose, come quelle di non aver avviato ancora provvedimenti tanto sbandierati (EQUITÀ, asta frequenze, digitalizzazione massiccia e banda larga, abuso d'ufficio, conflitto di interessi, privilegi della casta, falso in bilancio, crescita e sviluppo, riforma giustizia civile e penale, IMU alla Chiesa e alle Banche, occupazione e lavoro etc.) ed è il metodo per farci accettare anche per il futuro una OLIGARCHIA TECNOCRATICA, contrastando un probabile avvento di un NUOVO PRIMATO DELLA POLITICA DEMOCRATICA, in cui i "Tecnici" sarebbero a servizio della Politica stessa e non viceversa.
  • --La Retorica di Domani: potrebbe imboccare due vie, dipende esclusivamente da noi:
  1. La prima, la più auspicabile, è che la Retorica, essendo appunto l’arte del discorrere e del comunicare, ridiventi uno strumento nella testa di chi parla e non sia più concepita come pura tecnica di persuasione, ma come un ausilio alla ricerca dell’accordo politico su argomenti reali. L'errore dei Politici degli ultimi 40 anni è quello di aver nettamente separato la politica dalla retorica e di avere concepito: la politica, come pura e semplice tecnica amministrativa; la retorica, come pura e semplice tecnica oratoria e come mezzo per abbellire il discorso o far passare i messaggi non veritieri.
  2. La seconda, la più pericolosa, è che, nel momento decisionale, sparisca del tutto, la retorica, e venga sostituita da un click del computer.
3) Crisi della Retorica e della Politica:
Su queste basi non è un caso, perciò, oggi, e, forse anche per il futuro, se non cambieranno le cose, che la Politica soffra di una crisi del consenso così profonda.
La funzione politica è, attualmente, in fase di regressione perché il corpo oligarchico dei Governanti e dei Partiti non si preoccupa più di comunicare con il corpo sociale governato, anche se la funzione politica non è soltanto comunicazione da parte di chi vuole l’investitura o un rendere conto del proprio operato, ma è anche e, soprattutto, conoscenza dei problemi reali che partono dal corpo sociale. Oggi, invece, la Politica è lontana dal popolo, (salvo, in modo fittizio, quando il Paese è sotto le elezioni, per carpirgli il voto) e, soprattutto, vede in modo distorto i problemi reali che affliggono il Paese, per cui, nel momento in cui accadono storture e ruberie come quelle di oggi, il corpo sociale, si sente accantonato, messo da parte; si innesca, quindi, un circolo vizioso che riproduce un rapporto insoluto tra governanti e governati.
Oggi la retorica della gran parte dei politici attuali è solo falsa enfasi che viene, ormai, subito avvertita; gli attuali retori (è un complimento esagerato!), infatti, cioè coloro che utilizzano il mezzo televisivo e le interviste sui media, sono soggetti che convincono poco, perché sono in malafede, non sono persone libere da compromessi e, infine, non sono né intelligenti, né preparati, ma sono solo dei semplici “tirapiedi” dei loro Capi, "prodotti perversi" di una Legge Elettorale antidemocratica e anticostituzionale ( Porcellum).

4) Società e  Democrazia :
In verità, c'è da dire, però, che i Politici, in qualche modo, sono il “frutto e lo specchio” della nostra Società e, la nostra  Società, dopo decenni di lotte ideologiche serrate (occidente contro oriente, capitalismo contro comunismo etc.), che hanno generato "appartenenze cieche ed incondizionate”, non ha sviluppato ancora, appieno, il gusto della libertà di comunicazione, della discussione ragionata, del confronto serrato e, soprattutto, non ha acquisito la capacità pragmatica della sintesi e della scelta critica oculata, in base alle necessità e alle contingenze della società. Essa procede, in massima parte, ancora per “partigianerie”, quindi per slogan, e ammira solo chi parla e agisce in termini "populistici". Per precisione, per me, non è "Populista" l'atteggiamento di chi protesta giustamente contro le malefatte di questa casta, né è Anti-politica; Populismo e Anti-politica  sono, invece, ciò che stanno perseguendo proprio la casta e le oligarchie partitiche!
Il "Populismo" è, purtroppo, una grave piaga (ne ho parlato in diversi post nei quali ho spiegato i "Guasti del Populismo"), perché allontana la Società dai Problemi concreti, perché il  Paese, col populismo, tendenzialmente viene rappresentato  in modo falso, come quello del Paese di Bengodi, per cui, il popolo, credendoci, cade nella trappola creata ad arte per fini di Potere e  si accorge dei guasti che vengono prodotti, solo quando è TROPPO TARDI, quando, cioè, è costretto a subire ogni sorta di imposizioni e a sopportare ogni sorta di sacrificio per risollevare il Paese. Il Populismo, soprattutto, fa sì che le soluzioni vengano trovate, non in termini di sintesi tra diverse idee contrapposte, ma solo ed esclusivamente nell'ambito ristretto del "proprio orticello ideologico- politico". Per questo ogni risoluzione e ogni atto legislativo intrapreso, invece di unire, divide ancora di più!
Solitamente, il termine "democrazia" designa, invece, “il pluralismo”, ovvero una costellazione di “regimi” possibili che realizzano il massimo dialogo, con il maggior numero possibile di soggetti politici, per arrivare a sintesi, con AMPIA CONDIVISIONE.

5) Popolo, Democrazia e Retorica:
Oggi, in un momento in cui la Politica ha toccato il fondo della disistima del popolo, è urgente e necessario, quindi, attivare forze fresche e preparate, per nobilitarla e farle riacquistare il suo "Primato" sulle altre attività: quali l'economia, la Giustizia etc.
Per "nobilitare la Politica", tutti dobbiamo ridiventare elettori e tutti dobbiamo essere di nuovo portatori di messaggi e, contemporaneamente, essere, anche,  destinatari degli stessi. 
(ricordatevi del Post “Portare un messaggio a Garcia”) 
E' sbagliato, quindi, rinchiudersi in casa e sbarrare la porta alla democrazia, evitando addirittura di votare.
 “La partecipazione alla vita politica attiva dovrebbe essere una missione”!
Per questo è necessario sviluppare il proprio senso critico per discernere: il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto, l'opportuno dall'inopportuno, il necessario dal superfluo e per far sì che la "felicità comune" diventi un "punto di arrivo ideale" e non un “mito irraggiungibile”.
Solo così si può arginare questa deriva “populistica” o peggiori scenari nel futuro; assolutamente evitando, però, che questo senso critico si traduca nel divieto e nella proibizione della parola altrui. 
La gente, in particolare i giovani, devono cominciare, in tutte le sedi possibili, a far valere la propria opinione, senza aspettare che gli altri diano loro l’autorizzazione a parlare. Devono prendersela, la parola, purché essa sia consapevole, argomentata, dialogata, e non sia perentoria e assolutista.
Questa sarebbe la prima espressione di una rinascita di questa democrazia, oggi, in profonda crisi di vera comunicazione. 
Bisogna, inoltre, sempre ricordare ai politici che essi esercitano una sovranità di cui Voi, Noi, Tutti quanti, cioè il Popolo, siamo i titolari. La sovranità non appartiene al governante, ma al governato. 
Si può rimuovere la strumentalizzazione della retorica, che è in corso, e che convoglia il popolo verso i fini che più interessano le oligarchie partitiche dominanti, solo se noi e in particolare i giovani, titolari della sovranità, facciamo sentire sempre la nostra voce per comunicare le nostre aspettative e le nostre esigenze.
La politica, aiutata, quindi, dalla retorica, DEVE ESSERE, di nuovo, l’arte della scelta e del bilanciamento, fra le esigenze che si agitano in un corpo sociale popolare.
E’ importantissimo, oggi più che mai, che la politica riacquisti un suo ruolo, perché si intravedono all’orizzonte diverse altre preoccupazioni che potrebbero attanagliarci e sconvolgerci la vita futura, quella, cioè, dei prossimi anni, come dirò appresso. 
All’epoca in cui nacque questa nostra giovane democrazia, e cioè nel dopoguerra, lo strumento di comunicazione era rappresentato dal comizio elettorale, che aveva un suo retroterra nelle adunanze oceaniche della passata dittatura fascista. Quei comizi, se da un lato riproponevano i toni della passata enfasi retorica, dall’altro invogliavano un maggior numero di cittadini a diventare elettori e a voler partecipare alla vita politica attiva.
Questo significa che, se necessario, dobbiamo ricominciare a frequentare di nuovo le piazze, compresa quella della rete, per far uscire la gente dal rifugio in cui si è nascosta, impotente e schifata e dobbiamo anche far sentire loro la nostra voce, invogliando tutti alla partecipazione attiva, l’unica che possa ristabilire il 
PRIMATO DELLA POLITICA DEMOCRATICA” SU DERIVE DI GOVERNO TECNOCRATICHE, ALTRIMENTI, CADERE NELLA MANI DEI “POTERI OCCULTI” E’ SOLO QUESTIONE DI TEMPO, ED ANCHE BREVE.

6) Democrazia, Politica, Retorica, Società e Poteri Forti:
Oggi le nostre preoccupazioni, come ormai è chiaro a tutti, vengono, infatti, dalla invadenza dei cosiddetti "POTERI FORTI TECNOCRATICI"; Poteri in grado di ottenere, con un semplice clic su un computer, gli stessi risultati che, ieri, i politici potevano conquistare solo attraverso la retorica. 
E’ chiaro che la minaccia c’è e che potremmo diventare succubi di questa forza meccanicistica e tecnologica, che proviene da un Sistema che vive da solo e che non conosce scelte, salvo i propri affari, sempre slegati ed incuranti della realtà popolare. 
La paura che deve percorrere il corpo sociale di una Nazione, quindi, non è tanto quella che si possa verificare una “rivolta democratica”contro la politica in quanto tale, come oggi sembra stia accadendo, contro una casta che l’ha messa in profonda crisi, perché, comunque, anche la “rivolta pacifica” è uno strumento del potere democratico.
La Società deve aver paura, invece, che, a sua insaputa, i suoi politici si rendano schiavi e succubi di un potere economico occulto.
Considerato questo contesto storico, diventa molto urgente, quindi, il non allontanamento dalla politica da parte dei cosiddetti “uomini di buona volontà”, di modo che l’elettore sappia trovare, col suo nuovo senso critico, quei NUOVI ELETTI, cioè STATISTI capaci non solo di sottrarsi alle suggestioni dei poteri occulti ma anche di ridare IL PRIMATO alla stessa POLITICA. 

7) Il Serpente:
Concludendo quindi, non sono i Politici, (chiaramente non parlo di quelli attuali) ma sono i Poteri Occulti della FINANZA SPECULATIVA, quelli che incarnano il nostro vero nemico; la particolare Finanza, che, ritenendosi onnipotente, ambisce a sottrarci, per fini propri, quella che noi chiamiamo:
 Felicità comune.
La FINANZA SPECULATIVA, infatti, ambisce a distruggerla, facendoci credere che la felicità comune non è il vero frutto del nostro Paradiso in terra, ma lo è
 l'Avidità personale.
Essa si comporta come il Serpente della Bibbia che ragionava con Adamo ed Eva per convincerli a fare qualcosa e che, alla fine, comunque, riuscì ad ottenere: cioè convincerli ad abbandonare Dio. Ma, mentre il serpente biblico si rivolgeva alla ragione di Adamo ed Eva, sia pure distorcendola verso il male, questo nuovo immondo rettile si rivolge a noi con argomenti suggestivi, quali il benessere immediato e l'idea che si possa ottenere tutto e subito. 
Il fine della FINANZA SPECULATIVA è quello, infatti, di far affermare una Società basata sui "Desideri" (cellulari,Tablet,Mp3,Tv HD etc. di cui ognuno di noi ne ha diversi) e non sui "Bisogni naturali" (lavoro, nutrizione, casa, istruzione, sanità etc.), così da renderci schiavi delle "Merci". Il fine è trasformarla, quindi, in una "Società  delle Merci", in cui gli uomini diventino dei semplici intermediari tra le stesse Merci per costringerci ad indebitarci sempre più, così, poi, da depredarci di tutto, anche dell'anima.

SCHIACCIAMO LA TESTA DEL SERPENTE. 

Vi lascio con un filmato suggestivo, che può rappresentare la metafora di quello che dovremmo fare, per arrivare anche noi a cantare “l'Inno alla gioia” (di Beethoven) della Democrazia. Come vedete comincia con un gruppo ristretto di musicisti che intona una idea (in quel caso musicale, nel nostro caso politica),  ai quali man mano se ne aggiungono altri, per avere alla fine una partecipazione corale.




Un abbraccio.


Riproduzione,  anche parziale, consentita, ma con obbligo di citazione della fonte. 

4 commenti:

  1. Attenzione però che la retorica non diventi immobilismo che renda poco flessibile il pensiero.

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    1. La Retorica anche quella falsa, non è mai immobilismo, perché nel bene e nel male, ti vuole convincere a fare o a pensare qualcosa. Per questo abbiamo bisogno di molto senso critico per discernere il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto etc.

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  2. Perfettamente in sintonia col tuo pensiero.
    Mi inquieta solo che nel video che hai postato,
    i musicisti ammaliatori escano da una banca.
    Ciao
    danielecina

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  3. Vedila come la metafora di persone che escono, prima alla spicciolata e poi in massa, dal luogo che incarna, per eccellenza, la "Società dei Desideri" per arrivare a cantare "l'inno alla gioia" per essersi liberati da un mondo di schiavitù.

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